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Venerdì, 1 Luglio 2022
Cronaca

Terreni, case e auto grazie alla truffa del falso incidente: maxi confisca a due malviventi

Nei guai un uomo e una donna appartenenti ad un gruppo nomade attivo in Sicilia. Nel mirino soprattutto gli anziani che alla fine pagavano ingenti somme di denaro dopo minacce e pressioni. L'operazione della guardia di finanza

Possedevano beni per quasi due miloni di euro, ottenuti anche grazie ad un collaudato sistema di truffe che aveva come vittime gli anziani. Nei guai sono finiti due siciliani appartenenti al gruppo nomade de i "camminanti". Nei loro confronti la guardia di finanza di Messina ha eseguito un provvedimento di confisca avente ad oggetto un patrimonio immobiliare e mobiliare per un valore stimato di oltre un milione e settecentomila euro.

Le indagini, scattate dopo la denuncia di una vittima, hanno accertato come i due soggetti, un uomo di 41 anni originario di Palermo ed una donna di 29 anni di origini siracusane, viaggiavano in tutta Italia, per poi scegliere, con cura, le loro vittime, l’ultima delle quali a Messina. I poveri malcapitati venivano accusati di aver provocato un incidente stradale, causa non solo di danni fisici ma anche materiali, in particolare la rottura del vetro di un orologio di pregio. Da tale asserita circostanza partiva poi il solito teatro: la minaccia di chiamare i vigili urbani per denunciare una presunta omissione di soccorso, con conseguente ipotizzato ritiro della patente della vittima del raggiro, e la prospettata soluzione bonaria di consegnare, nell’immediatezza, una somma di denaro in contanti, corrispondente al prezzo del presunto orologio danneggiato. Le vittime ricevevano anche finte telefonate a compagnie assicuratrici, cui rispondevano ovviamente complici della coppia i quali, fingendosi agenti d’assicurazione, suggerivano al povero anziano di assecondare la richiesta formulatagli dal duo criminale, pena il dover corrispondere cifre ancora più esorbitanti per il valore, fintamente assicurato, dell’orologio di pregio danneggiato.

Un sistema su cui la Procura ha acceso i riflettori, fatto anche da indagini economico-patrimoniali nei confronti dei due soggetti e dei rispettivi nuclei familiari. Gli investigatori hanno provato come i due fossero titolari di numerosi terreni e fabbricati ubicati nei comuni di Melilli (SR) e Noto (SR), nonché di diverse autovetture e di ingenti risorse finanziarie sui conti correnti postali loro intestati, ma come tali disponibilità risultassero totalmente incoerenti con i redditi legittimamente dichiarati al fisco: un gap non altrimenti spiegabile se non come risultante delle plurime truffe ed estorsioni compiute. Da qui è scattato prima il sequestro dei medesimi beni, per poi, da ultimo, all’odierno dispositivo definitivo di confisca dei beni già oggetto di sequestro nei precedenti gradi di giudizio.

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