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La strana storia di Giovanni Rappazzo, il messinese che inventò il cinema sonoro

Redazione

Giuseppe Ruggeri-2di Peppe Ruggeri

Torna al Teatro Antico di Taormina una grande stagione cinematografica. Dal 30 giugno al 6 luglio il programma dell’evento giunto alla 65esima edizione.  La presentazione del Taormina FilmFest giovedì 13, alle 11, con un doppio appuntamento: a Roma, alla Casa del Cinema  con Pietro Di Miceli della Fondazione Taormina Arte, l’amministratore unico di Videobank  Maria Guardia Pappalardo,  il direttore artistico Silvia Bizio e la madrina del Festival Rocío Muñoz Morales e , in contemporanea all’Hotel Metropole di  Taormina con il sindaco Mario Bolognari, il general manager di Videobank Spa Lino Chiechio, il direttore artistico Gianvito Casadonte e la presentatrice delle serate al teatro Antico Carolina De Domenico.

Un appuntamento atteso quello del Taormina Film Fest che ha regalato alla Perla dello Jonio ma anche a Messina, serate straordinarie con divi hollywoodiani.

Ma il connubio cinema-Messina è antico, profondo e saldo. Anzi, la città rivendica i natali di chi il cinema stesso lo ha inventato. Quando meno il sonoro.

Non so quanto possa dirsi nota, almeno dalle nostre parti, la curiosa storia di Giovanni Rappazzo. Nato e vissuto a Messina dove morì nel 1995 alla bella età di 102 anni, Rappazzo si formò nella sua città natale diplomandosi presso l’Istituto Verona Trento come perito elettrotecnico. Il fratello era proprietario dell’Eden Cinema Concerto, un locale all’aperto costruito nel Quartiere Lombardo (viale San Martino) nel 1912, sulle macerie del terremoto.

Fin da giovane, il Nostro si dilettava a operare nelle cabine di proiezione, come succedeva a Totò, il piccolo protagonista del “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore. E fu proprio durante queste sue incursioni che balzò in mente al giovane Rappazzo l’intuizione che avrebbe cambiato la storia del cinema, ovvero quella di “sincronizzare” l’immagine con il sonoro attraverso un complesso sistema meccanico da lui stesso ideato. Nel 1921, Rappazzo depositò il brevetto per quella che lui stesso aveva definito “pellicola a impressione contemporanea d’immagine e suoni”.

Purtroppo, per mancanza di sostegno da parte del governo italiano, non gli fu possibile vendere la sua invenzione né trovare finanziamenti per promuoverla. Scaduto il brevetto nel 1924 e non potendo più rinnovarlo per mancanza di soldi, Rappazzo ne perse l’esclusiva di sfruttamento commerciale. Siccome in precedenza egli aveva fornito ingenuamente alla Fox i suoi progetti e anche una pellicola sonora da lui realizzata, non fu difficile alla facoltosa casa cinematografica statunitense brevettare un sistema di sonoro identico a quello già concepito dal Nostro. Il quale, praticamente in articulo mortis, solo il 22 marzo 1994 fu insignito dell’unico riconoscimento di un’intera vita di lavoro e scoperte: il titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Nemo propheta in patria, è proprio vero. 

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