La via don Blasco fa chiudere la Rifrotas: ventidue dipendenti senza più lavoro

L'azienda attiva nello smaltimento rifiuti ha subito l'esproprio per la costruzione della nuova arteria. La Uil fa scattare la protesta: "Rischio macelleria sociale"

L'area in cui sorge la Rifrotas

Da un lato la necessità di portare a compimento l'attesa nuova via Don Blasco, dall'altra quella di salvaguardare posti di lavoro. In mezzo c'è la Rifrotas, azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti speciali che è stata costretta a chiudere proprio per permettere i lavori di costruzione della nuova arteria. A pagare il prezzo più salato sono i 22 dipendenti, rimasti senza più alcuna prospettiva occupazionale.

L'area occupata dallo stabilimento è stata infatti espropriata, trovandosi in mezzo ai cantieri della Don Blasco. Da qui la Uil ha fatto scattare la vertenza ed è pronta alla protesta con un sit-in davanti Palazzo Zanca in programma il prossimo 11 novembre.

“Ribadiamo, e lo faremo fino alla nausea - precisa il segretario generale Ivan Tripodi -  che la costruzione della Via Don Blasco è fondamentale e strategica per il futuro di Messina. Riaffermiamo, allo stesso tempo, che si devono salvare i 22 posti di lavoro ed evitare la macelleria sociale dei lavoratori della Rifotras. Questo potrà avvenire attraverso la delocalizzazione dell’azienda o, in extremis, per mezzo di una piccola variante all’arteria. Purtroppo, fino ad oggi, notiamo un generalizzato assordante silenzio, a partire dal sindaco di Messina De Luca che è il responsabile della drammatica situazione che colpisce ben 22
famiglie, oggi sul lastrico. Noi, insieme alle maestranze, non ci fermeremo e auspichiamo concreti interventi per salvare dal dramma i 22 lavoratori della Rifotras“. 

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