Cronaca

Denuncia per vilipendio al sindaco, lettera di un giovane messinese: “Ho paura anche io, ma De Luca esagera”

Una valanga di solidarietà e di “io sto con De Luca” dopo la notizia della denuncia dal Viminale. Ma c'è chi prova a spiegare perchè non va mai bene innescare corto circuiti istituzionali

Una città spaccata dopo la notizia della denuncia per vilipendio al sindaco Cateno De Luca. Da una parte chi si schiera al suo fianco senza “se e senza ma” e ritiene che politicamente gli hanno anche fatto anche un favore. Dall’altra chi trova fortemente pericolosi i suoi modi fuori dai ranghi istituzionali.  Si è già schierato con lui Matteo Salvini, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, commissario di Forza Italia in Sicilia, nonché la deputata di Forza Italia Matilde Siracusano: “Il governo sottovaluta la situazione, io sto con De Luca”.

Ma non sono pochi neanche coloro che da tempo chiedono di abbassare i toni. Da un giovane messinese, la lettera aperta che spiega perché  si è arrivati a questo corto circuito istituzionale e perché urlare non significa essere forti. Eccola:

Ho paura anche io, ma De Luca esagera

Ho paura anche io, più di molti di voi. Mio padre è un militare e lavora a Reggio Calabria, prende due traghetti al giorno per andare e tornare. Mia sorella ha scelto di rimanere a Roma. I miei nonni più che ottantenni e i miei zii vivono a Bologna, ho cugini a Milano, Torino e Bologna. Una delle mie migliori amiche vive a Bergamo con la sua famiglia. Due mie care amiche sono medici. E potrei continuare.

Credo che Accorinti e De Luca, pur non piacendomi, abbiano rappresentato un miglioramento rispetto ai Genovese (padre e figlio) e a quelli come loro. Detto ciò, la quotidiana campagna elettorale del sindaco è un affronto alla moralità, alla democrazia, alla Storia di questo paese, alla carica stessa che De Luca ricopre. Vi sembra esagerato parlare di campagna elettorale? Guardate la visibilità internazionale che il sindaco sta acquisendo. Notate che comunica sempre senza dare la possibilità a chi lo contesta di rispondergli. Fate caso a come abbassa il più possibile il livello del discorso, in modo da aumentare il bacino di ascolto.
Il problema non sono solo i toni da sceriffo da film western, ma anche i contenuti. Ma andiamo con ordine.

I TONI
Ho sentito molti sostenere che "I toni di De Luca magari sono sbagliati, ma il contenuto è giusto!"; secondo altri, perfino i toni da regime totalitario sono giusti: "Se non si parla così le persone non capiscono!!!!". C'è un primo fraintendimento dietro questi pensieri: si crede infatti che De Luca parli in modo spontaneo, non premeditato. Non è così. La forma della comunicazione di De Luca non è casuale, è studiata. Studiata per farlo apparire un "uomo del popolo", rozzo, un po' ignorante, ma fondamentalmente di buon cuore; un personaggio iper-caratterizzato, uno stereotipo, che ha un impatto fortissimo sul nostro immaginario collettivo. Notate che utilizza moltissime frasi fatte: "Io vi prendo, ma oggi, non domani", "Qui comando io", "Mi faccio arrestare", "Io sono un sindaco impertinente", "Siamo in guerra", "IO sono in trincea", "Purtroppo CHI STA SOPRA DI ME.." " E BASTAAA!!!!". Il tutto unito a grida, occhi da pazzo, finti scatti, parolacce, tute che suggeriscono che si sia messo addosso la prima cosa che ha trovato. Se queste frasi e questi atteggiamenti vi ricordano qualche film, è perchè provengono dal cinema: De Luca parla come un incrocio tra Liam Neeson, Jhon Wayne, Mel Gibson e Don Pietro Savastano.

Frasi breve come sentenze, atteggiamento da duro, un po' poliziotto, un po' rivoluzionario, un po' terrorista, un po' delinquente: Sceriffo, per l'appunto. Un personaggio che conosciamo bene, quindi in cui ci identifichiamo facilmente (soprattutto se, ogni volta che agisce, fa in modo di essere ripreso da più telecamere possibile). E che strizza l'occhio al fascista che è in tutti noi. "Se il Fascismo è un'associazione a delinquere, io sono il capo!" non vi ricorda un po' "Qua comando io! Se non vi sta bene, arrestatemi!"?

I toni di De Luca non sono incidentali, sono studiati, secondo i criteri della propaganda populista classica. Il primo principio base del populismo è "Non fare mai sentire il popolo stupido, ignorante. A nessuno piace sentirsi ignorante." Per fare questo, per prima cosa si semplifica tutto. La politica è un sistema complesso, e fenomeni come il Covid 19 pure di più. Come farli capire alla persona media? Semplificando. E cosa c'è di più semplice della volgarità? La volgarità è alla portata di tutti. Quindi, se io populista devo spiegare a te persona media una situazione complessa, te la spiego in due parole mentre urlo, sbraito, mi comporto come un cafone al bar. Ma questo da solo non basterebbe, perché a nessuno di noi piace sentirsi inferiore, o venire limitato nella nostra libertà personale.

Tranne quando abbiamo paura. E dunque, ecco il secondo principio ala base del populismo: la paura come strumento di controllo. Quindi io populista ti faccio sentire in pericolo estremo, totale, paralizzante, trovo dei capri espiatori, e poi ti urlo che sono l'unico in grado di proteggerti, mentre impreco come uno scaricatore di porto per farti capire che sono proprio come te, persona media. In estrema sintesi: i toni di De Luca non sono il tramite casuale attraverso il quale comunica idee al suo elettorato, sono il mezzo principale, studiato a tavolino, che usa per assicurarsi i voti di più persone possibile. Insomma, sono i suoi toni populisti e non le sue idee politiche, il motivo del suo successo.

I CONTENUTI
Il momento è grave, sarebbe stupido negarlo. Vanno prese delle misure straordinarie, per salvaguardare la collettività. Bisogna rinunciare ad alcune libertà individuali per amore e rispetto della società. Chi non rispetta le regole, deve pagare. Non c'è niente da discutere su questo, è sacrosanto.

Ma un sindaco, che sia sindaco di una frazione o di una megalopoli, non può, non deve permettersi mai di parlare e/o agire da dittatore. Quando asserisce che userà i droni per controllare tutto indiscriminatamente, quando lascia intendere che il capo delle forze dell'ordine è lui, che è il padrone della città, quando minaccia violenza, quando ringhia e insulta le altre cariche dello stato, quando sbraita contro i trasgressori, veri o presunti, quando urla volgarità, De Luca manca di rispetto alla Democrazia. Non sta facendo altro che seguire l'esempio dei populisti degli ultimi anni: Salvini, Trump, Di Maio, Bolsonaro, Renzi, Putin. Stesso linguaggio, stessi atteggiamenti, stessa retorica.
Capite, vi prego, sforzatevi di capire, che questi atteggiamenti vergognosi hanno un fine preciso: sfruttare la nostra paura per manipolarci meglio, nel presente e nel futuro. Se adesso passa il concetto che il sindaco può agire impunemente come il boss del rione e decidere delle libertà individuali, chi vi dice che saremo al sicuro, d'ora in poi? Chi controlla il controllore?

La Storia ci ha insegnato a diffidare da chi semplifica tutto, dai prepotenti che si atteggiano a "uomini forti". Da chi vende odio e paura. Urlare (specie davanti alle telecamere) non significa essere forti, mai.

Lorenzo Rigano

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