Lunedì, 20 Settembre 2021
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Le vie dei tesori, Messina riscopre Maria Costa e la poesia del mito: viaggio tra cimeli e storia

Grande afflusso nella casa museo di una delle voci poetiche più alte e significative della città dello Stretto che ha salvato “il patrimonio linguistico dei pescatori della Riviera del Faro”

Folta affluenza di pubblico alla Casa Museo “Maria Costa” nella prima domenica de Le vie dei tesori, a Messina. La semplice abitazione della poetessa, fresca di restauri a opera dell’infaticabile Pippo Crea, è stata meta di visite durante tutto l’arco della mattinata. I presenti hanno potuto ammirare la mostra di fotografie che raccontano la vita della Costa ed entrare nelle stanze ove è allocata la piccola biblioteca e i numerosi cimeli e riconoscimenti ricevuti.

Si ricorda che la Casa Museo resterà aperta in orario mattutino, dalle 10 alle 13 i giorni di domenica 19 e 26 settembre.     

Un’audioguida ha accompagnato i visitatori nel corso della loro esplorazione del microcosmo di una delle voci più alte e significative della tradizione poetica messinese.

L’audioguida, curata da Gisella Schirò, ripercorre la storia della poetessa.

Ecco, di seguito, il testo di Giuseppe Ruggeri.

Maria Costa, la piesia come bisogno

Nata nel popolare quartiere detto “delle Case Basse”, nel cuore della riviera nord di Messina, Maria Costa rappresenta una delle voci poetiche più alte e significative della città dello Stretto. Favole, miti e leggende di quel braccio di mare che Edoardo Giacomo Boner ha definito “Bosforo d’Italia”, hanno costituito la trama dei suoi versi ormai riconosciuti e apprezzati da studiosi e appassionati di tutto il mondo. Versi che cantano una Messina che non c’è più, ma la cui memoria è mantenuta viva da un rosario di storie e tradizioni che animano il presente, saldandolo con forza al proprio passato. Di questo passato, intriso di riti e racconti marinari, di pescatori che predicono i venti e narrano di mostri e divinità con eloquente solennità, Maria Costa si è resa preziosa e irripetibile interprete, consegnandoci così un’eredità di parole e gesti che difficilmente potrà essere dimenticata.

Scrive di lei Giuseppe Cavarra: “In Maria Costa la poesia nasce come bisogno di estrinsecare la propria esperienza, perché sia di giovamento a tutti lungo la strada comune, come modo di rivivere con sofferenza il dolore degli uomini. Una scrittura poetica la sua, come apertura al dialogo, come fiducia nella forza della parola che scava in profondità senza infingimenti o compiacimenti. Ciò fa sé che nella Poetessa di Case Basse la parola poetica si faccia di volta in volta senso ritrovato di un’umanità che non conosce limiti, partecipazione sofferta e silenziosa alle ragioni degli altri”.

Vede la luce nel dicembre del 1926 tra le mura della casa che il padre Placido, pescatore e affabulatore i cui ‘cunti’ le trasmettono fin dall’infanzia la passione per la poesia, ha edificato nel 1890 sulle rive che, dall’alba al tramonto, s’affacciano sul continente. Una spiaggia d’incantevole fascino distesa ai piedi di un mare padre e padrone, lo stesso mare dal quale, il 28 dicembre 1908, si era sprigionato il più temibile dei mostri che, in una manciata di secondi, aveva raso al suolo quaranta secoli di storia. Maria non aveva assistito al disastro, all’epoca non era ancora nata ma nei versi accorati di alcune sue poesie vibra il dolore e lo sgomento della sua memoria ferita. Una partecipazione, quella alla storia della sua città, che la Costa mantenne inalterata per tutta la vita, quale elemento fondante della sua personalità, oltre che della sua cifra poetica.

