Contagiò la compagna con l'Aids, a processo l'untore messinese

Rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio aggravato e lesioni gravissime, il 56enne affetto da Hiv, agli arresti domiciliari dallo scorso settembre. Conclusa anche l'indagine parallela sui medici che non diagnosticarono la malattia alla donna

E' stato rinviato a giudizio con la grave accusa di omicidio aggravato e lesioni gravissime, il 56enne affetto da Hiv, agli arresti domiciliari dallo scorso settembre con braccialetto elettronico. Luomo è comparso oggi davanti al gup del Tribunale di Messina Monica Marino, che ha disposto l'inizio del processo per il 2 ottobre. L'uomo, negli anni scorsi contagiò alcune sue compagne ed è accusato di averne uccisa una, un’avvocatessa deceduta a soli 45 anni, tra atroci sofferenze, nel luglio del 2017.

La donna non fu curata per l’Aids, contratta dal convivente, perché la patologia non fu mai diagnosticata dai medici. Un fatto che ha dato il via a una seconda inchiesta a carico di alcuni camici bianchi che la seguirono durante la malattia e per il quale è stato fatto il 415 bis (l'avviso conclusioni indagini) come ha comunicato oggi stesso il pm Scaminaci durante l'udienza.

Al 56enne viene contestato anche un caso di lesioni gravi, per aver trasmesso la sieropositivà pure ad una donna di Verona, con la quale ebbe una relazione.  Dopo il primo step di indagini della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri - ulteriori accertamenti sarebbero stati compiuti in più parti d’Italia e anche all’estero - cresce il numero di donne che l’untore potrebbe aver contagiato. .

Per l'accusa di maltrattamenti il giudice ha stralciato la posizione pronunciando sentenza di non doversi procedere per prescrizione.

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Il processo tenderà ad accertare se l'uomo era consapevole della sua sieropositiva in data antecedente al 2010 (la relazione va dal 2004 al 2008) epoca in cui è stata diagnosticata la sua infezione da Hiv a Bologna. L'uomo, difeso dall'avvocato Carlo Autru Ryolo, sostiene infatti di essere stato infettato a sua volta ma di non avere avuto subito contezza, tanto che la donna di Verona sarebbe stata informata per tempo della situazione ma e precauzioni prese non hanno funzionato perchè durante un rapporto sessuale si sarebbe rotto il profilattico che l'uomo aveva usato.

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