Coronavirus, Musumeci pessimista: "Arriveremo alla chiusura totale"

Il governatore si sfoga in Assemblea annunciando deroghe all'ultimo Dpcm del premier Conte. "Il peggio arriverà, ma perchè farlo arrivare prima? Perchè impedire a una famiglia di andare al cinema o a un ristorante di chiudere dopo?"

Tra il pessimismo e la provocazione. Il governatore Nello Musumeci annuncia un quadro a tinte fosche sugli effetti della pandemia da coronavirus. "Sappiamo tutti che prima o poi arriveremo alla chiusura totale. Ho già detto che 'il peggio arriverà, ma perchè farlo arrivare prima? Perchè impedire a una famiglia di andare al cinema o a un ristorante di chiudere dopo?".  Poche parole, ma inequivocabili, quelle usate ieri dal presidente della Regione. Il governatore, all'Ars per illustrare le azioni portate avanti contro la pandemia da Covid non ha usato giri di parole. All'assemblea un crudo realismo:"Fra qualche tempo - ha aggiunto - temo che chiuderemo tutti e Roma ormai non fa molto per nascondere questa triste prospettiva".

Parole che arrivano quando, chilometri di distanza, anche il premier Conte parla dell'ipotesi lockdown annoverandola tra le possibilità e non più, come fatto fino ai giorni scorsi, escludendola categoricamente. "Se rispettiamo le norme abbiamo buone chance di affrontare dicembre con serenità, in caso contrario ci sarà il lockdown in Italia", le parole del premier nel corso della conferenza stampa per presentare il "decreto Ristori".

E se l'ipotesi di una nuova chiusura totale spaventa, il governo regionale prova a prova a prolungare la vita delle attività commerciali nell'Isola. La Giunta lavorerà a un ddl per delle deroghe alle chiusure già stabilite. L'idea è quella di bypassare lo stop delle 18 fissato per bar e ristoranti con l'ultimo Dpcm da Roma. Si pensa a orari più "mediterranei", con ogni probabilità le 20 per i bar e le 22 per i ristoranti. "Se lo ha fatto Bolzano  - ha detto Musumeci - non capisco perchè non farlo per la Sicilia. Mi auguro che su questo tema si possa trovare la condivisione del Parlamento. In Sicilia se entri al ristorante alle 19.30 fanno il Tso. Noi chiedevamo (a Roma ndr) di adattare le norme alle abitudini della nostra terra". 

Davanti alla pioggia di critiche arrivata dalle opposizioni - con Pd e M5S che parlano di "fumo negli occhi dei siciliani" -  Musumeci assicura: "Sul ddl deciderà il Parlamento. Noi siamo mossi solo dal desiderio di vedere ripristinate le prerogative della Regione Siciliana. Nessuna voglia di negare la gravità del momento, stiamo soltanto facendo quello che ha fatto una provincia autonoma del nord su una materia come quella della cultura". Poi però non si sottrae alla polemica e sferra l'attacco: "Qui nessuno pensa di essere statista, le aquile sono volate da un pezzo, sono rimasti i pidocchi. Non ci sono statisti in giro, vedo solo bonsai. Nessuno qui sogna di essere statista e chi in quest'Aula è da più di 20 anni non credo che abbia grandi motivi per farsi ricordare. Lasciateci lavorare e smettetela di fare terrorismo, il momento non lo consente".


 

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