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Cronaca

Viviana e Gioele, il tribunale nega la restituzione dei reperti alla famiglia: "Non utili a individuare nuove prove"

Il giudice Eugenio Aliquò ha rigettato l'istanza presentata da Daniele Mondello sul dissequestro degli indumenti indossati quel tragico 3 agosto da mamma e figlio. Ma per i familiari gli indumenti potrebbero svelare indizi utili per capire quanto accaduto tre anni fa nei boschi di Caronia

Dal tribunale di Patti arriva un altro no alla richiesta di riaprire le indagini sulla morte di Viviana Parisi e Gioele Mondello, ritrovati senza vita il 3 agosto del 2020 nelle campagne di Caronia. Il gip Eugenio Aliquò ha infatti rigettato l'istanza con cui i familiari della donna e del bimbo avevano chiesto la restituzione degli indumenti che mamma e figlio indossavano quella drammatica mattina di quasi tre anni fa. L'obiettivo della famiglia Mondello era quello di poter condurre ulteriori analisi sui vestiti tramite il medico legale Rita Celli, nominato nel frattempo come nuovo consulente. Ma il caso rimane chiuso dopo la decisione di archiviare tutto presa lo scorso novembre dallo stesso giudice Aliquò su richiesta del pubblico ministero Angelo Cavallo. Per la Procura, l'ipotesi omicidio-suicidio è rimasta la più probabile con l'esclusione di un qualsiasi coinvolgimento di terzi.

Viviana e Gioele: il perché dell'assenza di impronte sul traliccio, madre e figlio insieme nel bosco fino all'ultimo

Ma Daniele Mondello non si è mai arreso e continua a cercare un'altra verità. Un tentativo in extremis per riaccendere i riflettori dopo che lo stesso deejay aveva offerto 10mila euro a chiunque fosse in grado di fornirgli indicazioni utili a scoprire la verità sulla tragica fine di moglie e figlio. L'ultima carta da giocare è proprio quella legata ai reperti. Una parte è stata riconsegnata alla famiglia, ma i vestiti indossati da Viviana e Gioele restano a disposizione della Procura. Il gip ha rilevato che tali reperti "sono stati oggetto di ripetuti e plurimi accertamenti e indagini di tipo scientifico (accertamenti autoptici, genetici, geologici, indagini zoologiche e veterinarie), svolti sempre nel più ampio contraddittorio delle parti [...] sicchè si tratta di res che sono ormai definitivamente sottratte alla libera disponibilità delle parti e nei cui riguardi non è più possibile esercitare alcun diritto di natura dominicale e/o possessoria".

"Ulteriori analisi sui reperti non utili a individuare nuove prove"

E ancora il tribunale ha sottolineato il pericolo di dispersione o distruzione imponendo la conservazione per tutto il periodo indicato dalla legge. Il gip entra nel merito anche relativamente a nuovi eventuali rilievi sui reperti: "anche una richiesta di restituzione eventualmente finalizzata al compimento di nuovi ulteriori 'esami di parte', in assenza di qualsiasi nuova motivazione sulla loro effettiva necessità, apparirebbe assolutamente elusiva del disposto dell'art.414 del codice di procedura penale in tema di riapertura delle indagini in quanto essa non apparirebbe finalizzata alla individuazione di nuove fonti di prova, ma invece esclusivamente diretta ad una ennesima rilettura di elementi già prescritti negli atti archiviati e già tutti integralmente vagliati da questo gip".

Da qui l'impossibilità per la famiglia di avviare ulteriori analisi scientifiche dopo il sopralluogo nell'ormai noto bosco a ridosso dell'autostrada effettuato lo scorso marzo. Secondo la famiglia gli indumenti potrebbero invece svelare ancora  tracce per acquisire ulteriori dati, gli unici a disposizione visto che i corpi della 43enne e del bimbo di 4 anni sono stati tumulati un anno fa. Elementi che potrebbero fornire utili indicazioni sulla causa della morte di mamma e figlio o su quanto avvenuto immediatamente prima. Ma la riapertura delle indagini su cui è possibile un ricorso da parte dei Mondello, al momento resta lontana. Fin qui hanno solo ottenuto la restituzione di una copia della cartella clinica di Viviana.

Per i Mondello è stata negata "la possibilità al nuovo medico legale incaricato dalla famiglia di attivarsi nell'esecuzione di indagini scientifiche, fino ad ora mai compiute dai consulenti della Procura, facendo venir meno la potenziale riapertura delle indagini a seguito di fatti nuovi o non vagliati".

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