Personalità forte e dirompente, come può testimoniare chi la conobbe, Maria Costa affascinava da subito i suoi interlocutori rapiti dal modo che aveva di recitare i suoi versi con la sua voce stentorea, ove gorgogliavano suoni antichi dal timbro e sapore profetici. Anche per questo motivo, era soprannominata la “Sibilla dello Stretto”, quasi a conferire una dimensione sacrale a un canto che scaturiva dalle oscure profondità dell’anima.

Nata da una numerosa famiglia d’umili origini nella prima metà di un secolo funestato da guerre e cataclismi d’ogni genere, Maria Costa trascorre la sua giovinezza nell’allora popoloso quartiere dove ci troviamo, un pugno di case poste sotto il livello della strada costruite nell’Ottocento e abitate da pescatori. Case figlie di quel mare che, insieme ai venti che lo dominano, la Poetessa assurge presto a simbolo stesso della sua città che appunto sul mare è nata e da cui trae vita e ricchezza. Una vocazione che mai sfugge a Maria, consolidandosi sempre più negli anni, sottolineata dalle tante immagini d’epoca che la raffigurano inquadrata con dietro l’amata distesa azzurra.

Ma non è il mare solamente a campeggiare alle spalle dell’ancora giovane e vigorosa Poetessa, in altre immagini si vedono gli alberi piantati nel cortile di casa. In un’altra immagine Maria posa a fianco del padre, a lui accomunata dal volto abbronzato i cui tratti asciutti e decisi, denotano la lunga consuetudine all’arte marinara. Un’altra immagine ancora raffigura la riviera del quartiere prima che le colate di cemento negassero ai suoi abitanti la familiare vista del mare. Sullo sfondo le morbide colline peloritane, esse pure non ancora deturpate dagli innumerevoli complessi edilizi che oggi macchiano il loro rigoglioso manto verdeggiante.

Il tempo trascorre all’ombra del piccolo pozzo antistante la casetta che Maria Costa ha eletto a luogo dell’anima, fonte primaria della sua ispirazione poetica. L’artista e devoto amico Pippo Crea si offre di abbellirla dipingendovi figure, immagini e versi connessi all’attività letteraria della Costa. E’ il primo nucleo del piccolo museo, diventato poi centro studi, che oggi rinnova il ricordo e l’opera di Maria e il valore che quest’ultima riveste nella conoscenza di quello straordinario scrigno di ricchezza lessicale che è il dialetto marinaro di Case Basse. Come acutamente spiega Giuseppe Rando, per il quale alla Costa “si deve (…) la salvezza del patrimonio linguistico protonovecentesco dei pescatori della Riviera del Faro di Messina: avendolo la poetessa codificato sulla pagina scritta (e stampata), quel linguaggio ha difatti acquistato la stabilità della lingua”.

Il Comitato “Antico Borgo Marinaro delle Case Basse”, l’Unesco e la Regione Siciliana affiancano il centro studi che oggi porta il suo nome. Costituitosi nel 2017 e attualmente presieduto da Lillo Alessandro, il centro promuove la figura e l’opera di Maria Costa organizzando incontri, convegni, gare poetiche, letture, visite guidate, incontri didattici. Gli interni della casa, poche e piccole stanze – un ingresso, cucina, ripostiglio, camera da letto, bagnetto – riflettono l’estrema semplicità di una quotidianità vissuta nel sereno flusso di ritmi antichi e regolari. L’ingresso ospita una libreria che custodisce i testi della Poetessa oltre a volumi di altri autori liberamente elargiti, e una vetrina di fotografie raffiguranti diversi momenti della sua vita privata. Nella stanza da letto, dove nel settembre 2016 morì, sono esposti i suoi numerosi trofei di concorsi e riconoscimenti letterari, tra cui i prestigiosi Premi Buttitta e Colapesce.

Nel 2006, il nome di Maria Costa è stato inserito nel Registro dei Tesori Umani Viventi – Patrimonio Unesco, della Regione Siciliana.

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