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VIDEO | Sud, De Luca a Carfagna: “Non rinunceremo al Ponte”. Musumeci: “Urgente Tavolo per il Sud”

Il presidente della Regione Siciliana e il sindaco di Messina partecipano da remoto, alla conferenza sui temi del Mezzogiorno organizzata dal ministro per il Sud. Sotto la lente la destinazione dei fondi del Recovery Plan e carenza di infrastrutture

 

“Le parla un sindaco che non ama le lamentazioni”, ha esordito così il sindaco di Messina Cateno De Luca che ha partecipato stamattina, da remoto, alla conferenza sui temi del Mezzogiorno organizzata dal ministro per il Sud, Mara Carfagna. Tema dell'incontro: “Sud, progetti per ripartire”.

De Luca si è soffermato sul piano di investimenti previsti in città, con progetti cantierabili per oltre due miliardi di euro. Un excursus che si è concluso ricordando i due temi diventati ormai cavallo di battaglia in questi ultimi giorni.

Il primo riguarda la “diffida” nei confronti del piano nazionale di ripresa e resilienza “redatto in palese violazione delle norme”  in quanto per ripartire le risorse il governo aveva utilizzato unicamente il parametro della popolazione assegnando alle regioni del Sud solo la quota del 34 per cento, senza tenere conto dei due parametri che l'Europa ha adottato nella suddivisioni del Recovery fund verso gli Stati membri, vale a dire pil pro capite e tasso medio di disoccupazione. “Una indebita sottrazione di risorse per il Sud”, secondo il sindaco che vanifica la possibilità di sostenere investimenti pubblici che si collegano a quelli nazionali ed europei.

Il secondo tema riguarda la possibilità - già chiesto con una nota - di chiedere alla Comunità europea di estendere al 2030 i vincoli di pagamenti per le opere che presentino comprovate caratteristiche strategiche. Il riferimento chiaro è al Ponte di Messina “a cui non siamo disponibili a rinunciare”, ha chiuso De Luca. 

Un tema quello del ponte che tiene banco anche nelle dichiarazioni del sindaco di Palermo e del presidente della Regione Nello Musumeci. "Non mi impicco al tema del ponte sullo stretto di Messina - ha detto Orlando - ma difendo la causa dei messinesi e dei calabresi per l'alta velocità. Il Ponte lo si faccia quando si vuole, ma intanto è possibile avere l'alta velocita' tra Reggio Calabria e Roma e tra Messina e Palermo?". 

«Se vogliamo recuperare il Mezzogiorno, a Roma e a Bruxelles devono convincersi che la questione è nazionale ed europea»,  è la posizione del governatore. «Serve urgentemente un Tavolo sul futuro del Sud, e noi siamo pronti a farne parte per affrontare urgentemente questi temi, compresa la destinazione dei fondi del Recovery Plan dei quali non abbiamo notizia perché pare sia stato tutto deciso nei palazzi romani. E non è certo questa la soluzione».  

«Smettiamola - ha aggiunto il Governatore siciliano - con il luogo comune della problematica sulla legalità nel Sud. Andava bene dieci o venti anni fa. Oggi il fattore criminalità, che c'è ed è presente, non può essere più considerato una diseconomia se paragonato alla paurosa carenza di infrastrutture e alle procedure burocratiche che da Bruxelles, e a Roma, non sembrano concepite per accelerare la spesa pubblica ma quasi per frenarla. Come si può parlare di alta velocità se bisogna far fermare i treni veloci a Reggio Calabria, fare scendere i passeggeri e farli salire su un traghetto? Ancora si discute su “ponte sì o ponte no”: il ponte per i siciliani e per i calabresi è forse un capriccio? O, invece, una necessità fin troppo evidente? In altre parti del mondo - ha continuato Musumeci - un ponte si fa in due anni e qui, invece, se ne parla da cento. Per realizzare un’opera pubblica in Sicilia sono necessari 5,2 anni, quando ne basterebbero uno o due. Perciò serve una sburocratizzazione delle procedure: il Ponte Morandi di Genova diventi un metodo da esportare nelle Regioni del Sud. Dateci gli strumenti, diteci qual è la prospettiva euromediterranea della Sicilia, o se dobbiamo continuare solo a salutare le navi che passano da Suez senza fermarsi nei nostri porti. Non è possibile – ha concluso il Governatore - che i siciliani debbano pagare 600 o 700 euro il biglietto aereo per recarsi a Milano. Il Sud non vuole, e non può più, essere considerato una zavorra».

"È stato imbarazzante l'intervento del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci all'incontro di oggi con i presidenti delle regioni meridionali, promosso dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, e con la partecipazione del presidente del Consiglio Mario Draghi, per discutere degli investimenti da fare con i fondi del Recovery Fund nel Mezzogiorno". Lo afferma il segretario siciliano di Articolo Uno Pippo Zappulla. "A dispetto del titolo dell'incontro, 'Sud - Progetti per ripartire' - rileva Zappulla - Musumeci non ha trovato niente di meglio che rispolverare il vecchio e trito meridionalismo piagnone, con la solita sfilza di accuse al governo nazionale e alla burocrazia statale, perdendo l'occasione di indicare idee e priorita'. Ha saputo solo evocare il ponte sullo Stretto di Messina, che e' il solito modo di mandare il pallone in tribuna e buttarla in caciara. E dopo aver mostrato una desolante poverta' di idee, Musumeci ha chiesto di poter gestire 10 miliardi di euro, ma, sia chiaro, da utilizzare senza regole e controlli. La nostra speranza - conclude il segretario di Articolo Uno - e' che il ministro Carfagna non pensi che Musumeci rappresenti la capacita' della nostra regione di pensare al futuro. Per quanto riguarda noi di Articolo Uno Sicilia, abbiamo predisposto un documento in cui sono elencate le priorita' per il rilancio dell'economia dell'Isola con i fondi del Recovery Fund e sara' nostra premura portarlo alla sua conoscenza".

Ma sull'intervendo di Musumeci è duro il commento del segretario siciliano di Articolo Uno Pippo Zappulla. “E' stato imbarazzante. A dispetto del titolo dell'incontro, 'Sud - Progetti per ripartire' - rileva Zappulla - Musumeci non ha trovato niente di meglio che rispolverare il vecchio e trito meridionalismo piagnone, con la solita sfilza di accuse al governo nazionale e alla burocrazia statale, perdendo l'occasione di indicare idee e prioritè. Ha saputo solo evocare il ponte sullo Stretto di Messina, che è il solito modo di mandare il pallone in tribuna e buttarla in caciara".

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