Lunedì, 27 Settembre 2021
Economia

Chiuse 833 imprese in tre mesi, Confesercenti: “Aprire subito o sarà la catastrofe”

Dalla Camera di Commercio i dati choc anche sul numero di iscrizioni, il più basso degli ultimi sei anni. Palella: “Nessun aiuto agli imprenditori, si favoriscono i colossi dell’online che trasferiscono risorse all’estero”

Le misure attuate fin qui dal governo si sono rivelate insufficienti ed inefficaci anche a Messina, condannando moltissime imprese alla chiusura definitiva. Insieme alla decisione di prolungare il lockdown è mancato infatti un sostegno concreto.

E' dura la presa di posizione del presidente di Confesercenti Messina Alberto Palella sulla situazione di emergenza che dal coronavirus diventa sociale.

“Gli imprenditori- spiega il presidente di Confesercenti Messina Alberto Palella- non hanno nessuna certezza sulle misure di sostegno a fondo perduto annunciate, e al tempo stesso i provvedimenti adottati allo stato attuale non stanno funzionando. In molti casi le aziende stanno ancora aspettando di poterne usufruire, dal bonus al credito agevolato. Non sono stati inoltre bloccati gli affitti, né le utenze, che i titolari d’impresa devono continuare a pagare pur non incassando un centesimo da due mesi. Se non si pratica immediatamente un’inversione di rotta mettendo in atto un supporto concreto e non solo annunciato, non si può pensare di rilanciare un’economia che a Messina è già in sofferenza da anni. Al contrario si favoriscono i colossi dell’online che trasferiscono risorse all’estero”.

Secondo Palella le cosiddette attività di prossimità come il commercio al dettaglio, le parrucchierie e i centri estetici sono nelle condizioni di poter riaprire i battenti già il 4 maggio in tutta sicurezza attuando tutte le misure di prevenzione a tutela della salute della clientela e rispettando i protocolli che Confesercenti a livello nazionale e regionale ha condiviso nelle sedi opportune. La possibilità dell’asporto per bar, ristoranti e pizzerie è senza dubbio positiva, ma anche queste attività sono pronte a riaprire al più presto nel rispetto delle misure anti contagio, così come le pasticcerie ridotte ormai sul lastrico e le tante altre categorie sull’orlo della disperazione. Sintomatica del profondo disagio che stanno vivendo gli operatori commerciali messinesi la manifestazione spontanea inscenata ieri dai gestori dei locali ed, in mancanza di risposte, altre dello stesso tenore potrebbero ripetersi.  "E’ fondamentale - spiega Palella - che le imprese ripartano prima possibile, altrimenti la catastrofe annunciata diventerà realtà”.

Chiuse 833 imprese in tre mesi

Già i dati comunicati ieri dalla Camera di Commercio sulla situazione delle imprese in questi primi tre mesi, dsà l'assaggio di quello che sta accadendo: 833 le cessazioni da gennaio a marzo 2020. Dati che rilevano gli effetti sulle restrizioni. Dall’elaborazione dei dati relativi alle iscrizioni, cessazioni e variazioni di imprese intervenute tra i mesi di gennaio e marzo del 2020, effettuata dall’ufficio Statistica della Camera di commercio, si evince, infatti, che, nel primo trimestre di quest’anno, la consistenza dell’imprenditoria messinese tra aperture e chiusure di imprese fa registrare un saldo negativo di 92 unità.

Da gennaio a marzo 2020, a fronte di 741 nuove iscrizioni, sono state denunciate ben 833 cessazioni (dato al netto delle cancellazioni d’ufficio), che hanno portato lo stock complessivo di imprese a 62.096, di cui attive 45.845.

“Il numero di iscrizioni nel primo trimestre di quest’anno è pari a 741 – precisa la segretaria generale, Paola Sabella - ed è, in valore assoluto, il più basso degli ultimi 6 anni. Quanto è stato posto in essere per contenere la diffusione del Coronavirus non potrà che aggravare la già delicata situazione”.

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