Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca

Traffico illecito di rifiuti pericolosi, c'è la prescrizione: annullata la condanna per Raffaele Palumbo

Era febbraio del 2011 quando gli ispettori della Forestale scoprirono scorie speciali provenienti dagli scarti di lavorazione dei bacini dei cantieri navali. Dopo 13 anni la sentenza della Corte di Cassazione. Confermate invece le statuizioni di condanna in favore del Wwf parte civile

Ennesimo colpo di spugna sulla vicenda per lo smaltimento illecito di rifiuti tossici che ha visto alla sbarra i vertici dei cantieri Palumbo. La Corte di Cassazione oggi ha annullato senza rinvio la condanna a quattro anni di reclusione con interdizione dei pubblici uffici per cinque anni di Raffaele Palumbo per il reato di associazione a delinquere concernente il traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi perché estinto per prescrizione. Palumbo era già stato dichiarato prescritto per i reati di traffico illecito di rifiuti e di disastro ambientale.

Disastro ambientale, molte condanne cancellate ma il danno rimane: le motivazioni della sentenza Palumbo

La Corte ha annullato senza rinvio la condanna della Palumbo S.p.A. con la formula "perché il fatto non sussiste" relativamente all’illecito amministrativo con riguardo alla responsabilità dell’ente per lo smaltimento dei rifiuti nel territorio della regione Sicilia in cui vige lo stato di emergenza ma ha rinviato alla Corte d’Appello di Messina per la rideterminazione della sanzione amministrativa in relazione al reato associativo e al traffico illecito di rifiuti.

Restano confermate invece le statuizioni di condanna in favore del Wwf parte civile, difesa dall'avvocato Aurora Notarianni, con condanna di Raffaele Palumbo alle spese di giudizio. Così come rimane l’enorme discarica non autorizzata di rifiuti speciali a Mili, 6975 metri quadrati contaminati, come documentato dalla Forestale.

La storia

Era febbraio del 2011 quando gli ispettori della Forestale scoprirono rifiuti speciali provenienti dagli scarti di lavorazione dei bacini dei cantieri navali.  Rifiuti che dovevano essere smaltiti nelle discariche appositamente autorizzate a trattarli e che invece sono finiti nei boschi attorno alla città di Messina. I primi esami dei campioni prelevati, affidati alla Agenzia regionale protezione ambientale (Arpa), avevano consentito di accertare che si trattava di materiale ferroso e acciaioso ridotto a particelle minuscole. I servizi di appostamento e di pedinamento di alcuni camion hanno invece consentito di arrivare al luogo da cui il materiale proveniva: i cantieri navali della zona Falcata della città gestiti da tre anni allʼazienda del napoletano Antonio Palumbo.

Le informazioni acquisite dalla Procura fecero scattare una maxi inchiesta con accertamenti patrimoniali nei confronti dei titolari della Palumbo Spa, Raffaele e Antonio Palumbo che portarono al sequestro di ingenti somme.

La precisazione

In merito alla decisione della Corte di Cassazione l'ufficio Marketing & Communication della Palumbo precisa che non è corretto dire che "la Corte di Cassazione abbia annullato i restanti due illeciti amministrativi per la sola determinazione della sanzione". Piuttosto "la Suprema Corte, infatti, dopo avere annullato senza rinvio gli illeciti perché il fatto non sussiste, per gli altri due ha disposto l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio sull’accertamento degli stessi e non per rideterminare la sanzione. Pertanto la società Palumbo non è da ritenere responsabile degli inquinamenti richiamati impropriamente nel vostro articolo".

articolo modificato alle 18 del 26 gennaio 2024 // aggiunta precisazione Palumbo

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