Giovedì, 18 Luglio 2024
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Redazione

Piovani e la sua orchestra tra grazia e leggerezza sulle note che hanno fatto la storia del cinema

"Note a margine" titolo dell'evento inserito nel cartellone dell’Accademia Filarmonica al Palacultura. Bis e applausi scroscianti per un tour sonoro straordinariamente poetico

Possiedono una grazia e una leggerezza inconfondibili le musiche di Nicola Piovani. Caratteristiche che costituiscono un marchio di fabbrica che ha fatto breccia da tempo in modo definitivo e incontrovertibile nel grande pubblico. Caratteristiche che costituiscono un prezioso dono in termini poetici; sia in sé, musicalmente, sia sul piano del contributo offerto a prodotti cinematografici di altissimo livello. Se n’è avuta conferma assistendo al concerto che ha visto protagonisti lo stesso Piovani, al pianoforte, Marina Cesari (sax), Marco Loddo (contrabbasso) e Vittorino Naso (percussioni), al Palacultura Antonello di Messina.

L’evento era inserito nel cartellone dell’Accademia Filarmonica. “Note a margine” il titolo scelto dal compositore romano per la serata. Un’idea che, nelle parole pronunciate dallo stesso Piovani in apertura, riprende una sorta di racconto autobiografico commissionatogli dal festival di Cannes nel 2003 (col titolo Leçon concert. Grazia e leggerezza, si diceva. Ma anche una sorta di velo poetico che cala sulla realtà, esaltandone purezza e intrinseca bellezza e lasciando in secondo piano la dimensione tragica, anche quando quest’ultima sembrerebbe essere protagonista. Emblematico, in tal senso, l’approccio de “La vita è bella”, sia dal punto di vista musicale sia, ovviamente,  da quello della sceneggiatura e della regia.

Piovani conduce quindi gli spettatori in un tour sonoro – e, in minima parte, anche di immagini proiettate sullo schermo (tratte dai film ma anche da alcuni disegni di Milo Manara) – nelle sue più famose colonne sonore, inframmezzando il tutto anche con brani nati per occasioni extra-cinematografiche.

Il risultato è estremamente gradevole e si giova, per la sua efficacia, della bravura tecnica e della sensibilità espressiva dei quattro esecutori presenti sul palco. Al risultato complessivo apportano un piacevole contributo anche gli intermezzi in cui Piovani racconta aneddoti delle sue frequentazioni con personaggi del calibro di Federico Fellini, Mario Monicelli, Bigas Luna, alternandoli con fugaci riflessioni sulla vacuità della classe dirigente e dei politici in generale e sull’amarezza dei tempi che viviamo. In questi ultimi e – per la verità – anche sulle considerazioni ‘a margine’ di uno dei bis concessi al termine e riguardante le note composte per accompagnare gli spot sulla campagna vaccinale per il Covid, realizzati da Giuseppe Tornatore nel 2021,  Piovani tocca  forse i momenti meno esaltanti e originali del suo spettacolo. Così come poco sfruttata, nel suo complesso, appare l’enorme potenzialità in termini di unità e di messaggio estetico, concettuale ed espressivo che un compositore colto e celebrato come lui consegna alle sue partiture e al rapporto profondo che esse intrattengono con la pellicola. Chi vi scrive, in tal senso, la considera un’occasione persa. Ciò non toglie, però, che l’ascolto e la fruizione dello spettacolo, nel suo complesso, risulti molto piacevole e che vada anche dato atto alla bravura e alla pertinenza tecnico-espressiva degli altri esecutori. Marina Cesari, ad esempio, è assolutamente a suo agio con la scrittura di Piovani, che asseconda con scelte agogiche felici, così come Marco Loddo e Vittorino Naso risultano sensibili padroni dei loro strumenti. Ne risulta un’ottima sintesi eufonica (cui collabora ottimamente il curatore del suono Simone Mammuccari), cui si accompagna un equilibrato uso delle luci a cura di Danilo Facco.

Applausi scroscianti dalla gremita platea del Palacultura, al termine, e, come detto, richieste accontentate di bis altrettanto graditi.

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