Orti urbani, cinque motivi per farli anche a Messina

Contrastano il degrado, aumentano la partecipazione sociale, recuperano usi e tradizioni, rafforzano il senso di appartenenza e possono diventare progetti didattici. La proposta del consigliere Russo che agevola lo “sviluppo sostenibile”

Una scelta rivoluzionaria che dà un senso a tante parole spesso vuote come sviluppo sostenibile, consapevolezza ambientale, contatto con la natura e via discorrendo.

L’orto urbano è una di quelle “invenzioni” capace di riempiere di contenuti, oltre che di ortaggi, tutte queste parole e nelle città dove ha preso piede è diventato anche un modo per riscoprire legami sociali tra le persone.

Con tutti questi obiettivi, il consigliere di LiberaMe Alessandro Russo ha presentato, come primo firmatario, assieme ai consiglieri Massimo Rizzo, Nello Pergolizzi e Biagio Bonfiglio, una proposta di deliberazione - costituita da un regolamento attuativo - per istituire gli "orti urbani" nella città di Messina.

“La proposta – si legge nella nota del consigliere - è finalizzata a incrementare e sperimentare forme di partecipazione attiva dei cittadini al fine di recuperare attività e usi agricoli tradizionali della nostra comunità, riavviando colture tipiche del territorio messinese e contribuendo, in tal modo, a contrastare le forme di abbandono dei terreni del nostro Comune, che spesso portano a fenomeni di smottamento o pericolo dovuti alla mancata cura della terra, specialmente nei borghi collinari delle zone Nord e Sud della città.  Ulteriore finalità – spiega Russo - è costituita dalla sperimentazione di una forma di partecipazione sociale che, utilizzando la cura del verde e della piccola agricoltura di comunità, torni a rafforzare il senso di appartenenza al territorio, ai suoi usi e alle sue tradizionali forme di organizzazione”.

Senza dimenticare il contrasto al degrado e all'abbandono delle terre incolte, rivitalizzazione dell'agricoltura tipica e riattivazione di un circuito di attaccamento al territorio.

A differenza dei parchi o dei giardini pubblici, gli orti condivisi sono infatti gestiti dagli stessi cittadini, che si riuniscono in un progetto comune per rendere migliore il loro quartiere. Gli orti condivisi nascono dall’idea di un gruppo di cittadini interessati a riqualificare un’area verde dismessa della zona in cui abitano. L’orto in questo caso non rappresenta soltanto un’occasione per coltivare insieme la terra, ma anche un punto di incontro per organizzare dei corsi o per fare giocare i bambini. 

“La proposta – spiega Russo - prevede che i cittadini, singoli o in forme associate, possano chiedere annualmente, dietro approvazione da parte del Comune di un bando pubblico che individua dei terreni comunali abbandonati e non utilizzati, l'assegnazione di particelle di terreno dove poter avviare forme di agricoltura di prossimità. I frutti – conclude il consigliere - potranno essere disponibili sia per l'uso personale o di comunità, che per la destinazione ad attività di volontariato a sostegno degli indigenti, che per finalità di tipo didattico, con la partecipazione delle scuole cittadine”.

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L’orto può arrivare nelle scuole e trasformarsi in un progetto didattico adatto sia ai bambini che frequentano la scuola materna sia ai ragazzi delle superiori. Un progetto che la Scuola elementare di Villa Lina ha portato avanti per anni col nome di Orto in condotta. Esperimento riuscito che merita di essere moltiplicato.

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