Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

"La mia vita stravolta dopo il vaccino", il calvario di un'insegnante messinese segnalato all'Aifa

Roberta, 46 anni, docente di Primaria in Lombardia, da sette mesi esce di casa soltanto per sottoporsi a visite mediche. "Non sono diventata una no vax ma i medici degli hub siano più accurati, avevo segnalato di essere allergica"

Ci sono quelli, per fortuna la stragrande maggioranza, che grazie al vaccino hanno prevenuto o battuto il coronavirus e i casi segnalati all'Aifa di persone che dopo la dose (appena la prima in questa vicenda) stanno vivendo tutta un'altra vita che nulla ha a che vedere con il passato.

E' il caso di Roberta (nome di fantasia perché vuole tutelare la sua privacy sanitaria), insegnante messinese di 46 anni, a lavoro nelle scuole in Lombardia da 20 anni circa che dalla scorsa primavera è rientrata a Messina e da allora non esce più di casa a causa di disturbi e dolori persistenti. Tutto è cominciato il 10 marzo 2021. Roberta, da docente, si sottopone al vaccino Astrazeneca. Il lotto somministrato all'hub di Milano Fiera è AZ/ABV6096-39. La donna dichiara ai sanitari di essere un soggetto allergico ai farmaci: "Parlo con il medico di riferimento che mi risponde di farlo tranquillamente, firmo il consenso, dovevo restare trenta minuti in attesa ma avverto subito i sintomi delle allergie, mi iniettano antistaminico e dopo anche cortisone, rimango in osservazione, i malori rientrano e torno a casa insieme alle colleghe".

I medici le avevano dato tre giorni di cura a base di cortisone ma quando la docente termina il ciclo farmacologico prescritto inizia ad avvertire forti mal di testa e disturbi anche alla mandibola e alle orecchie. Allerta il medico di base ma i malesseri continuano e la donna si reca al Pronto soccorso. Iniziano visite su visite, tac da cui non risulta nulla ma i forti dolori non accennano a diminuire. "Il neurologo mi dice che si tratta di una neuropatia e scrive nel referto di presumibile reazione immunologica al vaccino anticovid Astrazeneca - racconta Roberta che deve staccare l'intervista per poter riposare - faccio anche una risonanza magnetica all'encefalo che risulta negativa, mi prescrive dei farmaci specifici ma il dolore non va via, intanto anche la mia vista si offusca".

Il calvario dell'insegnante purtroppo è solo all'inizio. Da maggio inizia e con dosi sempre più forti il tegretol, indicato dal neurologo, che fornisce una riduzione ai perenni fastidi. "Dall'undici marzo non lavoro più, non riesco più a poter persino ridere, non vedo film con scene di azione perché mi spaventano, non posso assistere a un litigio che mi emoziono, mi rendo conto di essere un'altra persona - la sua voce si fa fioca - il mio medico di base ha segnalato il caso all'agenzia del farmaco, adesso voglio contattare il Codacons per approfondire e capire cosa potrei fare, come reagire ai danni subiti". E al danno la beffa per Roberta che è pure priva di green pass (dovrebbe sottoporsi a tamponi costanti) e non ha esenzione, deve pagarsi farmaci e visite da sola e da marzo a oggi ha speso qualcosa come duemila euro.

Roberta non è diventata una no vax: "Il mio messaggio è di assicurarsi che i medici valutino le allergie farmacologiche con la corretta accuratezza, non dico di non vaccinarsi, credo che seppur sia sperimentale il vaccino sia l'unica possibilità contro il coronavirus però credo che i medici di base debbano ricevere più informazioni e i medici in servizio agli hub debbano essere accurati e attenti, nutro la speranza di uscire fuori da questa situazione e ne verrò fuori".   

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