La sensitiva più famosa d'Italia sulla scomparsa del piccolo Gioele: “Cercate dove c'è acqua”

Rosemary Laboragine racconta a MessinaToday le sue “visioni” sulla morte e il mistero che ruota attorno la morte della Dj Viviana Parisi

Maria Rosa Laboragine

“Il bambino è vicino al cadavere della mamma, non è molto lontano. Ma io vedo acqua, tanta acqua. Mi auguro di cuore di sbagliare, ho fatto anche un voto affinchè possa essere ritrovato vivo ma sento purtroppo che non sarà così. C’è da trovare un altro cadavere”.

Maria Rosa Laboragine o Rosemary è una sensitiva di Padova che nel corso di questa settimana e ancora prima che venisse trovato il corpo di Viviana Parisi, aveva più volte mandato messaggi cercando contatti per parlare con le forze dell’ordine e lanciare un appello. “Cercate vicino l’acqua”.

Chi è scettico o più semplicemente razionale fa fatica a prendere in considerazione, ma non è la prima volta che Laboragine collabora con le forze dell’ordine per il ritrovamento di persone scomparse come per Elena Ceste, Sara Scazzi, Elena Gambirasio e Noemi Durini. Ieri le sue dichiarazioni al giornale “Il Tempo” in cui “vede” una borsa marrone e la donna con una macchia nera nella testa, come se avesse avuto un black out.

Per lei è diventata una “missione” e si dispera quando prende a cuore un caso. Tanto. Come quando si sente dire che è una cialtrona. “Metto a disposizioni le mie doti soprannaturali, di sensitiva e non ho mai chiesto una lira per questo a nessuno. Io soffro quando prendo a cuore casi di persone scomparse, ma come sto soffrendo ora per la storia di Viviana Parisi non mi è mai accaduto, sarà l’età che avanza, ma ho perso due chili in due giorni pensando a questa storia. Non riesco più neanche a mangiare”.

Da qualche giorno il profilo facebook di Maria Rosa Laboragine è pieno di convidisioni sul caso della dj 43 enne trovata morta nelle campagne di Caronia dopo sei giorni dalla scomparsa insieme al figlioletto Gioele di cui si sono perse le tracce. Laboragine aveva già ipotizzato la morte di entrambi prima del ritrovamento del cadavere della donna: “Li vedo entrambi con gli occhi chiusi e questo ha un significato chiaro”.

L’ha ucciso Viviana? L’ha affidato a qualcuno prima di morire? Vaga da solo? Tutte ipotesi ancora al vaglio degli inquirenti che ieri hanno perlustrato le lunette sottostanti al casello autostradale di Sant’Agata Militello alla ricerca di tracce del bambino e acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti per individuare la vettura della donna.

Laboragine insiste: “Lei ha fatto un gesto volontario. E comunque, secondo me, il piccolo è morto, cercate dove c’è l’acqua. Quei venti minuti, da quando è uscita dall’autostrada a Sant'Agata di Militello e poi è rientrata sono fondamentali, credo abbia fatto qualcosa al bimbo proprio in quel frangente. E secondo me per questo fuggiva in autostrada e non si è fermata per l'incidente”.

Lo ha dichiarato anche al giornale “Il Tempo” e scritto nel proprio profilo fb, postando la foto dei laghetti in cui i sommozzatori avevano concentrato senza esito le ricerche: “Io cercherei ancora qui... dentro i due laghetti o in prossimità... Da stamattina sono costantemente al pc… cercando di avere nuovi flash per poter far si che si possa ritrovare il piccolo Gioele”.

Ma come mai questo particolare interesse della Laboragine per il caso di Messina? “Ho un nipote anche io e guarda caso si chiama proprio Gioele così come il papà ha lo stesso nome di mio figlio. E’ cominciato tutto con un sogno: mio figlio che mi nascondeva mio nipote. Mi è sembrato un sogno strano, mi ha inquietata. Quel giorno stesso ho saputo della scomparsa del bimbo con la sua mamma e da allora rincorro tutte le notizie che parlano di questa storia. A tratti ho dei flash: il cervello della donna per metà nero, l’acqua. Mi ha ferito leggere tanti commenti feroci all’appello lanciato dal marito perché lui per me non c’entra assolutamente nulla. Così come tanti terribili commenti sulla povera Viviana, una donna che stava male. Io vedo che prendeva farmaci, vedo perfino il marchio. Se lei ha ucciso il bimbo, comunque, non l’ha fatto in modo violento. Ho visto che cercano nei pozzi, non è lì. Non l’avrebbe mai fatto così. Povera famiglia, che disgrazia”.

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