Artisti e crisi, Annibale Pavone: “Siamo al punto di non ritorno, il teatro Vittorio costruisca un rapporto con la città”

L'attore messinese analizza la grave emergenza che vivono gli attori legata non solo al coronavirus: “La grave situazione che viviamo impone ora delle scelte coraggiose, nuove, visionarie. Dobbiamo rimetterci tutti in discussione”

Annibale Pavone

Dall'attore Annibale Pavone riceviamo e pubblichiamo:

L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha messo in ginocchio tante categorie e gli artisti sono tra quelli i più penalizzati. Chi fa teatro a Messina sente questo problema in maniera ancora maggiore.

Il Teatro Vittorio Emanuele è un’istituzione culturale grande, complessa, che dà lavoro a tanti dipendenti, e che fino a quando ci sono state a disposizione ingenti o anche sufficienti risorse, ha dato alla città ( parlo del settore prosa, che conosco meglio) programmazioni di buon livello, qualche produzione di carattere nazionale, ed è anche riuscito a far conoscere ai messinesi artisti meno noti. Tranne poche parentesi però non ha creato un legame vero forte e duraturo con chi a Messina si occupa professionalmente di teatro. E non è riuscito ad acquisire una chiara identità e riconoscibilità nel panorama nazionale. Forse perché le cariche artistiche e gestionali, spesso “orientate” dalla politica, hanno avuto una durata limitata, forse perché chi ne era a capo non ha potuto o voluto incidere nel tessuto della città. Però si arriva sempre a un punto di non ritorno.

VIDEO | “Restituite il teatro ai messinesi”, le compagnie contro il Vittorio

E credo che ormai ci siamo. La gravissima situazione in cui ci troviamo, che troppo presto abbiamo creduto di lasciare alle spalle, e che invece ci porteremo addosso e con la quale dovremo convivere per tanto tempo, impone delle scelte coraggiose, nuove, visionarie. Dobbiamo rimettere tutto in discussione, rimetterci tutti in discussione. Ora più che mai è necessario dialogare davvero con chi opera in città, dargli spazio, e non per qualche replica alla Laudamo o qualche settimana di scrittura. Ma proprio per affidare loro il teatro, per sperimentare una nuova idea di gestione. Non ci saranno più le risorse passate, da domani si dovrà ricostruire, e una ricostruzione deve essere guidata e indirizzata dagli artisti che vivono la città, che ne capiscono esigenze e speranze. Che attraverso il teatro possono far discutere e stimolare. Da domani questo sarà ancora più necessario di ieri. Non è più sostenibile il discorso di dover “incassare”, da oggi c’è bisogno di altro, il teatro deve servire ai bisogni della società e il teatro a Messina deve essere in grado di affrontare questi bisogni. Il suo pubblico è molto più intelligente di quanto spesso lo si è considerato.

Però ci vuole tempo, e il Teatro Vittorio deve fare la sua parte istituzionale senza cercare un facile consenso, ma avendo il coraggio di scelte anche difficili nell’immediato. C’è più vita in una sala teatrale che si svuota perché il pubblico rifiuta di cercare di capire un nuovo linguaggio, che in una sala piena che tributa la standing ovation a una star televisiva che ha fatto uno spettacolo brutto. Dobbiamo lavorare per il pubblico di domani, non per noi stessi. Non mi permetto di giudicare i bandi e le stagioni vere o secondarie. Credo che certe parole siano state dette magari in buona fede, certo però senza conoscere bene cosa volessero davvero dire. Bisogna scegliere, se pensare ognuno a una sopravvivenza comunque limitata nei tempi e nei modi, oppure raccogliere una grossa sfida. A Messina ci sono tanti che sono in grado di sostenerla, o almeno provarci. Non da soli però, non sostituendosi al “vecchio”, ma cercando un modo nuovo. Tanto, il “vecchio”, è finito.

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