Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Mostra storica su medicina e farmacia, il reperto più antico in lingua greca

Chicca dell'esposizione alla Biblioteca comunale, il manoscritto in lingua greca del dodicesimo secolo contenente un frammento del Methodus medendi di Galeno

Inaugurata il 21 settembre, rimarrà in esposizione fino al 6 ottobre presso i locali della Biblioteca Regionale la mostra bibliografica “Medicina e Farmacia dal 1497 al 1830 nel prezioso patrimonio dei Fondi Antichi della Biblioteca Regionale di Messina”. Corredata da un ricco catalogo, curato da Maria Teresa Rodriquez e patrocinato dagli Ordini dei Medici e dei Farmacisti di Messina e dalla Fondazione “Crimi” di Galati Mamertino, la mostra è unica nel suo genere e vanta antichi e originali reperti riesumati dai Fondi antichi della nostra Biblioteca. Il patrimonio librario di quest’ultima, fondata nel 1738 dal giureconsulto e uomo erudito Giacomo Longo al quale è intitolata, è stata ulteriormente impinguata dai fondi provenienti da enti religiosi disciolti (Collegio Gesuiti, Convento di S. Agostino, Convento di S. Francesco di Paola).

Ben 338 i testi presenti in catalogo, 8 dei quali risalenti al XV secolo, 156 al XVI secolo, un centinaio al XVII secolo e una quarantina al XVIII secolo. Un excursus che attraversa i secoli e documenta come la scienza medica abbia registrato a Messina presenze di assoluto prestigio, primo tra tutti Giovan Filippo Ingrassia, autore delle Constitutiones che regolavano l’esercizio dell’arte medica in Sicilia. Vera e propria “chicca” della mostra il più antico dei reperti esposti, un manoscritto del XII secolo in lingua greca, contenente un frammento del Methodus medendi di Galeno.

I volumi in esposizione (manoscritti e testi a stampa) sono stati ordinati cronologicamente seguendo l’evoluzione storica della medicina, della farmacologia e della botanica farmacologica. Ippocrate, Galeno e Avicenna gli antesignani con pubblicazioni di epoca cinquecentesca, e poi Andrea Vesalio, Giovan Battista Cortesi e Pietro Castelli. Nomi che rappresentano pietre miliari della storia universale medica, le cui teorie e scoperte sono state divulgate nei secoli attraverso edizioni rarissime che testimoniano, tra l’altro, la presenza di una nutrita compagine di scienziati presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia che nel XVII secolo superò quella di Palermo per fama e prestigio. V’insegnarono infatti, tra gli altri, Marcello Malpighi, Camillo Golgi e Pietro Castelli, fondatore, quest’ultimo, dell’Orto Botanico a lui intitolato dopo la sua morte.

La mostra, curata dai funzionari Luigi Sturniolo e Carmen Puglisi che hanno ideato e messo a punto il percorso espositivo, è stata coordinata dalla direttrice della Biblioteca Regionale Tommasa Siragusa. “Questa iniziativa culturale” spiega la dott.ssa Siragusa “può ben dirsi contenga lezioni d’immortalità, poiché attraverso il patrimonio bibliografico dei fondi antichi si è indagato, scavando, per scovare 338 tesori negli ambiti di Medicina, Farmacologia e Botanica applicata, riesumando con ciò un passato che va dal 1497 al 1830 che in questi nostri tempi consumistici – anche culturalmente – rischierebbe di andare perduto. L’antico può invece sopravvivere, in un tempo cairologico ed esserci d’ausilio nella comprensione del presente: recuperando le nostre radici, con l’andirivieni fra i secoli, ci è consentito di acquisire un tempo ritrovato”. La mostra è visitabile fino al 4 ottobre dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e il 5 e il 6 ottobre dalle 17 alle 20.  

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