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Tentato omicidio a Giostra, condannati i responsabili

I cugini Paolo Gatto e Giuseppe Cutè condannati rispettivamente a 17 anni e 4 mesi e 19 anni e 10 mesi. Il verdetto del Gup Simona Finocchiaro. L'agguato nell'agosto 2018

Sono stati condannati i responsabili del tentato omicidio di Francesco Cuscinà, avvenuto nell'agosto del 2018. Si tratta dei cugini Giuseppe Cutè, 39 anni e Paolo Gatto di 22, entrambi messinesi. Quest'ultimo è il figlio del boss di Giostra Puccio. Per loro, il verdetto del gup Simona Finocchiaro è stato più morbido rispetto alle richieste dell'accusa, anche in virtù del rito abbreviato scelto dai due imputati.

Gatto dovrà espiare una condanna di 17 anni e 4 mesi per il tentato omicidio e per una rapina. Cutè invece è stato condannato a 19 anni e 10 mesi per aver partecipato all'agguato, trasportando in scooter Gatto, e per l'intestazione fittizia di un'attività commerciale: una sala scommesse di Villa Lina. Cutè è stato assistito dai legali Salvatore Silvestro e Antonio Billè. Quest'ultimo ha assistito anche Gatto. 

L'accusa, lo scorso 16 giugno, aveva chiesto tramite il pm Liliana Todaro, 28 anni per Gatto e 20 per Cutè.

A sua volta è stato condannato anche Giovambattista Cuscina, 1 anno e 4 mesi, mentre la vittima Francesco Cuscinà e Martina Curatola sono stati rinviati a giudizio per altri reati. Per loro il processo si terrà il 14 ottobre. 

La vicenda

Alle 8.55 del 25 agosto 2018 un cittadino segnala una collutazione tra due soggetti e dichiara di aver sentito alcuni colpi di pistola sul viale Giostra.  Quando i carabinieri arrivano sul luogo trovano solo un cappello insaguinato sull'asfalto.

Nessuno parla, ma dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza i militari ricostruiscono la vicenda. Il pregiudicato Francesco Cuscinà è stato colpito raggiunto da due colpi di pistola a braccia e torace, ma l'arma si è inceppata e gli aggressori hanno quindi proseguito a mani nude per poi fuggire a bordo di un motorino. Ed è stato proprio il malfunzionamento della pistola a salvare la vita a Cuscinà. 

Cuscinà si è inizialmente recato al centro di primo soccorso del Mandalari, ma le ferite riportato lo hanno poi costretto al ricovero al Piemonte. Il 64enne però non ha voluto raccontare ai carabinieri la verità sulla vicenda, fornendo addirittura informazioni fuorvianti. L'uomo ha infatti raccontato di essere stato aggredito da due persone straniere con il volto coperto, mentendo anche sul luogo in cui è avvenuto l'agguato. 

Le indagini

Dia e carabinieri hanno ricostruito l'intera vicenda, anche grazie alle dichiarazioni del pentito Giuseppe Minardi. Quest'ultimo, infatti, avrebbe appreso in carcere i dettagli del ferimento e il nome dei responsabili.  Si è quindi scoperto che l'agguato è avvenuto in seguito ad alcuni contrasti interni tra il clan di Giostra, probabilmente riconducibili al traffico di droga. Tra le famiglie vige un equilibrio precario dato anche dalla mancanza di un vero e proprio punto di riferimento. 

Secondo l'analisi dell'Antimafia, nel quartiere Giostra rimane insediato il gruppo riconducibile al boss Luigi Galli, ai quali gli esiti di un’operazione del 2016 hanno ricondotto il controllo di locali notturni, nella riviera nord del capoluogo, nonché la gestione di un giro di scommesse illegali. 

Mentre gli elementi di vertice dei Galli sono ancora detenuti, alcuni episodi accaduti lo scorso anno secondo la Dia potrebbero far pensare ad una certa fibrillazione all’interno del sodalizio, così come testimoniato dall'agguato in cui è stato coinvolto Cuscinà. E in questo contesto si inserisce la spregiudicatezza di Gatto, per cui la stessa madre ha manifestato preoccupazione.

Meno irruento, invece, Giuseppe Cutè che, secondo quanto accertato dalle indagini, nei giorni successivi all'agguato avrebbe incontrato la stessa vittima per tentare di arrivare ad un chiarimento. I carabinieri hanno poi scoperto che Cutè gestiva una sala scommesse nel rione Villa Lina, sulla carta intestata però ad una persona incensurata. Da qui l'accusa di trasferimento fraudolento di valori. 

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