Mercoledì, 17 Luglio 2024
Politica

"Norme per impedire di manifestare contro il Ponte", dal Ddl sicurezza fino a 25 anni di carcere a chi contesta

Mentre Salvini parla di "risultato storico", arriva anche il monito della Cgil sulla "preoccupante concezione di democrazia del Governo"

Fino a 25 anni di carcere a chi contesta “minaccioso o violento” contro le grandi opere infrastrutturali. Fanno discutere gli emendamenti approvati mercoledì al cosiddetto “pacchetto sicurezza“, il ddl approvato a novembre dal Consiglio dei ministri e ora in discussione nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera.

L'allarme era stato già lanciato a maggio con il leader dei Verdi Angelo Bonelli, in comizio a Messina a piazza Cairoli che ha parlato di  "svolta autoritaria e repressiva nei confronti di chi dissente dalle folli politiche di questo governo”. Un tentativo, insomma, di “intimidire la legittima protesta contro il ponte e, se fosse approvato”, colpirebbe “chi, con immagini o atti simbolici, possa minacciare il blocco di opere infrastrutturali”.

Preoccupazioni che si sono materializzate ieri insieme all'approvazione dell'altro emendamento sempre firmato dalla Lega che garantisce il raddoppio delle spese legali (attualmente di 5 mila euro), con un tetto fino a 10 mila euro, per le forze dell'ordine o gli agenti indagati per fatti inerenti al servizio. L'emendamento prevede uno stanziamento di 860 mila euro annui a decorrere dal 2024. A pagare sarà lo Stato. 

E mentre Salvini e parla di "risultato storico", arriva anche il monito della Cgil sulla "preoccupante concezione di democrazia del Governo".

“Poiché tutti iniziano a comprendere che la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non rappresenta una priorità per il nostro Paese, incapace a rispondere ai tanti dubbi che emergono su questa opera la Lega di Salvini, con l’appoggio di tutto il Governo, ha trovato la soluzione: impedire alle persone di manifestare la propria contrarietà. Una concezione della democrazia sempre più preoccupante" spiega il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo commenta l’emendamento al ddl sicurezza approvato oggi dalle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera, che prevede un’aggravante se si manifesta per impedire la realizzazione di un'opera pubblica o di una infrastruttura strategica.

Per quanto riguarda il Ponte, il dirigente sindacale sottolinea che “le incertezze aumentano, manca un progetto definitivo, e i costi rischiano di arrivare a più di 25 mld dai 14 preventivati, tutto questo per un’opera che verrà realizzata senza gara, senza un confronto trasparente e in spregio alle normative europee. Dopo aver piegato la Rai alla narrazione sovranista del governo Meloni si vuole mettere il bavaglio anche a chi vuole esprimere le proprie idee. Un ennesimo segnale della debolezza e del nervosismo di questo esecutivo, che, consapevole degli orrori che compie, si nasconde dietro alla necessità di dare maggiore tutela alle forze dell’ordine. Forze dell’ordine che sanno bene il ruolo fondamentale e il profondo rispetto che chi manifesta, come la Cgil, ha nei loro confronti”.

Per questo “diventa fondamentale opporsi, anche attraverso i referendum sul lavoro proposti dalla Cgil e quello contro lo ‘spacca Italia’ promosso da tanti soggetti democratici. Dobbiamo dare un’unica risposta a chi ha paura della democrazia e dei pluralismi – conclude il segretario confederale – e batterli con tutti gli strumenti che la democrazia mette a disposizione per garantire libertà e dignità ai cittadini e alle cittadine di questo Paese”.

Ma è più estesa la bocciatura che arriva dalle opposizioni. Il ddl sicurezza "è un concentrato di tanti nuovi reati, tante nuove aggravanti e innalzamento delle pene. È una ricetta fallimentare che la destra ripete ogni volta e come sempre non produrrà niente di buono in termini di sicurezza e comprimerà i diritti dei cittadini", ha detto il deputato Pd Federico Gianassi, capogruppo in commissione Giustizia, intervistato da Radio Radicale. 

Per Gianassi si tratta di "una spirale perversa che strumentalizza il codice penale per piegarlo a slogan e demagogia come per le aggravanti connesse alle manifestazioni contro le grandi opere o alle porte del carcere che si aprono per i neonati. Siamo molto preoccupati perché il sistema penale italiano è sotto scacco per le sfide e i veti incrociati dentro ai partiti della maggioranza. È davvero sorprendente che un partito che si definisce garantista e liberale come Fi possa accettare questa deriva e che Fdi, partito di maggioranza relativa, subisca così tanto la pressione della Lega". 

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