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Martedì, 18 Gennaio 2022
Economia

Comuni, aiuti dallo Stato per mettere in sicurezza i conti: Messina e Catania le più colpite dalla crisi

Centocinquanta milioni in Sicilia per gli enti che non riescono a presentare un bilancio di previsione. Le misure contestate: "Distorsivi parametri utilizzati per la distribuzione delle risorse che hanno comportato evidenti iniquità"

E' Messina, insieme a Catania, la provincia maggiormente colpita dalla "crisi dei conti". ' quanto emerge da un dossier di Centro studi enti locali per l'Adnkronos, basato sull'elaborazione di dati del ministero dell'Interno e del Mef. .

L'impossibilità di mettere in pareggio i bilanci e quindi lo spettro del dissesto che aleggia su un numero alto di comuni ha indotto il governo ad adottare, proprio in questi giorni, due provvedimenti di emergenza da 300 milioni di euro per tamponare la situazione e disinnescare la bomba a orologeria che rischiava di mandare in default 4 delle principali città italiane e un comune siciliano su due.

I 150 milioni sono stanziati appositamente per gli enti siciliani e saranno ripartiti tra 193 comuni. Le province in assoluto più colpite dalla 'crisi dei conti', dicevamo, sono Messina e Catania.

Per avere un'idea di quanto sia dilagante il problema in questa porzione dell'isola basti pensare che sono stati messi in sicurezza, almeno temporaneamente, i conti di 49 comuni su 50 nel messinese e 42 enti catanesi su 58. A questi si sommano 36 comuni del palermitano, 21 dell'agrigentino, 12 comuni del siracusano, 10 enti in provincia di Ragusa, 9 comuni dell'area di Caltanissetta, altrettanti in provincia di Trapani e 6 in provincia di Enna.

L'incapacità di varare il bilancio di previsione da parte di così tanti enti in un'unica regione è la spia della cronica crisi che attanaglia la terra della Trinacria ormai da decenni. Le risorse straordinarie stanziate dall'esecutivo approderanno nelle casse di 193 comuni siciliani. Se questi fossero andati a ingrossare le fila degli enti che sono già in default (100 su 391, secondo Anci Sicilia), la percentuale di enti in dissesto nell'isola avrebbe superato il 75%.

Un tema che ha scatenato già più di una polemica. Tanti amministratori ed economisti si sono interrogati sulla necessità di adottare parametri che premiano le buone amministrazioni e non che li penalizzino.

"L'intervento dello Stato per mettere in sicurezza i conti degli enti che non riescono a presentare un bilancio di previsione è da ritenersi necessario sotto l'aspetto tecnico e relativo, ma, per come concepito, rischia di essere una misura miope - afferma il Centro studi enti locali  -  utile oggi solo ad alcuni e incapace di risolvere il problema di molti enti che, nonostante il contributo non riusciranno a risolvere il problema del bilancio di previsione. Ciò anche in considerazione dei distorsivi parametri utilizzati per la distribuzione delle risorse che hanno comportato evidenti iniquità".

"Per essere realmente utile al sistema Paese e quindi in termini assoluti necessita di un cambio di passo della cultura gestionale (non solo in Sicilia, ovviamente), troppo spesso a tutt'oggi ancorata alle logiche del passato ed al falso mito dello strisciante assistenzialismo (o forse meglio di fatalismo inerziale consapevole) che fa a pugni sia con il (purtroppo ancora imperfetto e incompleto) dogma del 'federalismo fiscale' attuativo della riforma del Titolo V della Costituzione (autonomia tributaria e finanziaria in cambio della fine dei trasferimenti erariali consolidati)", aggiunge.

Fonte: AdnKronos

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