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Chiusura degli sportelli bancari in Sicilia, Leanza: “Servizio essenziale, non può essere soppresso”

Dopo le richieste di intervento alla magistratura, la Fabi si rivolge al legale messinese per sancire il principio che gli istituti di credito non possono lasciare “scoperti” i comuni. Le motivazioni

Se continua così trovare una banca sarà paragonabile a cercare l'ago nel pagliaio. Sono sempre più comuni senza sportelli soprattutto al Sud.  E’ durissima la presa di posizione della Fabi, il sindacato dei lavoratori bancari con il più alto numero di iscritti in Sicilia, che dopo aver chiesto l’intervento della magistratura in difesa di un “servizio essenziale” si è rivolta all’avvocato Calogero Leanza per difendere la categoria e garantire il servizio ai cittadini.

“Continuiamo la battaglia a difesa non solo dei lavoratori del credito ma anche e  principalmente a difesa di un diritto delle persone che vengono privati di un  proprio diritto da parte degli Amministratori degli Istituti di Credito che continuano  a chiudere sportelli nei piccoli Comuni – spiega il coordinatore Fabi Sicilia, Carmelo Raffa -  Abbiamo acquisito alcuni pareri legali che confermano che da parte delle banche viene disapplicata la normativa vigente per i servizi pubblici essenziali, lasciando  tante persone anziane e deboli senza sportelli bancari nei propri territori. Tra i pareri legali acquisiti anche quello dell’avvocato Calogero Leanza che evidenzia chiaramente le pecche in materia del sistema creditizio del nostro paese”.

Calogero Leanza-2Ma cosa chiarisce il legale. Intanto che “il servizio bancario è strumentalmente connesso al soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’uomo e, pertanto, lo stesso viene considerato dal legislatore nella disciplina di quelli che vengono definiti “servizi pubblici essenziali” ai fini del contemperamento con il diritto di sciopero”.

Leanza fa riferimento alla Legge 12 giugno 1990 n° 146 (rubricata, per l’appunto, “Norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.”), nell’ affermare testualmente, all’articolo uno, che “… Ai fini della presente legge sono considerati servizi pubblici essenziali, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione….” alla lettera c), del successivo articolo due, fa rientrare “…per quanto concerne l’assistenza e la previdenza sociale, nonché gli emolumenti retributivi o comunque quanto economicamente necessario al soddisfacimento delle necessità della vita attinenti a diritti della persona costituzionalmente garantiti: i servizi di erogazione dei relativi importi anche effettuati a mezzo del servizio bancario…”.

“La chiusura indiscriminata degli sportelli bancari nei piccoli Comuni – spiega dunque il professionista -  pertanto, integra, a mio avviso, a fortiori una violazione della normativa vigente in materia di servizi pubblici essenziali, giacché ciò risulta essere lesivo – ben più di un semplice sciopero – dei diritti dei cittadini i quali vedono precluso l’accesso al credito ed al risparmio. Quanto detto viene ulteriormente avvalorato dal fatto che financo la normativa emergenziale di contenimento e contrasto al Covid-19 – conclude Leanza - messa in atto dal Governo Italiano ha escluso dalle chiusure imposte le Banche, qualificandole come attività necessarie ed indispensabili”.

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