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Redazione MessinaToday

Le due facce della guerra del Donbass, Macris: “Basta propaganda, facciamo in modo che gli studenti sappiano tutta la verità”

Il duro atto d'accusa del docente del Maurolico nei confronti non solo del fascismo ucraino, ma anche dell'estrema debolezza e sudditanza dell'Europa agli Stati uniti

Dopo il silenzio imposto nella nostra città, a giugno, sul politologo e filosofo russo Aleksandr Gel'evič Dugin, adesso, 11 novembre, si apre a Palazzo dei Leoni una mostra sulla dimenticata, ma pur “europea” guerra del Donbass. Chi scrive è docente visitatore presso l'Università Statale di Donetsk, presidente dimissionario del Centro di Rappresentanza della Repubblica popolare di Lugansk in Italia e ha una conoscenza diretta, purtroppo, dei fatti. Davvero si vuole che gli alunni delle scuole messinesi, invitate a visitare la mostra di cui sopra, si alimentino di propaganda? Perché non fare, invece, loro sapere che l’eroe nazionale dell'Ucraina è dal 2014 Stephan Bandera, collaboratore delle SS., nonché fondatore del battaglione Galizia delle stesse SS? Sono informati gli alunni che la guerra in Donbass, dovuta al desiderio delle multinazionali angloamericane d’impadronirsi di un ricco sottosuolo e gestita, per loro conto, dal 2014, dal governo ucraino, frutto di un colpo di Stato violento nel febbraio 2014, si sviluppa contro la popolazione civile russofona e russa? La legge contro l'insegnamento della lingua russa, che riguarda almeno 10 milioni di cittadini ucraini, segue gli standard del diritto europeo dei popoli? È un fatto che tra le vittime civili di questa guerra (circa 5000), ripetiamo, dimenticata, ci sono più di un centinaio di bambini, ricordati a Donetsk e Lugansk, capitali del Donbass indipendente, che è insorto a mani nude contro le forze armate ucraine nel maggio 2014: sono anch'essi testimonianza dei valori europei difesi ed offensivamente affermati dall'Ucraina!

Forse pochi italiani sanno che a Slaviansk, nel maggio 2014 è morto, anch'egli vittima dei valori sostenuti con la solita forza dagli europei (!), il fotografo italiano Andrea Rocchelli, le cui  foto, quelle sì, meriterebbero una mostra; e che il suo assassino, un militare ucraino, Vitaly Markov, ha riportato a Pavia in primo grado una condanna a 24 anni di reclusione: il fatto è che i testimoni in Europa sono scomodi. Né Rocchelli è il solo caduto vittima di quegli ucraini che vorrebbero essere accolti nell’Unione Europea: anche un fotografo greco, Athanasios Kosse è caduto vittima degli euroucraini durante la battaglia per l'aeroporto di Donetsk.

Perché, invece di visitare questa mostra ucraina non far vedere agli alunni delle scuole il bel documentario del famoso regista americano Oliver Stone, premiato a Taormina nel 2016, ma assente nelle sale, forse sempre nel nome della democrazia europea?

A nostra conoscenza, c’è una sola eccezione in questo assurdo silenzio: il liceo "Maurolico", che già da tre anni, aiuta con lai beneficenza i bambini di Gorlovka, gli ultimi della Terra, a cui l'Ucraina “europea” spara mentre sono nelle scuole e negli asili, incarnando così, al di sopra di ogni propaganda, l'ideale di humanitas che l'Europa odierna, dimentica delle proprie origini, ignora, in preda, sembra, ad una nuova e antica barbarie. 

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