Nel sud Italia oltre metà dei Comuni in dissesto, i rischi per Messina

i dati raccolti dall'Osservatorio sulla Pubblica Amministrazione di Officine Cst. A peggiorare il quadro la recente pronuncia della Corte Costituzionale in merito ai piani di riequilibrio

Il dato dei Comuni in dissesto, aggiunto a quelli che il default ce l'hanno dietro l'angolo, come Messina, è molto più che drammatico. 

Si evince dai dati raccolti dall'Osservatorio sulla Pubblica Amministrazione di Officine Cst.  Fra Calabria, Campania e Sicilia il 62% dei Comuni italiani è in dissesto finanziario. Lo studio sottolinea che a questi si aggiungono i 28 di Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata, a completare una fotografia piuttosto chiara della situazione economico-amministrativa del Paese.

In base ai dati raccolti dall'Osservatorio, infatti, tra il 1989 e il 2018, 640 Comuni italiani hanno dichiarato il dissesto finanziario e 299 hanno fatto ricorso a una procedura di riequilibrio finanziario dal 2012 al 2018. E il trend indica una decisa crescita del fenomeno. Uno degli elementi più evidenti dalla ricerca è la distribuzione geografica delle crisi finanziarie: dal 2000 sono stati dichiarati 49 dissesti in Campania, 57 in Calabria e 38 in Sicilia. In queste tre regioni, dal 1989, si concentra il 62% dei Comuni italiani in dissesto finanziario.

A peggiorare potezialmente il quadro, la recente pronuncia della Corte Costituzionale in merito ai piani di riequilibrio, che dai 30 anni precedentemente consentiti dovranno rientrare entro i 10. Questo fa sì  che  Comuni come Reggio Calabria, Napoli e Messina possano molto più facilmente passare dall'essere a rischio al dissesto vero e proprio. "La situazione - evidenzia Gianpiero Oddone, amministratore delegato di Officine Cst - diventa particolarmente critica, anche per tutto il contesto di professionisti e società che lavorano con queste amministrazioni".

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Tuttavia, segnalano gli analisti di Cst, la normativa prevede anche la possibilità, per i creditori, di cedere il proprio credito a società di factoring, recuperandolo in parte, con la possibilità di detrarre fiscalmente la quota parte non rientrata. "Si tratta di una soluzione - specifica Oddone - che spesso è l'unica alternativa rispetto a procedure di rientro del credito che potrebbero durare anni, poiché sottoposte al vaglio della gestione commissariale dei Comuni che hanno dichiarato dissesto". Un tempo, in molti casi, troppo lungo per piccole e medie imprese e singoli professionisti, rimarca infine lo studio.

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