Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca Lipari / Salina

Salina, terrore per un sub investito da un motoscafo: "Mi sento un miracolato"

Ha rischiato di morire un 37enne palermitano durante un'immersione nel mare di Pollara. Il racconto di quei drammatici momenti: "Sono tornato a immergermi dopo più di un anno, mentre stavo risalendo ho sentito un colpo alla nuca. Poi ho pensato: adesso arrivano le eliche ed è finita..."

Dario Lojacono poco prima dell'immersione

Da quel momento Pollara non è più solo uno splendido posto di mare incontaminato dove fare un tuffo e qualche immersione, ma il luogo della sua seconda nascita. Perché solo un miracolo ha evitato la tragedia nelle acque di Salina, nelle Isole Eolie, dove un sub palermitano di 37 anni è rimasto ferito dopo essere stato investito in pieno da un motoscafo durante una battuta di pesca subacquea. 

Dario Lojacono, imprenditore palermitano appassionato di immersioni e apnea, aveva lasciato la barca a vela su cui stava trascorrendo le vacanze in compagnia della fidanzata e di alcuni amici per dedicarsi, come faceva di solito, al mare. Muta, piombi, pinne e pallone di segnalazione. Prima è entrato in acqua per verificare il corretto ancoraggio, poi si è poi diretto verso punta Perciato, a non molti metri dalla barca dove avrebbe fatto un paio d’ore di immersione. Ad un tratto, per cause ancora in corso di accertamento, il suo corpo è stato urtato da un'imbarcazione con due persone a bordo.

L'imprenditore è stato immediatamente soccorso da parte degli occupanti di entrambe le imbarcazioni. “Stavo immergendomi dopo più di un anno - racconta a PalermoToday -. Quando è il momento di risalire, lo faccio né veloce né piano, guardando ancora il fondo. Sono quasi arrivato in superficie quando vengo colpito alla nuca da quella che subito capisco essere la chiglia di una barca. Inizio a rotolarci sotto e ho appena il tempo, sebbene sia una frazione di secondo, di materializzare un pensiero agghiacciante: adesso arrivano le eliche ed è finita”.

Il sub ha il tempo di realizzare quello che gli sta capitando. “Subito dopo in effetti arriva il secondo colpo, violento, alle gambe - prosegue Lojacono -. Credo si tratti proprio di loro, mi sento quasi agganciato, ma subito dopo mi accorgo di essere libero e cosciente. Esco con la testa dall’acqua, ho male ovunque e vedo davanti a me la poppa di una barca di una decina di metri che scoprirò dopo essere uno Sciallino 30. In quel momento non ho idea delle conseguenze di quanto appena accaduto, ma vengo assalito da una paura inspiegabile per la quale non trovo aggettivi. Sono convinto infatti di essere in procinto di svenire e so perfettamente che l’unica conseguenza di ciò sarebbe la morte per annegamento”.

Dario, che è anche padre di due bambini, in quei momenti disperati non si dà per vinto. Pensa a loro ed è grazie a questo pensiero felice che trova la forza di chiedere aiuto. “Inizio ad urlare disperato verso chi mi aveva appena travolto pregandoli di soccorrermi subito - racconta ancora il giovane palermitano -. Loro vanno piano, mi guardano, ma sul momento non capiscono cosa sia successo e non sono rapidi nell’invertire la rotta e tornare indietro. Mi guardo intorno, sono terrorizzato di non riuscire a stare ancora a galla, urlo aiuto con tutta la voce che ho in corpo. Passano in realtà solo 50 o 60 secondi, ma vissuti come fossero un tempo infinito, prima che un grosso tender con due uomini mi porta a bordo”.

Sconvolti la compagna e gli amici del ragazzo che lo hanno immediatamente raggiunto a nuoto. “Appena sono arrivati sono scoppiato in un pianto senza fine: sono vivo, sento tutti e quattro gli arti, non vedo sangue scorrere sul tender. Ho però molto male alle gambe e vedo la muta strappata in più punti, so che potrei avere ripotato conseguenze non banali, ma al tempo stesso sono consapevole di quanto sia incredibile, miracoloso, essere lì, cosciente e tutto di un pezzo”.

A quel punto la corsa disperata verso l’ospedale di Lipari. “La gamba sinistra è immobilizzata - conclude -. Mi faranno tac e radio, negative entrambe, ma non c’è l’unica cosa che servirebbe, un ecografo per capire come stia il mio polpaccio che nel frattempo è diventato gonfio. Me la caverò con qualche livido. Il mio pensiero più grande? I miei figli, il senso più profondo del mio passaggio su questa terra. Prima o poi sapranno - conclude - di questo giorno che gli ha permesso di avere ancora il loro papà accanto”. 

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