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“La firma Meloni-Schifani sui fondi Fsc è bassa campagna elettorale", monta la protesta in vista dell'accordo

A Palazzo dei Normanni conferenza di Pd, M5Stelle e ScN per denunciare "le storture" dell'accordo tra la premier e il presidente della Regione

“La firma Meloni-Schifani sui fondi Fsc è bassa campagna elettorale, sono soldi dei siciliani, tra l'altro ampiamente saccheggiati”. Lo dicono i capigruppo delle opposizioni all'Ars Antonio De Luca (M5S), Michele Catanzaro (Pd) e Ismaele La Vardera (Sud chiama Nord), che domani 27 maggio alle 12 a Palazzo dei Normanni terranno una conferenza stampa per denunciare le storture della firma dell'accordo di programma sui fondi Fsc tra la premier Giorgia Meloni e il presidente della Regione Renato Schifani.

La presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, e Renato Schifani, firmeranno infatti oggi l'accordo per lo sviluppo e la coesione tra il Governo e la Regione Sicilia. L'intesa prevede investimenti finanziati dal Fondo sviluppo e coesione per 5,5 miliardi di euro, "per numerosi ambiti di intervento fondamentali per la qualità dei servizi per cittadini e imprese", ha spiegato Palazzo Chigi attraverso una nota. L'appuntamento è fissato per le 16 al Teatro Massimo.

"Programma che sarebbe dovuto passare al vaglio dell'Ars"

Uno scenario che ha scatenato le critiche dei partiti di opposizione. Vanno giù duri il capogruppo del M5s all'Ars Antonio De Luca e il presidente della commissione Ue di Palazzo dei Normanni Luigi Sunseri. "Lunedì, a quanto pare, la premier Meloni verrà a Palermo per firmare l'accordo di programma per i fondi Fsc. Questa tempistica, a poche settimane dal voto europeo, dopo mesi e mesi di attesa, sa tanto di campagna elettorale, ma la Meloni forse non sa che i siciliani non hanno l'anello al naso e non scambieranno per magnanima concessione ciò che ci spetta di diritto. Questi fondi, peraltro, sono stati ampiamente saccheggiati dal governo Meloni che, con la complicità di Schifani, ha sottratto alla Sicilia ben 2,1 miliardi per destinarli a un ponte che mai sarà realizzato e a due pericolosi inceneritori. Il tutto a discapito di strade, autostrade e di tutte le altre fatiscenti infrastrutture siciliane".

"Tra l'altro - continuano i due parlamentari - prima della firma, l'elenco delle opere del programma Fsc sarebbe dovuto passare al vaglio dell'Ars, come da impegno assunto dal presidente Galvagno, e invece nulla, ancora una volta il Parlamento siciliano è stato bypassato. Evidentemente per Schifani e la Meloni il parlamento e la volontà dei siciliani contano meno di nulla, salvo poi chiedergli i voti per mantenerli sulle loro comode poltrone".

"Indecente giro elettorale"

Dura anche la senatrice del Movimento 5 Stelle, Ketty Damante, componente della commissione Bilancio a Palazzo Madama:  "Indecente è il giro elettorale che sta facendo Giorgia Meloni, con la complicità di Renato Schifani in Sicilia, che spaccia come una gentile concessione i 5 miliardi di Fondo sviluppo e coesione destinati alla nostra regione. La Sicilia è sempre stata una tra le regioni meno sviluppate d'Europa ed è stata Obiettivo 1 e oggi Obiettivo di convergenza. Quindi, ha sempre ricevuto miliardi di fondi della politica di coesione, il problema è stato semmai come sono stati o non sono stati spesi. Schifani pensi piuttosto a impegnare subito e bene questi fondi".

Secondo Damante "la nuova governance proposta dal ministro Fitto è addirittura più stringente per il territorio, considerando che in precedenza si dava spazio alle Regioni di progettare come e dove impiegare tali fondi, oggi, invece, è il governo nazionale che commissaria le Regioni imponendo come spendere tali risorse. In Sicilia, infatti, destineranno un miliardo e 300 milioni di euro per il Ponte sullo Stretto e altri 800 milioni di euro per gli inceneritori. A tal proposito, nel dl Coesione, all’articolo 14, si prevede che, all’interno delle risorse stanziate sui termovalorizzatori, il presidente Schifani può assumere direttamente fino a quattro consulenti. Inoltre, il dl Sud impone alla Regione di programmare e spendere le risorse entro un anno, pena il ritorno a Roma delle somme stanziate. Un’utopia per la nostra Regione che vede il governo Schifani impegnato solo in campagna elettorale e non sul territorio a rispondere alle istanze dei siciliani. Il 27 maggio, al contrario di Schifani, i siciliani hanno ben poco da festeggiare", conclude la senatrice Cinquestelle.

"Un atto dovuto, nessun merito a Schifani"

“Un Teatro per mandare in scena una commedia - è la posizione  del segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo -  La firma dell’accordo che sancisce quali progetti sono finanziati con il Fondo di Coesione è un atto dovuto, in forza della legge 162/2023. Nessun merito quindi a Schifani sulla messa in campo delle risorse che sono destinate per legge alla Sicilia e che anzi hanno subito lo scippo nazionale di quasi 3 miliardi, di cui 1,3 miliardi per un Ponte che gli stessi uffici ministeriali qualificano quale opera non sostenibile ed 800 milioni per i termovalorizzatori imposti ai territori. Una beffa che hanno deciso di mettere in scena a teatro anziché negli uffici di Palazzo d’Orleans, come dovrebbe essere per la firma di un accordo bilaterale tra Stato e Regione. Forse perché in tempi elettorali fa comodo avere un folto pubblico. Pubblico che invero non è stato coinvolto in nessuna delle fasi di costruzione dell’Accordo visto che non vi è stata nessuna preventiva concertazione né dentro il Parlamento siciliano, né con le parti sociali. Praticamente, se la cantano e se la suonano”. 

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