Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Si torna in piazza contro le chiusure, Picciotto: “Banche col braccino corto, si rischia lo strozzinaggio”

L'allarme del presidente di Confcommercio che il 13 aprile sarà a Roma per la manifestazione contro il nuovo decreto del governo. “Si sperava in un apritalia invece niente cambia. Non escludiamo manifestazioni in contemporanea a Messina”

Foto di repertorio

 “Non si può continuare a lanciare la palla in avanti, perché le imprese non sono in un campo di gioco, ma in una palude, dove sprofondano ogni giorno di più, mentre gli indennizzi non bastano certamente a risollevarle. L’incertezza ha ormai un peso economico e psicologico insostenibile per decine di migliaia di imprese serie che hanno bisogno di programmare per tempo la loro attività”.

Parola di Enrico Stoppani, presidente della Fipe-Confcommercio che torna in piazza a poco meno di 6 mesi dalla manifestazione #SiamoATerra che ha visto la partecipazione di migliaia di imprenditori in 24 diverse città italiane.

L’appuntamento Federazione italiana dei Pubblici Esercizi è per il  prossimo 13 aprile, sempre in piazza, ma a Roma, dove è stata convocata l’Assemblea Straordinaria della Federazione per chiedere direttamente al governo, e alla politica in generale, un impegno preciso: una data della ripartenza e un piano per farlo in sicurezza. Sarà una forma di protesta ordinata che cerca un confronto con le istituzioni, senza polemiche ma con l’obiettivo di dare un altro segnale forte.

Ad ottobre il disagio era stato espresso apparecchiando simbolicamente tavole vuote nelle piazze d’Italia, ora invece si va direttamente nella capitale. Ha il biglietto pronto anche Carmelo Picciotto, presidente di Confcommercio Messina.

“Sentiamo la responsabilità di dare un segnale forte e pubblico dopo l’ultimo decreto del Governo che rinvia nuovamente la riapertura dei ristoranti e dei bar ad eventuali decisioni del Consiglio dei Ministri – spiega Picciotto, preoccupato per chiusure, crolli di fatturato e perdite occupazionali -  Siamo rimasti sorpresi da questo decreto che ci aspettavamo fosse un apritalia e invece è chiuditalia. Non vediamo cambiamenti e prospettive e non escludiamo manifestazioni forti in contemporanea anche Messina. La situazione delle aziende a Messina al contrario di qualche altra regione dove la banche hanno fatto il loro dovere,  è disastrosa perché gli istituti di credito, tutte col braccino corto, hanno scelto valutazioni rigorose e ognuno si è dovuto arrangiare con gravi rischi per l’economia reale che può essere facile preda in tal maniera di gruppo di dubbia legalità, compreso lo strozzinaggio”.

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