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Martedì, 6 Dicembre 2022
Politica

"Exit poll farlocchi come i sondaggi", De Luca spiega perché la partita non è chiusa

A pochi minuti dallo spoglio, il leader di Sicilia Vera commenta l'esito delle politiche ma sulle regionali è certo che il dato dei sondaggi è riferito ai voti di lista non ai candidati. Le previsioni

“Gli exit poll per le elezioni regionali siciliane? Sono farlocchi, così come i sondaggi fasulli che hanno avvelenato la campagna elettorale”. E’ ancora sicuro di spuntarla alla presidenza della Regione Cateno De Luca, l’ex sindaco di Messina che i sondaggi a urne chiuse danno come secondo rispetto al candidato del centrodestra Renato Schifani.

“Mi danno 13 punti in meno rispetto a Schifani (con una forchetta che va dal 37 al 41%) – ha detto De Luca – ma questi dati, secondo me, fanno riferimento alle liste, alle coalizioni. Com’è possibile che danno Schifani con un risultato superiore a quello della coalizione? Secondo me questi dati non sono dei presidenti ma fanno riferimento ai voti di lista, alle coalizioni e niente hanno a che fare con il consenso dei candidati. Cinque anni fa per essere Musumeci ha preso 4 punti in meno rispetto alla coalizione, ed era – con tutto il rispetto – Musumeci non è stato Schifani che ha disertato tutte le pazze. Come fa un candidato del genere a prendere gli stessi voti dei partiti che lo sostengono, qua addirittura di più?", chiede De Luca. Che analizza anche alcuni dettagli.

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"Un dettaglio importante, certo non scientifico - fra due ore vedremo l’esito e probabilmente avrò preso una cantonata – è che l’unico candidato che prenderà più voti delle liste che lo sostengono sono io, tutti gli altri prenderanno meno voti rispetto a quelli presi dai loro partiti perché questo è quello che emerge dall’andamento della campagna elettorale. Di Paola non può prendere più voti del partito che lo sostiene, lo stesso vale per Chinnici e Schifani. Numeri alla mano: il centrodestra in Sicilia, come raggruppamento di liste non supererà il 35-37 per cento, Schifani rispetto alla coalizione prenderà almeno 5 punti in meno, quindi è in una forchetta che va dal 30 al 32 per cento. La Chinnici? Anche in base al dato nazionale, la coalizione non può essere oltre il 19 per cento, di conseguenza la Chinnici due o tre punti in meno li prenderà perché io ho so di tanti uomini e donne del Pd che hanno votato me, almeno che non mi abbiano preso in giro. Di Paola come M5Stelle sarà al 17-18 per cento alle regionali ma all’interno dei 5Stelle non è passato in tutti gli ambienti e quindi la capacità di attrarre voti a se rispetto alla lista che lo sostiene mi sembra tecnicamente impossibile: può arrivare al 15 o 16 per cento come candidato presidente. Armao se prende il 3 per cento è già un miracolo. Per farla breve, vi dico che in questo momento ci sono dai dodici ai 15 punti di voto disgiunto".

Risultato: De Luca "rischia" ancora di essere eletto. Ora si attende l'esito "reale" con i risultati dello spoglio. A partire dalle 14.

De Luca ha anche commentato l'esito delle politiche. "Io ho amministrato per quattro anni la mia città, Messina, e quello che abbiamo fatto noi non lo hanno fatto in 40 anni. E non parlo solo dell'azione di sbaraccamento ma di tante azioni straordinarie". Il candidato alla Presidenza si è detto anche "offeso e umiliato" per essere stato definito ieri da Bruno Vespa "un Masaniello". "Lo scorso giugno ha vinto il sindaco Basile, il nostro candidato. E pensate che sono venuti tutti i leader, da Letta a Conte a Meloni, per comiziare contro di me. Il bersaglio ero io. Ma ho vinto ancora", ha detto De Luca che contestava la valutazione di giornalisti che hanno definito "un voto di protesta" quelli che gli sono stati accordati. "Ma io oggi mangio lo stesso, anzi mi sto preparando un gallo bollito, il mio preferito...", dice.

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