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Venerdì, 27 Gennaio 2023
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“Messina tra macerie e incanti”, storie e personaggi della città raccontati da Peppe Ruggeri con un occhio al futuro

Il mare come piattaforma di lancio per lo Stretto nel libro del medico-scrittore presentato a Palazzo Zanca

Presentato sabato 26 presso il Salone delle Bandiere del Municipio il volume “Messina tra macerie e incanti” di Giuseppe Ruggeri (prefazione a cura di Sergio Di Giacomo). La pubblicazione raccoglie una serie di articoli, conferenze e introduzioni che l’Autore ha collazionato per offrire ai lettori uno spaccato di vita cittadina ripercorso attraverso personaggi, libri ed eventi della sua storia. Ma anche attraverso i numerosi musei, presenti in città e dintorni, testimoni della memoria cittadina. Una memoria segnata da grandi catastrofi ma pure dalla tenace volontà di risorgere dalle proprie ceneri dopo ogni disastro.

Parecchie ancora, a Messina, le “macerie” di tante distruzioni, dietro le quali, però, occhieggiano altrettanti “incanti” che un occhio innamorato, come quello dell’Autore, non può non cogliere e far assurgere a simbolo dell’auspicato rinascimento di un’urbe che fu “civitas locupletissima”.

Riportiamo, qui di seguito, un capitolo dedicato alla vocazione territoriale per eccellenza di Messina: il mare.

messina ruggeri“Perché il mare è importante per Messina? Perché rappresenta la vocazione naturale del suo territorio, il che equivale a dire che non esiste attività – dall’imprenditoria alla cultura – che possa prescindere dal mare. E non mi riferisco soltanto alle infinite declinazioni artigianali – pesca, industria nautica, produzione enogastronomica – ma anche e specialmente all’indotto economico derivante dal proficuo impiego di questa immensa risorsa naturale. Mare significa inoltre infrastrutture e dunque trasporti, turismo.

Ma mare vuol dire pure, e soprattutto, riflessione a tutto campo su quella che è stata la storia della nostra città. Proprio grazie a questa riflessione Messina – e i messinesi – potranno acquistare coscienza del loro ruolo ottemperando così all’obbligo, in carico a ciascuna comunità, di svolgere una parte nella complessiva costruzione dell’assetto sociale. Al di fuori d’ogni possibile logica di campanile sia chiaro, ma pur sempre serbando in sé quel saldo senso d’appartenenza necessario alla loro complessiva autostima che, negli anni, appare sempre più in declino.

Per farlo, occorre agire sui complessi dinamismi sottesi alla “reidentificazione” di Messina con il suo mare e, pertanto, con le correlate potenzialità produttivo-economiche e di recupero valoriale. Un processo reidentificativo che probabilmente dura da anni ma non ancora, evidentemente, in misura abbastanza efficace per sortire risultati apprezzabili. Esempio ne sia, uno tra tutti, la mancata riqualificazione del “waterfront”, il che, differentemente da quanto in molti credono, non rappresenterebbe una mera opera di maquillage estetico, bensì un’autentica “rivoluzione” in termini di riacquisizione di coscienza identitaria.   

E’ da questa coscienza che deve ripartire il conto alla rovescia che prelude al lancio – anzi al “rilancio” – di Messina verso il futuro. Un futuro che bisogna avere il coraggio d’intestarsi come messinesi attivi e mai passivi, pronti a scommettersi sul non facile terreno delle sfide di una contemporaneità sempre meno attenta ai valori rispetto al profitto. E’ con questa contemporaneità che i messinesi devono misurarsi, mirando a essere protagonisti e non antagonisti, esclusivi, certo, ma anche inclusivi, senza mai dimenticare che il mondo è bello perché è vario e, se si vuole, c’è sempre spazio per tutti. Proprio come nel mare”.

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