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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

Strage Via D'Amelio, il legale dei Borsellino sull'archiviazione a Messina: "Si sono spaventati, quel depistaggio si poteva fermare"

L'attacco dell'avvocato Fabio Trizzino: "Sto cercando di comprendere quello che successo, ma davanti a certe storture giuridiche non posso stare zitto"

"Non può esistere il diritto penale del privilegio e su questo ci opporremo fino alla fine". Sono le parole dell'avvocato Fabio Trizzino, legale dei figli del giudice Borsellino, Lucia, Manfredi e Fiammetta, parti civili nel processo sul depistaggio delle indagini della strage di via D’Amelio che si celebra a Caltanissetta e che vede indagati tre poliziotti ex appartenenti al gruppo «Falcone-Borsellino" della squadra mobile di Palermo costituito per far luce sulle stragi, accusati di aver costretto il falso pentito Vincenzo Scarantino a dichiarare il falso.

Il legale ha fatto un chiaro riferimento all'archiviazione da parte del gip di Messina, per calunnia aggravata, dei magistrati Carmelo Petralia e Annamaria Palma, che facevano parte del pool che coordinò l’indagine sull’attentato costato la vita al giudice Paolo Borsellino e ad Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli, gli agenti della scorta. A entrambi si contestava il reato di concorso in calunnia aggravato dall’avere favorito Cosa nostra. 

A indagare, per competenza sui magistrati etnei, la Procura di Messina guidata da Maurizio De Lucia che ha archiviato nel febbraio del 2021.

"Si sono spaventati, avevano paura di buttare giù tutto quell'edificio costruito - dichiara Fabio Trizzino - non voglio essere lapidario, sto cercando di comprendere quello che successo, ma davanti a certe storture giuridiche non posso stare zitto. Le mie parti civili devono leccarsi le ferite non solo per la strage di via d'Amelio ma anche per il processo sul depistaggio. Chiedete scusa. Quel depistaggio si poteva fermare".

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