Violenza sessuale aggravata a bimba e mamma, due anni e 10 mesi allo zio

Protagonisti della vicenda un settantenne e la nipote che ha denunciato le attenzioni morbose subite dall’uomo dopo aver saputo che le stesse erano rivolte anche alla figlia piccola

Due anni e 10 mesi per violenza sessuale aggravata a una bimba di appena sei anni e alla sua mamma. E’ la sentenza emessa dalla seconda sezione del Tribunale di Messina presieduta da Carmine De Rose. Protagonisti della vicenda un anziano zio e una mamma, la nipote, che ha denunciato le attenzioni morbose subite dall’uomo dopo aver saputo che le stesse erano rivolte anche alla figlia piccola.

La storia comincia nel 2017, quando la donna, che già accudiva saltuariamente lo zio, decide di andare a vivere con lui insieme alla sua famiglia. L'accordo è che lo zio acquista a sue spese una casa in un villaggio di Messina e concede alla nipote l’usufrutto a fronte di una ristrutturazione che la nipote e il marito effettueranno a proprie spese.

La convivenza però non sarà facile. Lo zio racconta in tribunale di maltrattamenti, la donna racconta invece molestie e violenze che l’hanno costretta a cambiare tutte le abitudini e a proteggersi nella sua stessa casa per evitare le continue avance e molestie sessuali.

Quando l’anziano si vanta di aver praticato sesso orale con una piccola disabile del posto, lei capisce che il settantenne è pericoloso anche per la sua bambina. Le conferme della piccola che confiderà alla mamma di baci strappati con la promessa di caramelle e a patto che non raccontasse nulla, faranno scattare la denuncia che porterà l’uomo prima in carcere e poi  agli arresti domiciliari.

Ieri la condanna, la metà di quella richiesta dal pm Marco Accolla.

“Si tratta di un storia che ci auguriamo abbia uno sbocco diverso in appello – è la posizione del legale dell'anziano, Giuseppe Ventura Spagnolo -  chiederemo che venga riformata con una totale assoluzione per estraneità ai fatti contestati. Il mio assistito infatti si dichiara vittima di una calunnia e a sua volta è parte offesa in un altro procedimento per lesioni gravissime. Imputato, in questo caso, è il marito della donna che lo ha picchiato selvaggiamente mandandolo in ospedale con una prognosi riservata. Per questo episodio, il marito ha una condanna a tre anni e pende il giudizio in appello ma non sarebbe l'unico maltrattamento subito, tanto che  il mio assistito aveva invitato la nipote ad andarsene. La denuncia per violenza arriva proprio dopo che il mio assistito le ha fatto scrivere dall’avvocato chiedendo a chi oggi lo accusa di lasciare la casa”.

Soddisfatta invece la difesa per la sentenza emessa. “In primo luogo l'accusa si fonda sulle dichiarazioni rese dalla bambina in sede di incidente probatorio innanzi al gip di Messina - spiega l'avvocato Antonio Amata - e all'esito di una perizia condotta da un esperto nominato dal gip che ha riconosciuto la capacità della minore a rendere testimonianza e la genuinità del racconto che non soffre né suggestioni nè di  influenze di altri soggetti”.

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Anche per quanto riguarda le lesioni subite dall'anziano si precisa che “non si è trattato di una aggressione deliberata - continua l'avvocato Amata - ma di una semplice reazione da parte di un papà che era venuto a conoscenza non solo degli abusi subiti dalla figlia minore ma anche di comportamenti spregevoli nei confronti dell'altro figlio piccolo e affetto da gravi patologie cognitive. Il padre aveva infatti scoperto, piazzando delle telecamere in casa, che lo zio aveva urinato per sfregio nel bicchiere in uso esclusivo al bambino proprio in ragione delle sue patologie, e lo ha poi riposizionato sul tavolo pronto per essere riutilizzato”.

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