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Mizzica che jazz, rivive il mito a Sant'Agata Militello

I musicisti siciliani e quelli neri che hanno dato vita al genere musicale più rivoluzionario, raccontati da Marina Romeo in una serata da non dimenticare

 

Uno spettacolo dentro lo spettacolo fra usica, recitazione un pezzo di storia della Sicilia che riaffiora prallela a quella del grande jazz.

Rivive un mito al castello Gallego di Sant'Agata Militello, che ieri sera si è trasformato in una New Orleans di fine ottocento grazie allo spettacolo "I siciliani che inventarono il jazz", promosso  dell'associazione  musicale "Giuseppe Verdi" e coordinato da Maria Grazia Gagliano.

Ma a raccontare una storia sconosciuta e accattivante è stata Marina Romeo che è riuscita ad esprimere pienamente quella magica stagione in cui musicisti siciliani e neri diedero vita al genere musicale più rivoluzionario del novecento.

"Mizzica, questo è jazz!", narra la storia di Tony In, un ragazzo siciliano emigrato in America nel 1910 e quella di Jim nipote di schiavi, "scaricatore di porto per necessità e musicista per vocazione".  

Ad affiancare  Marina Romeo autrice del testo e regista, Giovanni Cascio e Franca Casarona. Le parole degli attori sono stati supportati dall'esecuzione dal vivo del "Nebrass Quintet" con Antonio Artino, Andrea Marino, Salvatore Immorlica, Salvatore Marinaro e Vincenzo Perez.  

Dopo la rappresentazione, il concerto "Sotto il segno del Jazz" con la cantante Manuela Ciunno ed il pianista Seby Burgio, ospite d'onore  sul palco, Sjepko Gut, trombettista tra i più noti al mondo, che ha regalato alla platea brani classici jazz rivisitati dal suo estro artistico d'avanguardia.

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