Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica

L'inchiesta sui dati Covid, Musumeci all'Ars: "Da Razza frase infelice ma nessun falso, non mi dimetto"

Subito dopo l'approvazione della Finanziaria, a Sala d'Ercole il confronto-scontro sull'inchiesta della Procura di Trapani. Le opposizioni chiedono al governatore di lasciare l'incarico. La replica: "Solo i vili si dimettono". Parole di stima per l'assessore dimissionario Razza: "Vedo sciacalli ballare sui leoni in difficoltà"

Niente dimissioni. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, lo ha detto chiaramente. Il governatore ha chiarito di non avere alcuna intenzione di fare un passo indietro nel corso del dibattito che si è svolto ieri sera all'Ars sull'inchiesta relativa alla presunta manipolazione dei dati Covid nell'Isola. Subito dopo l'approvazione della Finanziaria, infatti, l'Aula ha affrontato il tema in una seduta diventata rovente.

Tra urla, accuse e controaccuse le opposizioni hanno più volte chiesto a Musumeci di dimettersi. "Solo i vili si dimettono, solo i fuggiaschi si dimettono - le parole del governatore -. Noi abbiamo offerto il cuore oltre l'ostacolo. Non siamo qui per essere iscritti in elenco assieme agli 'altri', ma perchè vogliamo cambiare la Sicilia.Il percorso di rinvicita della Sicilia è ancora lungo e faticoso ma l'abbiamo iniziato".  

All'Ars dibattito sui dati Covid tra tensioni e urla

Nelle parole di Musumeci una difesa del proprio operato, di Razza - che ha lasciato l'incarico di assessore alla Salute perché indagato - ma anche accuse agli oppositori e stilettate a parte della magistratura. "In questi giorni - ha detto - ho visto tanti sciacalli ballare sui leoni in difficoltà: divertitevi, tanto i leoni resteranno leoni e gli sciacalli resteranno sciacalli".

Musumeci parla di Razza come un "ragazzo di 40 anni" che ha dato "la migliore lezione di stile istituzionale". "Questo ragazzo  - ha proseguito intervenendo in favore di quello che è stato certamente uno dei suoi uomini più importanti in Giunta - sta vivendo giornate difficili. Potrebbe capitare a ciascuno di voi - ha aggiunto rivolgendosi ai parlamentari - per una parola mal detta, per aver compiuto un atto senza la dovuta meditazione. Serve prudenza, la gente è disperata e affamata, è facile aizzare le persone per dire di mandare a casa questo governo. Non si risolve niente così perché assieme alla folla che grida c'è un popolo che pensa e ragiona. Il mio dovere è di condurre l'Isola fuori dalla pandemia e vi assicuro che il gesto compiuto da Razza  non è un gesto assai diffuso in Italia. L'ultimo esempio è il presidente della Regione Lazio, che non ha ritenuto di doversi dimettere, e per me ha fatto bene, quando è stato raggiunto da un avviso di garanzia. Non ci si può sentire colpevoli se si è raggiunti da un avviso di garanzia in uno Stato di diritto".

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Musumeci è anche tornato sul tema "intercettazioni". Sulle frasi che inchioderebbero Razza. "La frase 'spalmiamo i morti" - ha ammesso - è stata assolutamente infelice, anche se si utilizza nel gergo abituale tra colleghi. Può suscitare giustamente indignazione: se si fosse detto distribuiamola o accreditiamola, forse avrebbe suscitato meno reazione. Quel termine si riferiva al fatto che quei dati erano arrivati dalle strutture con cinque giorni di ritardo, quindi non avrebbe avuto senso caricarli tutti in un solo giorno perché quello sì sarebbe stato un falso". 

Secondo l'accusa poi le azioni di Razza e degli altri indagati sarebbero state guidate dalla ricerca del consenso per evitare misure impopolari come la "zona rossa". "Noi abbiamo improntato la nostra condotta a misure costanti restrittive. Cercavo il consenso? - ha ribadito Musumeci - Ho il dovere di dire che il mio governo è stato accusato di avere applicato in questi mesi eccessive restrizioni. Non abbiamo mai tralasciato una sola iniziativa per contenere la pandemia. Chi è stato sfiorato dal morbo della morte sulla propria pelle sa cosa significa evitare o scongiurare la morte". 

“Quello che è accaduto in questi tre giorni - ha proseguito Musumeci - è noto, credo che sia anche noto il silenzio con il quale ho caratterizzato le mie giornate di impegno qui insieme ai colleghi della Giunta (è stato Musumeci a chiedere di rinvare il dibattito a dopo l'approvazione della Finanziaria ndr) perché ritenevo doveroso per rispetto nei confronti della magistratura evitare ogni esternazione che potesse determinare una sbavatura o una frase sopra le righe o peggio ancora una parola destinata ad alimentare speculazioni politiche".

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Poi l'autodifesa. "In questi tre anni - ha ricordato - non sono mancati in quest'Aula i processi imbastiti contro un presidente che ha tanti difetti, tanti limiti caratteriali che può apparire ad alcuni simpatico, a tanti altri antipatico ma che ha il merito di essere una persona perbene. Lo so, non basta esserlo per guidare questa regione, che è la più complessa tra le regioni italiane. Se all'onestà, credo che sia un dato incontrovertibile almeno agli atti giudiziari e sino a prova contraria - ha aggiunto -, si accompagna l'efficienza di un governo che ha speso oltre 4 miliardi di euro in tre anni e mezzo e ha cercato di mettere le carte in regola in strutture dove mancavano persino le carte, credo che un pizzico di rispetto debba meritarlo. Non mi aspetto apprezzamenti dall'avversario politico ma rispetto sì. Altrimenti la politica diventa barbarie".  

"Non ho nulla da relazionare - ha proseguito - su una vicenda giudiziaria che ancora rimane, o dovrebbe rimanere, nel riserbo degli inquirenti. I fatti politici assumono una dimensione amara, quella di un processo che si è celebrato sul web, nei luoghi pubblici, nei capannelli, nelle strade perché è ormai abitudine di una certa politica siciliana, la peggiore e la più volgare, quella di dovere cogliere le occasioni dei fatti giudiziari per imbastire processi sommari ed emettere sentenze di condanna".  

Non sono mancate le frecciatine a chi indossa la toga. "Ai magistrati che si occupano di questa indagine dico: 'Serve più sobrietà, meno vetrine, meno interviste. Un magistrato nella fase iniziale delle indagini deve avvertire la necessità di evitare sovraesposizioni mediatiche. Se fossi avvocato direi che non si indaga per sapere se c'è una notizia di reato ma perché c'è una notizia di reato - ha aggiunto -. Un magistrato deve muoversi se c'è notizia di reato non perché ci sia un sospetto e non deve esprimere valutazione di carattere morale o etico su una persona che ricopre una carica pubblica. Non può essere maestro di etica".

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