Bye bye Giornale di Sicilia, manovre in corso per il polo unico dello Stretto

La Slc Cgil dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, lancia anche un appello a istituzioni e presidente della Repubblica per obbligare l'azienda a non sdradicare il lavoro a Palermo. Ma le tappe sono già segnate da almeno due anni. E partono da Messina

Si gioca in riva allo Stretto la partita che sta segnando la fine del Giornale di Sicilia, la testata palermitana fondata 160 anni fa, quando muoveva i primi passi l’Unità d’Italia.

Oggi questo giornale rischia di sparire, svuotato per portare la produzione del quotidiano a Messina creando così un polo unico nella città dello Stretto.

Una paura che la Slc Cgil ha manifestato ieri al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando lanciando anche un appello "a tutte le istituzioni e al presidente della Repubblica per obbligare l'azienda a investimenti concreti e piani industriali seri che possano consolidare e radicare il lavoro a Palermo".

"Abbiamo incontrato il sindaco per cercare soluzioni alla drammatica vertenza che rischia concretamente di svuotare il Giornale di Sicilia con la scelta di portare la produzione del quotidiano a Messina - afferma Maurizio Rosso - Questo è il dramma dei 31 esuberi dei poligrafici annunciati dall'azienda Ses, società editrice della Gazzetta del Sud: creare un polo unico nella città dello Stretto, dove già il Giornale di Sicilia viene stampato. Per Palermo è gravissimo: significa perdere un pezzo fondamentale della sua cultura". I poligrafici del Giornale hanno già fatto sette giorni di sciopero.

Una situazione che sembra cogliere di sorpresa sindacati e qualche addetto ai lavori un po’ distratto, ma che in realtà era stata ampiamente delineata almeno due anni fa, quando con una mossa a sorpresa nell’eterna partita a scacchi dell’editoria siciliana, la Gazzetta del Sud ha rilevato la maggioranza del Giornale di Sicilia.

Era agosto del 2017, quando un comunicato congiunto sulle prime pagine della Gazzetta del Sud e del Giornale di Sicilia, annunciavano in pompa magna il preliminare di una intesa che avrebbe portato la Ses-Gazzetta del Sud alla quota di maggioranza della Editoriale Poligrafica Spa del Giornale di Sicilia di Palermo. Una operazione resa possibile da un concambio azionario con  sinergie editoriali tra i due gruppi, già sperimentate con la collaborazione nella concessionaria di pubblicità “Gds”, con un ago della bilancia, La Sicilia di Catania, azzoppato dalle difficoltà finanziarie e giudiziarie dell’editore Mario Ciancio.

Una operazione con incroci societari sul filo dell'Antitrust per via di una piramide di controllo societario che non sembra avere precedenti in Italia: due società per azioni sono ora controllate da una Fondazione no-profit, la Bonino Pulejo, a cui per la natura stessa delle Fondazioni vengono riconosciuti generosi sconti fiscali.

Determinanti saranno le scelte di Lino Morgante, 58 anni, giornalista manager appassionato  di numeri, amministratore delegato della Ses e presidente della Fondazione Bonino Pulejo, ora l’uomo leader dell’editoria siciliana che ha ereditato dal padre Giovanni, presidente onorario della Ses, la capacità di cogliere il momento giusto negli affari.

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