Cronaca Gazzi

Suicida nel carcere di Gazzi, lo Stato dovrà risarcire i familiari

Antonio Citrarò si uccise in cella nel 2001. Ai genitori riconosciuti 33mila euro di risarcimento dopo la sentenza della Corte di Strasburgo. Per la vicenda furono indagate sette persone

La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire con 33mila euro i genitori di Antonio Citraro, il detenuto morto suicida nel carcere di Gazzi il 16 gennaio del 2001.  Il giovane si tolse la vita impiccandosi con un lenzuolo legato alle sbarre della finestra nella sua cella. 

A distanza di 19 anni da quella tragedia, la Corte europea si è espressa condannando lo Stato a pagare la famiglia del detenuto, originario di Terme Vigliatore. In seguito alla vicenda, la Procura fece scattare le indagini per sette persone, accusate a vario titolo di omicidio colposo, favoreggiamento, lesioni e falso in atto pubblico, ma poi assolti nei tre gradi di giudizio. 

Una sentenza importante, la prima che sancisce il diritto al risarcimento e il dovere delle istituzioni di tutelare il detenuto che ha già attirato l’attenzione di altri Paesi Europei.

“Aldilà del risarcimento sono soddisfatto perché ho rilevato nella motivazione della sentenza che la corte Europea  - spiega l’avvocato Nanni Freni - ha recepito il principio secondo il quale il detenuto ha diritto ad un trattamento umano e non degradante e dovendogli essergli garantito il diritto primario alla assistenza sanitaria, qualunque sia il delitto contestato. Un principio che dovrà valere per tutti gli Stati europei”.

Antonio Citraro era in carcere perché lo accusarono di aver sparato ad una persona con cui aveva contrasti per motivi di proprietà. Il tribunale del Tribunale di Barcellona lo condannò per lesioni personali volontarie. La Procura fece appello e fu condannato per tentato omicidio.  A far scattare l'inchiesta, fu un esposto presentato dal padre del ragazzo. L'uomo non credeva che il figlio, condannato per tentato omicidio, si potesse togliere la vita a pochi giorni dal suo trasferimento all'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona. Secondo l'accusa, qualche giorno prima del suicidio, Citrato fu colpito aggredito con con calci e pugni da alcuni agenti di polizia penitenziaria.

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