Martedì, 16 Luglio 2024
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Il mito di Ècate per connettersi al proprio io interiore: inaugurata la mostra di Stefania Pennacchio

La divinità greca rivive nel silenzio senza tempo degli scavi archeologici dell’antica Naxos

Una mostra per connettersi al proprio inconscio, per ritrovare il proprio mondo interiore accompagnati dal mito di Ecate, divinità greca che rivive nel silenzio senza tempo degli scavi archeologici dell’antica Naxos con le sculture di Stefania Pennacchio: le sacerdotesse oranti, la dea dal triplice volto – giovane, matura, anziana – e infine il rito delle trottole e la Grande Trottola, un’urna circolare cui affidare i propri sogni, scritti su un foglietto di carta al termine del percorso di visita.

Nel solco dell’arte relazionale – che si nutre di contenuti e riflessioni tramite i QrCode e culmina con il gesto arcano e rivoluzionario della “scrittura a mano” (sempre più raro nell’era digitale) – si è inaugurata nei giorni scorsi al Parco di Naxos, fra gli scavi della prima polis greca in Sicilia, la mostra di Stefania Pennaccchio “Ecate. La via del desiderio”, a cura di Angelo Lorenzo Crespi.

Fra i presenti, insieme all’artista, lo psicanalista Andrea Rapisarda che ha affiancato Pennacchio nel concept del percorso di arte relazionale, l’assessore alla Cultura del Comune di Giardini Naxos, Fulvia Toscano, la funzionaria archeologa del Parco di Naxos, Maria Grazia Vanaria ed altri professionisti che hanno partecipato al progetto.

La mostra - nata da un’idea dell’artista e della direttrice del Parco Archeologico Naxos Taormina, l’archeologa Gabriella Tigano – sarà visitabile fino al 30 ottobre 2024. Il biglietto è incluso nel ticket di ingresso e gli orari di visita coincidono con quelli del Parco (www.parconaxostaormina.com).

Un evento in notturna è in programma il 10 agosto, con “La Notte di Ècate”: visita sotto le stelle con la colonna sonora di versi e strumenti dell’antica Grecia a cura della musicologa e lirista Rosa Fragorapti e le installazioni visual di Giuseppe La Spada, fotografo e regista da sempre focalizzato sul rapporto uomo-natura. Per l’occasione, con la partecipazione del curatore, sarà anche presentato il catalogo della mostra.

Che sia argilla declinata secondo la tecnica giapponese del raku, o – come in questo caso – il semire, impasto ceramico refrattario a grana grossa, Stefania Pennacchio è un’artista la cui produzione è segnata da una continua sperimentazione: uno stile personale e riconoscibile, declinato con l’uso dell’argilla e del bronzo.

“Una cifra estetica che fa appello alla sua intera esistenza mediterranea declinata in una voce decisa e femminile”, spiega Jean Blanchaert, critico d’arte e artista, co-curatore con Philippe Daverio nel 2010 a Berlino della sua mostra “Ananke – Dei ed eroi tra Scilla e Cariddi”, allestita all’Istituto Italiano di Cultura. Mentre Vassilis Vassiliades, curatore della Biennale di Larnaca, (Cipro, 2021) l’ha descritta così: “Quando Stefania Pennacchio tocca l'argilla, ascolta i ricordi della sua terra che con piccole impercettibili vibrazioni riaffiorano in superficie, come la preghiera delle ragazze del tempio, come il richiamo al visitatore sconosciuto. Cerca di intervenire il meno possibile. Rimane concentrata sulla vera missione dell'artista che, durante l’atto creativo, sta in realtà rivelando ciò che già esiste”.

Per Naxos, Pennacchio ha immaginato un percorso condiviso con i visitatori che, inquadrando i QR Code, potranno interagire con le sei grandi sculture disseminate lungo l’area archeologica. Una di queste, in particolare, rievocherà una tradizione religiosa degli antichi abitanti di Naxos. Sarà infatti collocata proprio all’incrocio di una delle vie principali (la platèia B), della polis, in corrispondenza delle basi quadrangolari in basalto lavico dell’Etna che, forse, erano altari dove ogni giorno – come succede ancora oggi nei centri storici di città e borghi di tutta Italia - i cittadini onoravano le divinità con offerte votive.

A spiegare il rituale che attende i visitatori al Parco di Naxos è la stessa Pennacchio, che ha elaborato il progetto con lo psichiatra e psicanalista Andrea Rapisarda: “Lungo il percorso dell’antica polis saranno presenti otto domande, fruibili attraverso la scansione di QRcode e che aiuteranno i visitatori a mettersi in contatto con la fonte personale dei propri desideri”. L’esperienza si concluderà con la scultura “Grande trottola di Ecate” che raccoglierà i desideri di tutti coloro che vorranno lasciarne traccia.

Dea che protegge - e dalla quale proteggersi – Ecate era percepita come una divinità misteriosa, al contempo benevola e crudele verso i mortali. Così la descrivono gli studiosi della cultura greca. Una ulteriore sfida per l’artista, come sottolinea il curatore: “Mi ha sempre incuriosito — spiega Angelo Crespi — l’idea che la parola “desiderio” sia etimologicamente affine al termine “disastro”, quasi che la caduta delle stelle fosse nello stesso tempo un momento di anelito ma anche di timore. Ecate è la dea che rappresenta questo duplice sentimento. E non trovo modo migliore, perché un’artista contemporanea attenta qual è Stefania, si confronti con l’archeologia, in un misto di riverenza e di complicità”.

Alla mostra è dedicato un evento in notturna, il 10 agosto, con “La Notte di Ècate”: visita sotto le stelle con la colonna sonora di versi e strumenti dell’antica Grecia a cura della musicologa e lirista Rosa Fragorapti e le installazioni visual di Giuseppe La Spada, fotografo e regista da sempre focalizzato sul rapporto uomo-natura. Per l’occasione, con la partecipazione del curatore, sarà anche presentato il catalogo della mostra.

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