Lunedì, 20 Settembre 2021
Economia

Tra un mese aziende libere di licenziare, gli scenari

L'analisi di Today.it sulla mancata proroga per le imprese di ridurre gli organici, ecco cosa potrebbe succedere dal prossimo mese

Il blocco dei licenziamenti è uno "dei temi che andrebbe affrontato perché pensare che dai primi di luglio in pandemia ancora aperta si possa tranquillamente andare a licenziare e non proteggere ancora il nostro sistema o trovare soluzioni più intelligenti sarebbe un errore grave" ha detto ieri il segretario della Cgil Maurizio Landini. Come stanno le cose a oggi? Non c'è stata alcuna proroga per lo stop ai licenziamenti, ma si lavora su soluzioni alternative. Essendo saltato il prolungamento al 28 agosto della norma che impediva alle aziende di licenziare i dipendenti, il blocco resterà in vigore fino al 30 giugno 2021.

Da luglio le aziende possono licenziare?

Se non si dovesse intervenire in alcun modo (improbabile), da luglio le aziende potranno tornare a licenziare, ma avranno comunque anche la possibilità di utilizzare la Cassa integrazione ordinaria senza dover pagare le addizionali fino a fine 2021 con l'impegno a non licenziare per tutto il periodo in cui ne usufruiscono. Il divieto per le aziende di procedere a licenziamenti per motivi economici, sia individuali, sia collettivi era stato stabilito dal decreto Cura Italia per arginare gli effetti della pandemia di Covid-19 sull’occupazione: è cominciato il 17 marzo 2020 ed è stato prorogato per varie volte dalle norme emergenziali. Anche nella fase emergenziale, va specificato a scanso di equivoci, ci sono state alcune tipologie di licenziamenti sempre consentite:

Licenziamenti per cessazione definitiva dell’attività senza continuazione, anche parziale.
Risoluzioni per accordo collettivo aziendale con incentivi per i lavoratori aderenti.
Licenziamenti per fallimento quando non ci sia esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione.
Licenziamenti in caso di appalto se il personale è riassunto dal nuovo appaltatore.
Sono stati poi comunque possibili: licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, per superamento del periodo di comporto, durante o dopo il periodo di prova, dei dirigenti (non collettivi) e dei lavoratori domestici.
Stop blocco licenziamenti: che cosa succede adesso

Che cosa succede quindi nelle prossime settimane?

Secondo Antonio Misiani, responsabile economico del Partito democratico (Pd), per prorogare il blocco dei licenziamenti oltre il 30 giugno è necessaria una iniziativa del governo perché in Parlamento non c'è più tempo (non tutti concordano, come vedremo ndr). L'unica strada è una iniziativa del governo, a valle del necessario confronto con le parti sociali", afferma Misiani oggi. Sul blocco dice che "le preoccupazioni dei sindacati meritano la massima attenzione. Il governo ha costruito un percorso differenziato di superamento del blocco dei licenziamenti. È una scelta condivisibile. Ma la ripresa economica è a macchia di leopardo. Ci sono interi settori che rimangono in profonda crisi. Tutelare al meglio chi ci lavora è indispensabile". Il problema è che"i tempi di conversione del decreto sostegni vanno oltre il 30 giugno e rendono impraticabile una soluzione emendativa". Ma cosa ne pensano glia leati di governo? Riguardo all'atteggiamento delle altre forze di maggioranza Misiani osserva che "il quadro politico purtroppo non è semplice. Forza Italia e Italia Viva sono nettamente contrarie ad ogni proroga. Salvini ha cambiato posizione tre o quattro volte in pochi giorni ma ora è attestato sul no, evitando di dirlo apertamente e nascondendosi dietro Draghi. [..] La Meloni ha detto che il blocco non serve a nulla...".

I tempi sono "abbastanza stretti" e "bisogna intervenire subito". Per questo il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si è detto disponibile a discutere sulla proposta legata alla "selettività rispetto ad alcune filiere" in merito al blocco dei licenziamenti per l'emergenza Covid. "C'è una coalizione ampia e si tratta di tenere insieme posizioni tra loro diverse - ha precisato Orlando -. Ho visto che si sta facendo strada un ragionamento sulla selettività rispetto ad alcune filiere. Se c'è questo ragionamento io sono pronto. Bisogna naturalmente ricordare che se c'è da intervenire va fatto subito perché i tempi sono abbastanza stretti".

"Il Parlamento ha tutta la possibilità di poter intervenire portando le proprie idee e attuando modifiche che riterrà utili": sgombra però il campo dagli equivoci il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, parlando a Rainews24 dell'eventualità che lo stop al blocco dei licenziamenti previsto dal dl sostegni bis possa essere modificato dalle Camere in sede di conversione. In teoria, però. Perché i tempi sono strettissimi, calendario delle sedute del parlamento alla mano.

