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Ponte, Di Battista: “Io non cambio idea”. I consiglieri 5stelle: “Città nel caos, opera affronto all'intelligenza”

Si spacca il Movimento dopo le dichiarazioni di Cancelleri e della Raffa improvvisamente possibilisti sulla realizzazione dell'infrastruttura. Il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli chiama in causa Beppe Grillo

Si spacca il M5Stelle dopo le dichiarazioni del sottosegretario Giancarlo Cancelleri improvvisamente possibilista sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto e della deputata Angela Raffa.

Mentre  il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli chiama in causa direttamente Beppe Grillo (“come puoi consentire che il M5S cambi idea in questo modo quando, nel 2012, proprio tu attraversasti lo Stretto di Messina a nuoto per ribadire la tua contrarietà al ponte e aprire la campagna elettorale dello stesso Cancelleri?”) Alessandro Di Battista con un post su Facebook apre aprire le danze delle contestazioni. "Sebbene nell'era del 'governo di tutti' non cambiare opinione pare essere una pratica infantile, ingenua, da coglioni insomma, volevo dirvi che riguardo al Ponte sullo Stretto non ho cambiato idea. Mi indigna solo il fatto che si parli più di tale opera che della revoca delle concessioni autostradali (sembra che la parola 'revoca' sia stata bandita dal vocabolario degli esponenti del M5S), della bonifica/riconversione dell'Ilva o delle migliaia di piccole opere che salvano vite, creano posti di lavoro e rilanciano sì l'economia. Quella vera, non quella 'sommersa' che arricchisce quei boss primi sponsor del Ponte di Messina. Tuttavia sarebbe riduttivo parlare solo di possibili infiltrazioni criminali. Il tema qui è più ampio e investe l'idea stessa di società che vogliamo. L'idea di mobilità, di urbanistica, di lavoro, di sviluppo".

Il “guerrigliero” dei 5Stelle è tornato sui temi cari dei no pontisti inserendo l’infrastruttura fra le “grandi opere portatrici di consenso elettorale e sprechi contro piccole opere sinonimo di benessere e qualità della vita ".

"Per l'establishment, - aggiunge Di Battista - il quale si arricchisce molto più con le inaugurazioni che con la messa in sicurezza, chi ricorda lo stato comatoso in cui vertono strade e autostrade, è uno stolto. Chi osa menzionare il fatto che - per esempio - per andare in treno da Palermo a Trapani (107 km) ci vogliono 4 ore e 23 minuti, viene tacciato di populismo. Chi crede che il futuro debba essere il ripopolamento delle aree interne con conseguenti finanziamenti di opere per rendere fruibili, vivibili e godibili tali aree viene considerato un povero nostalgico". "Più ascolto politici parlare del Ponte sullo Stretto - afferma - e più penso che la pandemia non ci abbia insegnato nulla e che, nonostante la retorica, non andrà affatto tutto bene. La pandemia avrebbe dovuto insegnarci che l'attuale modello economico non è più sostenibile ".

"Si tratta - scrive Di Battista - di decidere quale società costruire. Una società che si basa sulla redistribuzione o una che prosegue la strada dell'accentramento. Una società che mette al primo posto manutenzione, sicurezza, infrastrutture diffuse, cultura, ambiente e qualità di vita, o una che a chiacchiere parla di transizione ecologica ma in realtà sogna piloni di calcestruzzo alti più della Torre Eiffel". "Non si tratta - conclude - solo di soldi. Si tratta di politica. Si tratta di vita. Non vi è alcuna opera pubblica che sia maggiormente legata al concetto di redistribuzione della manutenzione/ammodernamento dell'esistente. E questo vale anche per lo stretto di Messina. Punto".

Una analisi che trova in parte d’accordo anche i consiglieri comunali del M5Stelle che ribadiscono un secco no all’opera “perché le priorità sono altre”. “In questo momento – scrivono –è un affronto all’intelligenza dei messinesi parlare di Ponte. Da settimane ormai la città è in preda al caos, fra file interminabili, continui incidenti, disagi, lavori infiniti e gallerie che aprono e chiudono un mese sì e l’altro pure. Il nostro – spiegano – non è in alcun modo un “no” ideologico. Riteniamo al contrario che sia necessario pensare a un collegamento stabile fra le due sponde, valutando in maniera certosina tutte le possibili varianti: l’impatto ambientale, il rischio sismico, il rapporto costi-benefici, le opere compensative (di cui stranamente non si parla) e soprattutto le conseguenze dirette e indirette su Messina, scongiurando a monte la prospettiva che possa diventare prima una “città-cantiere” e poi una “città-svincolo”. Tuttavia, come abbiamo sempre sostenuto,  al momento le priorità della città e della regione sono ben altre. Parliamo di servizi essenziali, collegamenti ferroviari, strade che non ci facciano vergognare, ospedali, scuole, decoro e
civiltà: elementi basilari per una società civile che ancora oggi, nel 2021, siano costretti ad elemosinare in attesa di un’opera faraonica che non si sa nemmeno se verrà realizzata, in che tempi e con che modalità. Nel caso in cui - anche questa volta – non si farà un bel niente come giustificheremo ai nostri figli questa eterna attesa di Godot?».

“Da più fronti – proseguono - il Ponte viene visto come una panacea per tutti i mali, come se il disastro politico, sociale e culturale che abbiamo ereditato negli ultimi decenni fosse da imputare esclusivamente alla sua assenza. I giovani vanno via per altri motivi, e continueranno ad andarsene via se non si porranno le basi per una città al passo con i tempi: moderna, inclusiva e green, con le stesse prospettive di lavoro e di crescita che offrono altre realtà”.

«Il nostro auspicio – concludono – è che si arrivi al più presto a una risoluzione, senza più chiacchiere e proclami: se il Governo è intenzionato davvero a realizzare il Ponte, si occupi prima di tutte le opere prioritarie, che sono indispensabili nell'immediato. Se invece – nuovamente – l’ipotesi resterà in un casetto, nessuno si permetta di avanzare più scuse per la mancata messa in sicurezza e tutela del territorio, rimandando il tutto a quando tornerà nuovamente in auge l'argomento».

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