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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Elezioni regionali 2022

Regione, partita doppia tra governo e Ars: le grandi manovre dei partiti e i primi nomi

FdI rivendicherebbe almeno tre assessori nella nuova Giunta: tra i papabili Savarino e Aricò, quest'ultimo associato pure alla presidenza del parlamento. Ma salgono le quotazioni di Galvagno. Le ambizioni di Lega ed Fi mentre nel Pd scatta la resa dei conti

Iritardi nell'attribuzione dei 70 seggi dell'Ars, dovuti alla mancanza (ancora) dei dati definitivi di 48 sezioni, stanno condizionando le grandi manovre dei partiti per fornire al neo presidente della Regione Renato Schifani le indicazioni sui nomi da inserire in Giunta. Una partita che s'incrocia, inevitabilmente, quella per i ruoli apicali dell’Ars, a cominciare da chi sarà il successore di Gianfranco Miccichè alla guida del parlamento siciliano.

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Fratelli d'Italia rivendicherebbe almeno tre assessori. Tra i papabili per un posto nel nuovo esecutivo ci sono Giusi Savarino e Alessandro Aricò, il cui nome gira anche per la presidenza dell’Ars. Nomi che si aggiungono a quelli circolati subito dopo le elezioni: da Francesco Scoma (Lega) a Stefania Prestigiacomo (Fi). Se Aricò dovesse andare a occupare lo scranno più alto di Sala d’Ercole, si aprirebbero spazi anche per alcuni non eletti di Fdi come Brigida Alajmo e Francesco Scarpinato.

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Sempre per la successione di Gianfranco Miccichè salgono le quotazioni di Gaetano Galvagno: deputato catanese di Fdi, da molti considerato vicino a Ignazio La Russa. Tra i nomi che circolano per la presidenza dell’Ars ci sono anche quelli dell'autonomista Roberto Di Mauro (Mpa), che ha ricoperto il ruolo di vicario negli ultimi cinque anni, e di un altro meloniano: Giorgio Assenza, che ha guidato l’ufficio di questura.

Forti delle boom di preferenze ottenute, Edy Tamajo (21 mila) e Luca Sammartino (20 mila) ambiscono a ruoli di primo piano; entre Francesco Cascio, quarto nella lista di Forza Italia a Palermo, viene associato alla Sanità; delega che fa gola anche a Gianfranco Miccichè. L'ormai ex predidente dell'Ars lo ha detto già in campagna elettorale. Miccichè, intanto, deve ancora decidere se optare per il seggio al Senato o rimanere all’Ars.

Fonti interne a Forza Italia riferiscono che il leader siciliano "è sotto pressione da parte di chi vorrebbe che lasciasse subito la guida del partito" e che "è adirato per i consensi non soddisfacenti ottenuti a Palermo imputandoli ad alcuni dirigenti che considerava suoi fedelissimi".  

Sul fronte opposto è già scattata la resa dei conti. Il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo non vuole dimettersi, ma nel partito c'è chi - come il consigliere Carmelo Miceli e l'orfiniano Antonio Rubino - vuole la sua testa per il flop di Caterina Chinnici e le scelte dei candidati a Roma e a Palermo. Monta la richiesta di un congresso regionale. "Bisogna analizzarne i motivi della sconfitta, come ha detto il segretario Enrico Letta la strada è quella del congresso", dice il capogruppo uscente del Pd all’Ars Giuseppe Lupo. Fabio Giambrone, per anni braccio destro di Leoluca Orlando, insiste: E' necessario e improcrastinabile aprire immediatamente la stagione congressuale".  

Fonte: Palermotoday.it

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