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Lunedì, 8 Agosto 2022
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Lobby & Logge, Palamara: “La mia storia comincia anche da Messina, non racconto contro la Magistratura ma per i futuri giudici”

L'ex magistrato a Barcellona Pozzo di Gotto presenta il suo libro e avverte: “Bisogna squarciare il velo di ipocrisia". Il senatore Morra: "Il problema è che legislativo, esecutivo e giudiziario sono la stessa cosa"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MessinaToday

Il Caso Amara e il Caso Montante, i fatti raccontati da Luca Palamara in prima persona che descrivono un sistema – quello della Magistratura – dal punto di vista interno, gli atti desecretati  - solo quelli fino al giorno della strage - relativi alla vicenda del giudice Falcone letti da Palamara  e quelli successivi mai svelati, la famosa audizione dello stesso Giovanni Falcone del 15 ottobre 1991 durante il quale il Magistrato viene “processato”, lo sciopero dei Magistrati contro l’intenzione di Falcone di creare la legislazione anti-mafia. Questo e molto altro è raccontato, senza romanzare, all’interno del libro “Lobby & Logge” di Luca Palamara e Alessandro Sallusti, presentato lo scorso 30 luglio presso i locali dell’Azienda Agricola ARART a Barcellona Pozzo di Gotto (ME).

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Noi italiani siamo dei vigliacchi. La verità non necessità di tanto tempo. Bisogna chiedersi se la si vuole raggiungere o meno.” Così il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra, dopo alcuni episodi raccontati alla folta platea dell’evento. Il tema giustizia e il suo odierno significato in “Lobby & Logge” è l’obiettivo primario. Se con “Il Sistema” viene squarciato il velo di protezione e l’intoccabilità dei Magistrati, nell’ultimo libro di Luca Palamara e Alessandro Sallusti si prende atto della sovrastruttura, anti-costituzionale e anti-democratica di cui è intriso il Paese, iniziando proprio da chi dovrebbe dedicarsi all’applicazione della legge: la Magistratura.

Ci sono tante storie che sembrano separate e sono tutte unite da un filo, il filo di Siracusa, di Messina, di Roma, di Perugia, storie che girano attorno a tanti personaggi più o meno noti. “Ne ho scritto – continua Palamara - con tanto di riscontro di atti scritti e testimonianze, senza romanzare nulla. Anche da qui, da Messina, inizia certamente gran parte di questa storia che è un racconto che voglio portare fino in fondo, senza commentare alcun atto giudiziario, ma soltanto evidenziandone i fatti”.  L’ex magistrato del CSM parla dei rapporti intrattenuti con l’imprenditore Montante e oggetto delle ultime pronunce da parte del Tribunale di Caltanissetta, sottolineando come alcuni fatti emergano e siano sottoposti all’attenzione della magistratura inquirente e altri, invece, non arrivino mai al CSM. “Forse perché – suggerisce Palamara - c’era qualche magistrato scomodo? Forse perché era coinvolto qualche Magistrato appartenente ad altre aree? I cittadini devono sapere e formarsi la loro idea e la loro opinione.”

“Il racconto Lobby & Logge e prima ancora Il Sistema nasce dall’esigenza sentita di voler dire la verità, non pentitismo ma parresia per raccontare realmente come sono andate le cose. Sono rimasto colpito nel vedere che un Magistrato che ho sempre stimato – Marco Bisogni – anche per quello che ha fatto a Siracusa, abbia improvvisamente cambiato filone e si sia impegnato a raccontare qualcosa di diverso, limitandosi a screditare. Oggi, vorrei capire perché. Proprio oggi, 30 luglio, ho sporto una querela nei confronti del collega Bisogni. – afferma Luca Palamara -  Ora mi chiedo perché Marco Bisogni ha cambiato versione e definisce calunnioso il racconto relativo all’avv. Amara. Per quale motivo sta accadendo questo all’interno della Magistratura? Perché si vuole trascinare questa storia nel CSM? Non è più possibile raccontare frottole ai cittadini”.

Il giornalista Enzo Basso, anch’egli vittima di un sistema che non sa ascoltare il cittadino e attuare quei meccanismi di equità che reggono l’intoccabile principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, ha moderato la riflessione che ha suscitato tra il pubblico un lungo dibattito. Un evento in presenza per ascoltare la voce dei protagonisti, il racconto delle pratiche lottizzatorie per le nomine ai vertici dei Tribunali italiani, che si è saldata a doppio filo con due storie giudiziarie partite dalla Sicilia: il Caso Amara e il Caso Montante, filoni giudiziari ancora aperti. “Se mi sento ancora un Magistrato? Certo che lo sono! Il mio– chiarisce Luca Palamara –  non è un racconto contro la Magistratura ma per i futuri Magistrati che dovranno farsi carico di una responsabilità importante: ridare dignità al Sistema e al Paese Italia, garantendone i principi di democrazia. ‘La legge è uguale per tutti’ deve tornare ad avere il significato che gli spetta! La Giustizia ha bisogno di ognuno di noi, ma soprattutto dei futuri magistrati”.

Proprio sul punto, il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra non ha esitato a incoraggiare i presenti a fare la propria parte da cittadini e chiarire che “fare antimafia oggi significa scoprire che il nostro Stato è molto più compromesso di quanto si creda. Molto spesso ai convegni e alle celebrazioni antimafia – puntualizza Morra - si hanno immense passerelle di persone che, con grande capacità di simulazione, tutto dovrebbero fare tranne che trovarsi lì. Mi è stato raccontato nei giorni scorsi come un magistrato che stimo molto e che ha già pagato a caro prezzo il cancro del sistema, alla vista di altri colleghi, non è nemmeno sceso dall’auto per non doverli incontrare. Ecco, questo la dice lunga sul Sistema Magistratura al servizio dell’Italia e del grado di indignazione che dovrebbe travolgere noi cittadini”.

L’evento è stato organizzato dallo Studio Creativo DAVIDEVsgolia di Aurelio Coppolino che ne ha curato gli aspetti logistici e sostanziali, avendo ben chiaro l’obiettivo da raggiungere. “Lo Stato italiano ha deciso di poggiarsi su fondamenta instabili – ha dichiarato Coppolino - Un terzo dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura è espressione del Parlamento e quindi vi è, già a monte, il disconoscimento di quanto previsto dalla Carta Costituzionale riguardo la distinzione fra i poteri. Come organizzatore, nonché come cittadino e come vittima della mala giustizia e mala politica, ho inteso dare voce a chi cerca nel concreto di modificare ciò che non potrà esserlo, se non attraverso una rivoluzione

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