Giovedì, 21 Ottobre 2021
Economia

Vince il concorso come autista, ma l'Atm gli impedisce di firmare il contratto

Il lavoratore avanza 20mila euro di retribuzione maturata da un precedente rapporto di collaborazione. Secondo l'azienda trasporti dovrebbe rinunciare al contenzioso per poter prendere servizio

Cornuto e mazziato. Non può che essere definito così un lavoratore messinese che ha vinto l'ultimo concorso per un posto a tempo determinato come autista dell'Atm, ma si è vista negare la possibilità di firmare il contratto. A bloccare tutto c'è infatti un contenzioso ancora in corso con la stessa Atm e l'agenzia Temporary Spa a cui il lavoratore, secondo quanto disposto da una clausola inserita nel bando dall'azienda trasporti, dovrebbe rinunciare per poter essere assunto, pur non avendo ricevuto il risarcimento già certificato dal tribunale. 

Il lavoratore, infatti, avanza ben 9 mesi di retribuzione quantificabili in circa 20mila euro. La pendenza ha origine da un precedente rapporto professionale con l'azienda di via La Farina che sarebbe dovuto iniziare nell'ottobre del 2017, ma di fatto l'immissione in servizio è avvenuta soltanto nel marzo dell'anno successivo. Da qui le due sentenze del tribunale che dispongono il pagamento degli stipendi maturati. Soldi che il protagonista della vicenda non ha finora ricevuto.

E intanto Atm si rifiuta di provvedere alla nuova assunzione facendo valere la clausola sopracitata secondo cui potevano essere idonei all'assunzione soltanto i candidati che non avevano alcun contenzioso con l'azienda o disposti comunque a rinunciare. Quanto stabilito dal bando era già stato messo in discussione lo scorso giugno dalla Uil. Secondo il sindacato, infatti, il paletto posto da Atm rischiava di invalidare la selezione penalizzando ingiustamente i candidati. 

Ad impugnare la clausola sono adesso i legali che assistono il lavoratore protagonista della vicenda: "una simile condizione è illegittima, i bandi di concorso non possono contenere clausole di esclusione di questo tenore perchè lesive di diritti e principi costituzionalmente protetti".

La vicenda è finita sul tavolo dell'Ispettorato del Lavoro. Ieri mattina tutte le parti interessate si sono incontrate per un tentativo di riconciliazione che però non è andato a buon fine. Atm, infatti, si è rifiutata di ritenere congelata la rinuncia al contenzioso del lavoratore, in attesa della prossima udienza in tribunale fissata ad ottobre, continuando a far valere quanto stabilito nel bando. 

Una storia ancora lontana dal concludersi che vede protagonista un'azienda in fase di liquidazione. E proprio quest'ultimo procedimento potrebbe finire sotto la lente d'ingrandimento della Procura chiamata ad analizzare quelle quaranta pagine in cui il commissario liquidatore Pietro Picciolo spiega le cause che hanno portato al dissesto finanziario. Il documento è stato esaminato anche dalla commissione consiliare al Bilancio durante la quale Picciolo ha parlato di "occulte dinamiche che hanno distrutto un'azienda per interessi che certamente non sono quelli che la legge tutela". 

Una grave allusione a determinate azioni che adesso dovranno essere chiarite dagli organi competenti. Se mala gestio c'è stata si chiarirà nelle sedi opportune, ma quel che è certo al momento è il prezzo pagato dai cittadini, orfani per troppo tempo di un degno servizio di trasporto pubblico, e dagli stessi lavoratori a cui spesso vengono negati i propri diritti. 

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