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Lunedì, 8 Agosto 2022
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Nessun dorma, la Messina degli amori e dei misteri: il nuovo libro di Eliana Camaioni

Un ritmo scandito dal passaggio, ben noto ai patiti del “fantathriller”, attraverso i sotterranei cammini dell’acquisizione della coscienza del Sé in un susseguirsi di colpi di scena che rendono avvincente un racconto destinato a esser letto tutto d’un fiato. La presentazione al Museo regionale

“Nessun dorma” - forse una delle più belle romanze liriche della storia della musica e “cuore” dell’ultima e incompiuta opera di Giacomo Puccini, quella “Turandot” dall’irrisolta contraddizione tra crudeltà e passione - è il titolo che Eliana Camaioni consegna alla sua ultima fatica letteraria. “Nessun dorma” (Algra Editore, 2022) è un testo poliforme e variegato e, per più di un verso, difficile. Difficile per la lettura dei significati - che spaziano dalla decrittazione di antichi codici a richiami simbolici di forte sapore esoterico - ma anche per la scelta di alcune ambientazioni particolarmente “misteriche” di Venezia e di Messina. Città di mare entrambe, affidate dunque ai capricci del vento e delle tempeste, e nel cui grembo riposano migliaia di storie sapientemente occultate dal fitto velo delle metafore che le rappresentano. E che pertanto, inevitabilmente, saldano tenaci e a volte oscure appartenenze tra narrazione e personaggi.  

Scrittrice “professionale” - e non solo “professionista” si badi bene - la Camaioni, dottore di ricerca in filologia e studiosa di civiltà antiche che nel suo “pedigree” inanella, nel 2012, il premio “Terremoti di carta” con il racconto “Senza paracadute”, e nel 2015 il premio “Osservatorio Città di Bari” con la sceneggiatura teatrale “Caffè macchiato”. Collaboratrice della rivista “Letteratitudine”, è suo il blog #unminutodilibri per il quotidiano online “Messina Today”; ha inoltre pubblicato “Di verità non dette” (2007), “Il legame dell’acqua” (2008), “L’amore tiepido” (2014). Il suo è uno di quegli esempi – non molti, in verità, ma forse proprio per questo certamente apprezzabili – di un “sano” rapporto con la città dello Stretto, della quale la Camaioni contribuisce a eviscerare connotazioni profonde e inquietanti che traggono, come nel nostro caso, dalle origini più remote di Messina.

Spunto d’ispirazione – come l’autrice spiega in postilla – lo studio e la traduzione di due antiche steli egizie rinvenute nel 1907 nell’abside centrale della Cattedrale e in atto collocate all’esterno del Museo Regionale - complice un articolato studio di Alessandro Fumia contenuto nel saggio: “Quaderno di Ricerca sulle Pietre Egizie del Museo di Messina” (Andrea Lippolis Editore, 2006). Giusto da qui prende avvio una vicenda giocata rigorosamente sul registro della doppia voce narrativa, e il cui ritmo si fa sempre più serrato per le continue implicazioni e concatenazioni che a getto costante ne scaturiscono. Un ritmo scandito dal passaggio, ben noto ai patiti del “fantathriller”, attraverso i sotterranei cammini dell’acquisizione della coscienza del Sé in un susseguirsi di colpi di scena che rendono avvincente un racconto destinato a esser letto tutto d’un fiato.

Se l’invenzione – come ci ha insegnato il Manzoni - è lo strumento messo in mano al prosatore per trasmettere il proprio messaggio umano e artistico, si deve dar atto alla Camaioni di averla saputa ben contemperare con un più che ricco bagaglio di cultura archeologica. Questo dà modo alla Nostra di spaziare, con disinvolta perizia, in territori inaccessibili ai profani della materia trasformati in intriganti labirinti della fantasia da una scrittura scorrevole, colta ma mai ridondante, puntuale e arguta quanto basta a sdrammatizzare i momenti di più elevata tensione narrativa.

Quale connotazione finale, il più che pregevole sforzo letterario di Eliana Camaioni mi sembra aggiungere un significante tassello alla comprensione della complessiva identità della nostra città la quale, come del resto le comunità più datate, getta radici profonde nel mondo magico dei misteri e dell’ultraterreno. Un’identità che intrigantemente si disvela nel capitolo finale del romanzo, ambientato nella mitica “Risa” - luogo-simbolo di una Messina persa nelle nebbie del tempo, oggetto di un affascinante racconto firmato da Michele Ainis e dato alle stampe qualche anno fa. Sotto le cui “acque impenetrabili” Eliana giura di aver trovato, con Lelio Bonaccorso che ha realizzato l’immaginifica copertina del romanzo, la misteriosa “Camera dello Zodiaco”.

Il libro sarà presentato venerdì 8 luglio alle 18.45 al Museo regionale di Messina. Dialogheranno con l'autrice Cristina Marra eDaniela Conti. Previsto anche un momneot di teatralizzazione a cura degli allievi dell'Accademia Il Sistina, Giorgia Donato, Desirée Marino, Attilio Terzi Lombardo.

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