AlmaLaurea 2020, crescono gli occupati subito dopo la laurea

Per i laureati messinesi dati occupazionali superiori alla media regionale. In aumento anche la popolazione studentesca straniera

Positivi i risultati del rapporto AlmaLaurea 2020 sul profilo e sulla condizione occupazione dei laureati dell’Università  di Messina,  cresce infatti  il dato relativo all’occupabilità degli studenti rispetto al 2019.

Lo studio è stato condotto su un campione di 3901 individui, in crescita di circa il 6% rispetto ai 3869 laureati (dato in crescita rispetto a quello della precedente rilevazione). La distribuzione delle diverse tipologie di corsi di laurea (triennali, magistrali biennali e magistrali a ciclo unico) rimane sostanzialmente invariata, rispetto agli anni predenti.


"Rispetto al 2019, è possibile notare un nuovo sostanziale miglioramento nella capacità dell’Ateneo di attrarre studenti provenienti dall’estero - ha sottolineato il professor Dario Maimone Ansaldo Patti, delegato del rettore ad AlmaLaurea. La popolazione studentesca staniera è  nell’ultima rilevazione pari all 1.3% del totale, in crescita rispetto all’1% del 2019 ed allo 0.8% del 2018. Si noti che la percentuale media siciliana rimane sostanzialmente invariata rispetto al 2019 (0.6%) ed al 2018 (0.5%). Si tratta di un dato importante che evidentemente premia le scelte intraprese dagli Organi di Governo del nostro Ateneo negli ultimi anni, che hanno puntato sul miglioramento dell’offerta formativa, strategia questa che evidentemente viene incontro alle esigenze di studenti provenienti da numerosi paesi stranieri. Si noti, altresì, che il dato dell’Università di Messina si pone in controtendenza rispetto al dato nazionale che ha visto nel 2019 una flessione degli studenti stranieri al 3.1% dal 3.5% dell’anno precedente. Pertanto, l’Ateneo Peloritano, rispetto al contesto regionale, si presenta come una valida scelta per chi intende intraprendere un percorso di studi in Sicilia”.

Provenienza geografica studenti

Per quanto riguarda la provenienza geografica degli studenti messinesi il 21.1% degli iscritti proviene da fuori regione (rispetto al 20.1% del dato nazionale e a solo il 5.1% del dato regionale). Il dato da non sottovalutare è che l’Università di Messina viene da tempo privilegiata dai calabresi.

In calo l’età media dei laureati peloritani, scesa quest’anno a 26.2 anni, rispetto ai 26.5 anni della precedente rilevazione (leggermente al di sopra della media nazionale di 25.8, invariata su base annua, ma questa volta appena sotto la media regionale – 26.3 anni). Aumenta la percentuale dei laureati in corso, superando la meta` degli studenti e collocandosi al 51.9%, anche quest’anno al di sotto della media nazionale, ma anche quest’anno nettamente superiore al dato medio regionale (44.7%).

“Questi dati sono il segno tangibile degli sforzi compiuti negli anni passati dagli Organi di Governo-continua Maimone- che hanno intrapreso un percorso volto a migliore la qualita` dell’offerta formativa ed a fornire un valido e concreto supporto agli studenti nei processi di apprendimento. Il trend in costante miglioramento di tutti gli indicatori precedentemente richiamati, fanno ben sperare affinchè in un futuro prossimo l’Università di Messina possa raggiungere (ed eventualmente migliorare) il dato medio nazionale. Certamente, in ogni caso essa si colloca al di sopra della media regionale, presentandosi come una valida scelta che gli studenti possno fare per investire sul loro futuro”.


Aumentano  seppur di poco i  giudizi positivi espressi dai laureati con riferimento alla loro esperienza a Messina. Ben il 90.1% (rispetto all’88.9% del 2019) degli intervistati è soddisfatto della sua esperienza. Addirittura il 68.3% dichiara che si iscriverebbe nuovamente all’Universita` di Messina. Tutti gli indicatori relativi al grado di soddisfazione degli studenti sono nettamente superiori al dato regionale con la sola eccezione di quello relativo alla valutazione circa l’adeguatezza delle aule (ovvero in generale delle strutture disponibili).

