Laccoto subentra a De Domenico all'Ars, il tribunale di Palermo dà ragione al sindaco di Brolo

La corrente accademica del Pd perde il deputato in carica che doveva dimettersi sei mesi prima delle elezioni del 2017 dalla direzione generale dell'Università. Il commento del primo cittadino, la Consulta a giugno aveva dichiarato ammissibili i ricorsi.

Pippo Laccoto e Franco De Domenico

Giuseppe Laccoto, attuale sindaco di Brolo, siederà anche all'assemblea regionale. Il tribunale di Palermo ha infatti dichiarato ineleggibile Franco De Domenico facendo decadere dalla carica quest'ultimo dopo le elezioni del 2017.

La questione è legata all'incompatibilità di De Domenico che si sarebbe dovuto dimettere sei mesi prima dalla direzione generale dell'Università di Messina per poter partecipare alle consultazioni regionali. Laccoto aveva annunciato ricorso. La Corte Costituzionale aveva  dichiarato ammissibile la richiesta del primo cittadino di Brolo trasferendo ogni decisione al tribunale di Palermo che adesso ha reso noto il provvedimento. La corrente accademica del Pd perde il deputato regionale riferimento del parlamentare ed ex rettore Pietro Navarra.

La Corte Costituzionale aveva dichiarato manifestamente inammissibile  la questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1-bis, della Legge regionale siciliana 20 marzo 1951, n.29 sollevata dal Tribunale di Palermo. Una decisione che nel giugno scorso confermava di fatto l'ineleggibilità di Franco De Domenico, eletto all'Ars nelle liste del Pd. Contro l'elezione di De Domenico fecero ricorso gli aspiranti deputati Giuseppe Pietro Catanese, Paola Iacopino Paola, Giuseppe Ruffino e Laccoto. 

Laccoto contro De Domenico, la Consulta dà ragione al sindaco di Brolo 

La sentenza del tribunale di Palermo è esecutiva. Laccoto, che potrà mantenere la carica di sindaco di Brolo, raggiunto telefonicamente afferma: "Nonostante l'iter tortuoso di queste procedure ho sempre creduto che la Giustizia avrebbe sancito il principio che un direttore generale di Università non possa candidarsi senza le dimissioni sei mesi prima delle consultazioni, la legge regionale prevede questo e già la Corte Costituzionale aveva dichiarato legittima la norma siciliana, adesso da parlamentare avrò la possibilità di impegnarmi ancora di più per il territorio che rappresento". 

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