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Cinque persone su dieci non superano la soglia di povertà: l'istantanea di Messina nel report di Limosani

Soltanto il 58% della popolazione dichiara un reddito che proviene soprattutto da settore del pubblico impiego e del privato. In totale 126 aziende hanno un fatturato annuo milionario. Il prezzo del covid? Lo hanno pagato le piccole imprese con pochi dipendenti e chi lavora in nero, cioè 20/25 mila persone

Quante persone lavorano in città? Quanto guadagna un cittadino messinese? Che tipo di lavoro svolge? E ancora, quanto vale la ricchezza delle famiglie? Sono queste alcune delle domande a cui il direttore del dipartimento di Economia dell'Università di Messina, Michele Limosani, risponde per tracciare un quadro economico e sociale della città dello Stretto. Il report "Messina: un'istantena sull'economia della città", divulgato attraverso la collabotazione anche del Laboratorio di monitoraggio civico della spesa pubblica, della casa editrice Mesogea e con il supporto di Gazzetta del Sud e Rtp, vuole aprire la discussione sul futuro della città. 

A pesare sul report c'è anche l'analisi del prezzo che pagheranno i cittadini per la pandemia. "È giunto il momento di porre le basi per la rinascita della città. È il tempo di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità per trasformare una crisi economica e sociale senza precedenti in una grande opportunità di sviluppo", commenta Limosani. Il documento vuole coinvolgere tutti, "soprattutto i giovani - spiega Ugo Magno, di Mesogea - per guardare a un domani al momento piuttosto allarmante". Lo sviluppo dello spirito civico contribuisce allo sviluppo locale anche tramite una collaborazione con l'università e "Messina ha molto bisogno di questa moneta invisibile", sottolinea Sajia di Libellula. 

Il mercato del lavoro e la ricchezza delle famiglie 

A Messina su 230 mila abitanti, 99 nuclei familiari e una famiglia mediamente composta da 2/3 membri, soltanto il 58% presenta dichiarazione dei redditi. "Cioè per ogni soggetto che presenta dichiarazione al fisco esiste un soggetto che non dichiara redditi", commenta Limosani. Si tratta di donne che non cercano lavoro o di soggetti che laorano in nero. Fra questi vanno considerati anche i 18 mila cittadini che hanno richiesto il reddito di citttadinanza. 

Il 33% degli abitanti di Messina guadagna 800 euro al mese, mentre il 40% ha uno stipendio che varia da 1200 euro mensili a 2200 euro. "Ma l'apparenza inganna. Perché su dieci persone che incontriamo quotidianamente e che dichiarano di lavorare almeno 5 non riescono a superare la soglia del reddito di povertà", spiega Limosani. Ancora 4 appartengono alla classe media e soltanto 1 su 10 sta molto bene. 

Nel 2020 la città si conferma a prevalenza di dipendenti pubblici e privati. Ma almeno il 40% dei percettori di reddito è occupata da pensionati. Altri settori produttivi sono quelli della manifattura, dell'edilizia, del commercio e della ristorazione, che rappresntano il 60% delle imprese. Un dato confortante proviene dalle 126 imprese di capitale che nella provincia fatturano più di cinque milioni di euro l'anno operando nei settori energetico, trasporto, credito e grande distribuazione.

"Ci sono anche partecipate pubblic,e aziende sanitarie private, imprese di prodotti alimentari (caffé, acqua minerale, lavorazione carni) e di costuzione - scrive ancora Limosani - Sei aziende fatturano sopra i 50 milioni di euro e alcune società hanno pensato di quotarsi in borsa". 

Il futuro della città e il prezzo del Covid 

Che cosa ci toccerà vedere tra 20 anni? Ancora una domanda a cui Michele Limosani risponde che "la simulazione lascia prevedere un impoverimento generalizzato", si legge nel report. "La riduzione complessiva attesa dei redditi, infatti, determinerebbe un calo della domanda di beni e servizi con le professioni e gli esercizi commerciali sempre più in difficolta", scrive. Situazione, questa, a cui va aggiunto la decrescita demografica, l'invecchiamento della popolazione e la fuga di giovani qualificati. 

Ad aggravare, ancora, la situazione è stato il lockdown che ha colpito soprattutto i redditi delle picole imprese individuali e familiari con pochi dipendenti. Si tratta di 8000 soggetti possessori di attività che hanno dovuto chiudere i battenti per le normative di contenimento del contagio. Anche i 20/25 mila lavoratori in nero stimati hanno subito perdite non indifferenti. 

La crisi come opportunità 

Fra gli obiettivi per contrastare la crisi, proposti infine da Michele Limosani, emerge chiaramente il miglioramento di servizi, strutture e l'aumento della domanda sul mercato del lavoro aprendo a giovani e a categorie svantaggiate maggiori opportunità. Ma "serve unità, coesione e responsabilità", spiega ancora il docente. "Una crisi così profonda può essere trasformata in un'occasione storica per ridare un futuro di speranza alle nuvoe generazioni. 

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