Che cosa ne pensano maggioranza e opposizione

Sul blocco dei licenziamenti c'è "assoluta sintonia" tra Matteo Salvini e Mario Draghi (almeno secondo il leader del Carroccio: "I settori che crescono, che corrono che hanno bisogno di assumere non di licenziare, e penso all'industria e all'edilizia, devono essere assolutamente liberi di agire sul mercato e poi i settori che hanno sofferto di più, penso al commercio, ai servizi, al turismo, avranno tempo fino a ottobre per riorganizzarsi con l'obiettivo di un'estate da boom economico" ha detto ieri Salvini al termine di un colloquio a Palazzo Chigi. E il Movimento 5 stelle che ne pensa? "C'è la necessità di prolungare il blocco per alcuni mesi" affermano i parlamentari del Movimento 5 Stelle. "Non si tratta di un tema ideologico. E' necessario prima riformare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive, muovendosi lungo il percorso avviato dal Governo Conte II - proseguono gli esponenti M5S - e poi arrivare a uno sblocco. Ne va della tenuta sociale del Paese. Auspichiamo una convergenza di tutte le altre forze che compongono la maggioranza". 

La palla passa a Draghi e soprattutto al ministro dell'economia, Daniele Franco: "Non mi aspetterei un'ondata enorme di licenziamenti dal 1 luglio. Ovviamente il governo monitorerà quanto accade ed è molto attento su questi temi. Qualsiasi fossero situazioni di tensione o di consolidamenti di grande portata il governo sarà pronto ad interventire". "Non è che se si toglie il divieto tutti licenzieranno" La Lega però mette i "puntini sulle i". Sì allo sblocco dei licenziamenti dal primo luglio in tutti i settori che possono ripartire e riorganizzarsi. Ma da parte della Lega, assicura il sottosegretario al ministero dell'Economia Claudio Durigon, c'è anche l'apertura verso una protezione ulteriore dei posti di lavoro nei comparti particolarmente provati dalla crisi, a cominciare dal tessile. In una intervista a Repubblica, interpellato sull'accusa del Pd di aver cambiato troppe volte idea sul blocco dei licenziamenti, spiega di non ritenere "che la nostra posizione abbia potuto creare alcun tipo di difficoltà. Io credo - afferma Durigon - che sia doveroso difendere tutti i lavoratori, ma bisogna anche difendere le imprese se vogliamo che l'economia e il lavoro ripartano davvero". "E quindi, oggettivamente se facciamo una norma specifica per i settori in crisi forte, come diceva Giancarlo Giorgetti ieri e come diceva una settimana fa Salvini noi, analizzando i dati, crediamo che si possa gestire questa partita in maniera diversa rispetto a una proroga totale del blocco, e che lo sblocco in alcuni settori possa già avvenire per permettere alle aziende di riorganizzarsi e di assumere" spiega. Quali sono i settori che richiedono maggiore protezione? "Se guardiamo alla cassa integrazione ordinaria, che scade a giugno, ci sono circa 140 mila lavoratori della moda e del tessile tra i 480 mila totali. Questo è un settore che, dati i numeri della Cig andrebbe protetto, sul resto abbiamo cifre che ci permettono di reggere. Sblocchiamo i licenziamenti, e facciamo una norma specifica per i settori in crisi forte, con quote di Cig del 30, del 40% . Tolti i lavoratori del tessile e poche altre categorie, io non credo che lo sblocco avrà un impatto così drammatico. Non è che se si toglie il divieto tutti licenzieranno" afferma. Confindustria, attraverso le parole del presidente Carlo Bonomi, dà i numeri: "I lavoratori coinvolti dal possibile sblocco sono 4,5 milioni: 4 milioni nella manifattura e mezzo milione del settore edilizia e lapidei. Ho sentito sindacalisti minacciare licenziamenti fino a due milioni, vorrebbe dire che il 50% del personale dei collaboratori verrebbe licenziato. Da gennaio ad aprile la manifattura ha assunto 123.000 persone, siamo in fase di ripresa ed espansiva. Nella manifattura non abbiamo problemi di licenziamenti e continuare a dire che 'se non si fa il blocco dei licenziamenti ci sarà macelleria sociale e scateneremo le piazze', non credo che sia il modo di approcciare il discorso". Con lo stop al blocco dei licenziamenti i sindacati lanciano l'allarme di possibili 2 milioni di perdite di posti di lavoro ma, "se vogliamo dare un numero, parliamo di 100.000 persone al massimo ma c'è anche uno strumento per accompagnarle, è il contratto di espansione che abbiamo proposto su cui sono stati fatti passi avanti".


Si può davvero correre il rischio di aprire la strada a nuovi licenziamenti?

Secondo la Commissione Ue, il blocco dei licenziamenti in Italia "non è stato efficace" e "potrebbe anche rivelarsi controproducente" se resterà in vigore "a lungo", perché "ostacola il necessario aggiustamento della forza lavoro". I numeri Istat dicono che il numero degli occupati in Italia è già sceso di 800mila unità rispetto a febbraio 2020. Ci sono poi settori, come quello sanitario, che chiedono sia riconosciuto il ruolo dei lavoratori durante la pandemia, e "per questo serve tutelarli con il blocco dei licenziamenti", come chiede apertamente Pino Gesmundo (Cgil Puglia). Si può davvero correre il rischio di aprire la strada a nuovi licenziamenti tra poche settimane? Il balletto delle posizioni dei partiti che sostengono il governo, sulla vicenda in oggetto, è da mettere alle spalle. L'esecutivo deve accelerare e cercare la quadra su una mediazione coi sindacati. Una selezione settore per settore è la strada più probabile: l'importante è fare in fretta. Altrimenti tra tre settimane partiranno i primi licenziamenti. Quantificare quanti saranno è impossibile. Ma che ci saranno, sarebbe a quel punto una certezza.

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