“ E’ bene precisare – sottolinea Maimone-che questo dato certamente non tiene conto degli imponenti investimenti che sono stati effettuati dall’Ateneo e che progressivamente stanno andando ad ammodernare le strutture, che gli studenti quotidianamente frequentano. Non è  irragionevole supporre che nel volgere di qualche anno anche questo dato sarà in linea se non migliore rispetto a quello regionale, premiando così gli sforzi intrapresi per rendere più fruibili ed accoglienti le strutture universitarie”.

Aumenta il tasso occupazionale dei laureati

Ottimo il dato relativo all’employability (occupabilità) degli studenti messinesi. Ancora una volta, i dati sono superiori alla media regionale. Il tasso di occupazione dei laureati triennali è pari al 61%, (dato regionale: 59.0%; dato nazionale: 74%). Coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la laurea sono pari al 74% (dato regionale: 69.1%; dato nazionale: 58.4%). La retribuzione netta mensile appare in linea con il dato regionale e nazionale mentre con soddisfazione si riscontra che il 66.8% dei laureati messinesi ritiene che il proprio percorso di studi abbia facilitato la ricerca di una occupazione. Anche in questo caso il dato è nettamente superiore a quello regionale ed a quello nazionale. E’ vero altresì che una comparazione con la situazone nazionale è difficile, perchè il mercato del lavoro in Sicilia subisce più che in altre realtà forti distorsioni e rigidità che ne impediscono un funzionamento efficiente. A maggior ragione, quindi, il dato messinese appare apprezzabile.

Aumenta sensibilmente, pur mantenendosi al di sotto del dato nazionale, il tasso di occupazione dei laureati magistrali, passati dal 51.9% del 2019 al 54.2% del 2020, con un dato sostanzialmente invariato per quanto riguarda il tasso di occupazione nel medio periodo (5 anni dal conseguimento del titolo). Aumenta anche se non in modo significativo il dato relativo alla retribuzione netta mensile, mantenendosi di poco superiore alla retribuzione media regionale. Anche in questo caso, tuttavia, gli studenti messinesi riconoscono l’importanza del titolo di studio ai fini dell’ingresso nel mondo del lavoro. La percentuale di coloro che dichiarano che la laurea ha giovato nella ricerca di un impiego è pari al 68.3% di circa 3 punti percentuali inferiori al dato nazionale. Anche quest’anno la rilevazione AlmaLaurea evidenzia l’importanza dello studio universitario, rispondendo indirettamente al fenomeno ormai abbastanza comune di studenti che preferiscono trovare una occupazione subito dopo il conseguimento del diploma rispetto ad un percorso universitario. E’ bene allora continuare nell’opera di orientamento in ingresso (oltre che in itinere) in favore degli studenti per far comprendere loro che iscriversi ad un corso universitario è essenzialmente un investimento per il futuro, un investimento che ha una remunerazione superiore a quella media di mercato, ancorchè, sovvertendo i principi tipici dei mercati finanziari, con un rischio (comparato) inferiore. 

“Ed  invero come visto- conclude Maimone- un numero elevato di studenti magistrali riesce a trovare una occupazione entro un anno dalla fine del proprio percorso di studi. Diversamente, è tipico, specialmente per la realtà messinese, che i diplomati si barcamenino tra lavori saltuari e di breve durata prima di raggiungere dopo vari anni una occupazione relativamente stabile”.

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Il rapporto AlmaLaurea 2020  evidenzia che la condizione occupazionale dei messinesi sembra premiare gli sforzi sin qui fatti dagli Organi Accademici per migliore la qualità dei servizi erogati e per fornire percorsi di studi sempre piu` adeguati alla mutevole realtà del mercato del lavoro. Il progressivo miglioramento non è un traguardo ma un continuo stimolo per fare sempre meglio.
 

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