Venerdì, 30 Luglio 2021
Cucina

Grani antichi seminati in provincia di Messina, nasce il primo pane prodotto da Francesco Arena

E' riuscita l'impresa “Diamo una mano al grano” promossa dagli Ambasciatori del Gusto Arena, Freni e Caliri con l’apicoltore Giacomo Emanuele. Un nuovo impulso all’economia nebroidea

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MessinaToday

Nasce il primo pane prodotto con i grani antichi siciliani seminati dagli Ambasciatori del Gusto messinesi Francesco Arena, Lillo Freni e Pasquale Caliri nei campi di Galati Mamertino. “Diamo una mano al grano” è il nome del progetto che, a distanza di 40 anni, ha fatto rinascere la coltivazione degli antichi grani siciliani nel piccolo comune nebroideo in provincia di Messina e dato nuovo impulso all’economia contadina. Grazie all’iniziativa dell’apicoltore nebroideo Giacomo Emanuele che ha coinvolto gli Ambasciatori del gusto messinesi e gli anziani del luogo, custodi delle antiche procedure di semina, nel dicembre del 2018 venti ettari di terreno sono stati ripuliti e impiantati con cinque varietà di grani siciliani: Perciasacchi, Senatore Cappelli, Bufala Nera, Maiorca e Russello. A luglio dello scorso anno, Arena, Freni e Caliri hanno preso parte alla grande festa della mietitura a Galati Mamertino alla quale hanno partecipato anche gli abitanti del piccolo centro e tanti bambini. 

L’impresa è riuscita ed oggi con soddisfazione si raccolgono i frutti di oltre un anno di lavoro. I tre professionisti hanno seguito tutte le fasi, fino alla raccolta. I grani sono quindi stati messi a dimora per qualche mese e 15 giorni fa Francesco Arena ha ricevuto la telefonata di Giacomo Emanuele. Il grano era pronto per la molitura. È stato scelto un Molino a Patti ed è stata prodotta la farina che si presta ad essere utilizzata in panificazione, cucina e pasticceria. Immediatamente, il bakery chef messinese del Panificio Masino Arena si è messo all’opera ed ha sfornato un pane fragrante e profumato, il più buono di sempre, anche per il valore simbolico dell’iniziativa.

“Siamo stati testimonial di un progetto veramente importante che ha riportato la coltivazione del grano sui Nebrodi dopo 40 anni – ha commentato Francesco Arena – È un ritorno alla storia. Sono il primo ad utilizzare questa farina prodotta con russello, tumminia e maiorca, debole da lavorare, che richiede una buona maestria. Ho preparato il pane con l’autolisi, senza aggiunta di altre farine, in purezza, con una maturazione di 24 ore a temperatura controllata e sono molto soddisfatto del risultato. Il pane ha un profumo e un sapore eccezionale ed è molto leggero e digeribile”.

A novembre scorso è stato fatta la nuova semina. “Cù chianta sceppa” - afferma con entusiasmo in linguaggio dialettale Giacomo Emanuele - basta avere la volontà di fare e i risultati arrivano. Gli ettari di terreno seminati sono raddoppiati. Molti agricoltori hanno seguito il nostro esempio – spiega ancora l’ideatore dell’iniziativa-  e stanno investendo sulla produzione dei grani antichi a Galati. Stiamo rimettendo in moto un’economia”. 

A dare i migliori risultati sono stati i grani perciasacchi e maiorca. Il territorio di Messina si dimostra una terra fertile nel quale poter investire per valorizzare la produzione di grano di qualità. Del resto grano e Sicilia hanno un rapporto e un legame antichissimo. Recenti studi hanno dimostrato che i grani antichi siciliani hanno una marcia in più rispetto ai grani duri convenzionali e moderni, sia per quanto riguarda l’aspetto nutrizionale che quello salutistico.

Il fornaio messinese Francesco Arena, mentre continua a sfornare il suo pane, afferma: “Il  progetto continuerà, il prodotto è buono e la seconda semina sarà sicuramente qualitativamente migliore. Questa iniziativa per me ha un grande significato e dimostra l’attaccamento alla mia terra, bella e disgraziata. Mentre tutti vanno via dalla Sicilia e da Messina, noi restiamo, crediamo nelle sue grandi potenzialità e continueremo a scommettere sulla nostra terra. Si può fare un buon lavoro anche a Messina, basta metterci cuore e anima”. 

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