Cronaca Caronia

Viviana e Gioele, guerra aperta con la Procura: “I corpi messi lì da chi voleva sottrarsi alle proprie responsabilità”

Dopo la replica del procuratore Cavallo che insiste sulla tesi più accreditata del suicidio, il criminologo Lavorino attacca sempre più convinto della messinscena: “Non sono morti sotto quel traliccio”

Un depistaggio, i corpi messi lì da chi voleva sottrarsi alle proprie responsabilità.

E’ ormai scontro a muso duro tra la procura i Patti e i consulenti della famiglia di Viviana Parisi sul quello che sembra destinato a rimanere “il giallo di Caronia”.

Dopo la conferenza stampa del criminologo Carmelo Lavorino e del medico legale Antonio Della Valle che hanno denunciato scarsa collaborazione dalla Procura a cominciare dal veto imposto sul possibile utilizzo di speciali apparecchi laser sui corpi di Viviana e del piccolo Gioele, Lavorino torna a parlare del caso dopo la precisazione del procuratore di Patti che Angelo Vittorio Cavallo che insiste sulla pista più accreditata, quella del suicidio, escludendo qualsiasi tipo di depistaggio.

Un botta e risposta a muso duro su cui i consulenti di parte ritengono di aver messo un punto fermo almeno su una delle ipotesi: “Viviana e Gioele non sono morti sotto il traliccio e nella radura di rinvenimento dei resti del bambino, questo è un dato assolutamente logico – dichiara il criminologo Carmelo Lavorino -  Viviana non si è autoprecipitata dal traliccio, bensì dopo la sua morte avvenuta in altro luogo è stata traslata sotto il traliccio stesso per depistaggio e messinscena da soggetti con caratteristiche di profonda conoscenza del territorio, dei sentieri, dell'orografia e degli eventi. Lo stesso dicasi per Gioele con riferimento al luogo del rinvenimento dei suoi resti”.

Una presa di posizione netta sulla tragica fine della dj quarantenne trovata senza vita sotto un traliccio la scorsa estate, e del figlio Gioele.

Ma se per Cavallo "gli esami sul piccolo Gioele richiederanno ancora qualche tempo alla luce delle condizioni in cui è stato ritrovato" e anche questo esame “ad opera dei consulenti di parte è stato fatto, nel rispetto del codice, per mero spirito di collaborazione ed esclusivamente perché siamo alla ricerca della verità e non abbiamo nulla da nascondere”, Lavorino non nasconde il rammarico per non aver potuto effettuare altri tipi di verifiche su corpi.

“Ora, dobbiamo attendere l'esito degli accertamenti tecnici e investigativi di qualunque tipo – continua il criminologo incaricato dalla famiglia Mondello -  soprattutto i dati specialistici che derivano dalle accurate valutazioni degli antropologi forensi convenuti all'accesso ai corpi ed ai luoghi. Valutazioni da interfacciare con i dati ancora nella esclusiva disponibilità della Procura. In tale contesto ci rammarichiamo di non essere stati autorizzati dai Pm all'uso delle apparecchiature iperspecialistiche il cui uso avevamo già disposto e che avrebbero conferito margini di specificità di indagine. Quindi – conclude -  nessun atto aggressivo di Viviana verso il piccolo Gioele, quindi nessun suicidio, ma, messinscena e depistaggi da parte di chi ha traslato i loro corpi per  sottrarsi alle proprie responsabilità”

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