Birrificio Messina, l'utile di bilancio è vicino

Dopo anni di sacrifici la cooperativa dei quindici "pazzi" sta per chiudere i conti con saldo positivo, l'accordo con Heineken ha dato la spinta giusta

I soci del Birrificio Messina

Sull'orlo del pareggio di bilancio. Il birrificio Messina tenta il grande salto verso quello che sarebbe il primo utile dopo tre anni di sacrifici dei suoi quindici operai-imprenditori: salvata e rilanciata da questi "15 pazzi" secondo la definizione del presidente della cooperativa Domenico 'Mimmo' Sorrenti.

La storica realtà produttiva siciliana ha stretto un accordo con Heineken e dato il via a un nuovo marchio, Birra Messina Cristalli di sale con il quale saliranno volumi e (si spera) gli incassi.

"L'accordo è per la produzione di 25mila ettolitri, per noi sono tantissimi", spiega Sorrenti sullo sfondo del nastro trasportatore delle bottiglie di birra dell'impianto che continua anche a produrre la storica 'Birra dello Stretto'. "Con Heineken abbiamo sempre avuto un buon rapporto (il marchio olandese provo' a salvare lo stabilimento dopo la crisi del 2011 ma tutto si incagliò per problemi di aree e permessi n.d.r.) e quando quest'anno hanno bussato alla nostra porta - prosegue - abbiamo fatto un accordo commerciale di 5 anni per la produzione della Cristalli di sale e per la distribuzione in tutta Italia della birra Messina, che in questo modo dovrebbe arrivare nella Gdo" ovvero nei supermercati dove oggi è presente ma come prodotto di nicchia e solo in alcuni store più grandi. La Cristalli di sale, già sul mercato, è fatta con il sale raccolto a mano delle saline di Trapani "ma non è salata" assicura Sorrenti durante una visita al birrificio condotta al fianco della vicepresidente della Coop, Francesca Sframeli. Gli altri soci spuntano qua e là con le loro magliette 'griffate' birrificio Messina: sono tutti over 50 e allo stabilimento è scoccata l'ora dei figli.Per molte famiglie si tratta della terza generazione al lavoro nella fabbrica di birra.

Gli addetti allo stabilimento attualmente sono infatti venti: quindici operai soci della coop e cinque ragazzi, tre maschi e due femmine puntualizza Sorrenti, che sono entrati a lavorare rispettando una sorta di graduatoria messa a punto 'ad hoc'. "Conta l'età ovviamente - dice Mimmo- ma anche la volontà di fermarli se vogliono andare all'estero perché qui in Sicilia non trovano lavoro". Comunque per ora non si pongono grandi problemi in quanto la gran parte dei figli ancora studia: "molti dei ragazzi fanno l'università" spiega il presidente operaio con una punta di orgoglio. "Quando è iniziata questa avventura siamo stati 15 pazzi perché non si pensava certo di arrivare a fare una produzione di birra di 70mila ettolitri. Dopo la lettera di licenziamento arrivata nel 2011 non ci siamo arresi, abbiamo bloccato la vendita del terreno dello stabilimento ma a un certo punto abbiamo abbandonato le speranze che qualcuno si facesse avanti e allora abbiamo deciso di formare una cooperativa", racconta spiegando che non tutti i 40 dipendenti allora in cassa integrazione se la sono sentita di fare il salto che metteva in discussione una vita di lavoro, con tfr impegnati e richiesta di prestiti.

I consumi a tutta birra

La storia del birrificio Messina è una storia di impegno, coraggio e anche di investimenti sulla buona volontà: "una fondazione ci ha fatto da garante con le banche. Ci mancavano 250mila euro e ce li ha prestati un imprenditore di Milano, Salvatore Ruggieri (fa valvole a gas)" prosegue il presidente della Coop. "Abbiamo fatto un piano finanziario e abbiamo ristrutturato dei capannoni che all'inizio erano stalle. Lavorando giorno e notte abbiamo dato via alla produzione nel 2016 con Doc15 che è stato un successo , poi abbiamo fatto la birra dello Stretto". Se tutto andrà bene forse i 15 'capitani coraggiosi' siciliani potranno tirare un definitivo sospiro di sollievo e godersi i frutti di tanto lavoro: intanto la birra Messina ha varcato i confini non solo dell'isola ma anche dell'Italia. "Oggi siamo presenti in 15 stati del Nord America, e siamo anche in Australia".

A illustrare la nascita della collaborazione tra Heineken e il birrificio Messina con il lancio della 'Cristalli di sale' è anche Alfredo Pratolongo, direttore Comunicazione e Affari Istituzionali di Heineken Italia.: "Quando abbiamo deciso di far diventare Birra Messina un marchio nazionale e di creare con l'occasione una Birra Messina speciale, ci è venuto naturale parlarne con Sorrenti con cui siamo in contatto da sempre: con lui è emersa l'opportunità di produrre una parte della nuova birra direttamente in Sicilia presso di loro".

"Quello che per noi è un piccolo incremento di volumi, per Birrificio Messina può rappresentare il raddoppio della produzione dando alla cooperativa la possibilità di crescere" sottolinea. I 15 soci della Cooperativa "in questi anni hanno capitalizzato al meglio le conoscenze sulla produzione della birra, mettendo in piedi con competenza, passione e determinazione uno stabilimento solido che produce birre di altissima qualità: crediamo quindi moltissimo - prosegue Pratolongo - nelle potenzialità delle loro birre ed è per questo che siamo molto felici nel poterli aiutare nella distribuzione". Birra Messina 'Cristalli di Sale' verrà prodotta, nei quantitativi compatibili con la capacità del birrificio della città siciliana, dai soci della Cooperativa. La restante parte verrà prodotta nello stabilimento di Massafra (Taranto).

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