Domenica, 21 Luglio 2024
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"Li chiamavano Mata e Grifone", Eliana Camaioni semifinalista al Termini Book Festival

La scrittrice fra i 22 che hanno superato le durissime selezioni del concorso nato in collaborazione con Giallo Mondadori. Il racconto con i fondatori di Messina nei panni di due investigatori per parlare dei tesori della città ma anche per difendere lo Stretto dalla minaccia Ponte

Sono ventidue i semifinalisti del prestigioso premio letterario bandito dal Termini Book Festival in collaborazione con Giallo Mondadori, annunciati sulla pagina ufficiale del Festival. Fra di essi la scrittrice Eliana Camaioni, unica messinese, che col suo racconto “Li chiamavano Mata e Grifone” ha superato le durissime selezioni dei pre-giurati. “Quest'anno il livello medio dei racconti arrivati è stato molto alto, senza precedenti analoghi nella sia pur breve storia del nostro premio” si legge nel comunicato ufficiale, dal quale si apprende che i finalisti “non saranno più tre come previsto dal bando ma cinque, e saranno comunicati l'1 settembre”.

“E' stata per me una sfida personale scrivere un giallo poliziesco, io che finora ho preferito gli aspetti mystery del giallo, ma ho voluto comunque cogliere l'occasione per parlare dei tesori della nostra città”. spiega Eliana Camaioni, giustificando la scelta del titolo. “Mata e Grifone, fondatori di Messina, sono l'emblema di una città in cui tutto sembra essere doppio e invece è Uno: ecco perché, ancora una volta, ho scelto una coppia di investigatori, e non c'era migliore occasione per associarli alle energie dei nostri fondatori. Ma non mi sono fermata a questo: ho voluto che tutto il racconto parlasse di Messina, e ho colto l'occasione per dire la mia a proposito del Ponte”. Scelta coraggiosa? “Sicuramente. Ma non è più tempo di stare a guardare: ciò che a suo tempo Mata e Grifone, Rea e Crono fondarono, oggi è compito nostro custodire. E noi artisti siamo chiamati per primi a raccogliere il testimone: lo Stretto è un patrimonio millenario di cui siamo eredi, e tocca a noi oggi custodirlo. E a Messina siamo sempre di più gli artisti che attraverso le proprie opere stanno raccontando al mondo cos'è stata Messina, quali sono i suoi tesori, e qual è il patrimonio unico al mondo che col Ponte si rischia di deturpare. E non c'è modo migliore di farlo se non attraverso le storie e i racconti”.

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