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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Politica

Scontro sui precari Covid, c'è un caso Messina: all'Ars maggioranza a rischio

La protesta dei Comitato e l'attacco partito con una documento dei deputati azzurri: "Buco da 400 milioni per la gestione della pandemia in Sicilia, impossibile stabilizzarli". La replica dei meloniani: "Tema politico serio di cui discutere"

Da una parte i disagi per le carenze di personale dall'altra i precari dell'emergenza Covid mandati a casa. E' il paradosso messo in evidenza dal comitato dei lavoratori Covid di Messina che con una nota tornano a contestare i provvedimenti dell'Asp e e dichiarazioni del commissario Bernardo Alagna.

"Leggiamo su organi di stampa come i cittadini siano costretti a disagi particolarmente importanti nell’utilizzo di servizi come quelli in Via del Vespro, problemi che il direttore Alagna liquida come “problemi di mancanza di personale - scrivono in una nota -  Il fatto ovviamente non può che risultare inaccettabile a chi è stato appena mandato a casa per “dichiarata inutilità”. A ben vedere, però, questa condotta non ci sorprende. Infatti, non possiamo dimenticare come lo stesso direttore Alagna avesse dichiarato che “tutto il comparto covid” fosse “necessario” lasciando intendere che avrebbe trovato adeguato impiego nelle tante maglie dell’azienda che richiedevano tale rinforzo. Solo pochi giorni dopo, lo stesso direttore, però, si rimangiava quanto dichiarato pubblicamente e liquidava quasi tutte le categorie aprendo a livello regionale il cosiddetto caso Messina”.

Ma al di là del caso Messina la questione dei precari Covid è una spina nel fianco in tutta la Regione e apre una crepa anche nella maggioranza che sostiene il governo regionale guidato da Renato Schifani. Lo scontro interno al centrodestra si consuma sulla scelta di rinnovi parziali e selettivi per i loro contratti. L’attacco nel quale si parla di "rischio per la tenuta della maggioranza", è partito ieri pomeriggio con una documento dei deputati di Forza Italia.

Fi: "Buco da 400 milioni, impossibile stabilizzarli"

"Mentre l’ex dirigente del Dipartimento regionale per la Pianificazione strategica dell’assessorato per la Salute, in una nota scritta prima di lasciare l’incarico, prevede un buco da circa 400 milioni di euro nel 2023 per la gestione dell’emergenza Covid da parte del precedente governo regionale, riteniamo sia inopportuno continuare ad alimentare le speranze del personale precario promettendo proroghe e stabilizzazioni anche di amministrativi e tecnici”.

La replica di Fdi: "Maggioranza a rischio"

"Fratelli d’Italia con coerenza riteneva e ritiene che i tanti lavoratori precari assunti in piena pandemia, permettendo al sistema sanitario di reggere nonostante i tanti vuoti in organico, meritino una possibile stabilizzazione, così come gli altri precari su cui ci siamo spesi e continueremo a lavorare. Abbiamo seguito questa nostra linea politica sia a Palermo che a Roma, dove i nostri parlamentari sono riusciti ad approvare una norma che gli dia prospettiva", affermano dal gruppo dei meloniani all’Ars.

"Quello che ci dispiace - aggiungono - è che la presentazione di una risoluzione in coerenza con le nostre battaglie di partito, rischia di compromettere la tenuta della maggioranza come sostenuto dai deputati di Forza Italia. Se così fosse rappresenterebbe questo un tema politico serio di cui discutere".

Miccichè: "Atteggiamento fariseo di alcuni deputati"

Sul tema era già arrivata una bordata di Gianfranco Miccichè notoriamente non in linea col resto di Forza Italia: "Questo atteggiamento fariseo di alcuni deputati nella questione dei precari covid non è certamente la posizione di Forza Italia. Se invece di accettare l’elemosina di 200 milioni di euro sugli otto miliardi che spettavano alla Sicilia, si fosse fatta una vera trattativa, adesso ci sarebbero i fondi per risolvere la questione. A questo punto trovi il governo la soluzione” scrive in una nota Miccichè.

Il "caso Messina"

Intanto in città la situazione è ancora più complicata per i lavoratori assunti durante l'emergenza. Il comitato ne ricorda le tappe dove, a fronte, infatti, di un rinnovo al 28 febbraio faticosamente ottenuto in Sicilia, solo l’Asp di Messina decideva di mandarli a casa.

"Per dovere di cronaca ricordiamo delle date importanti - scrive il comitato dei lavoratori Covid di Messina -  Il 15 Gennaio: vengono cessati i contratti di quasi 200 lavoratori Covid tra cui gli “assistenti amministrativi” che poi, alcuni giorni dopo, l'Asp di Messina delibera l'assunzione di "7 Assistenti Amministrativi" perché risultavano 13 posti vacanti. - Il 3 febbraio: vengono cessati tutti i contratti in essere del comparto Covid, tra cui quelli degli "Informatici", anche se "ritenuti indispensabili" sempre dall'Asp  in Commissione Sanità il 16 gennaio. - Nuovamente il 3 febbraio: data della delibera che esternalizza il lavoro svolto dagli informatici del comparto Covid ad una ditta esterna pagando quasi 100mila euro”. A questo punto è lecito chiedersi: se non conta il governo nazionale e regionale su cosa si basa l’indirizzo aziendale? Chi lo ispira? Ma soprattutto, come si può dichiarare “tutto e il contrario di tutto” nel breve spazio di qualche settimana senza che nessuno della cosiddetta “politica che conta” alzi la testa per restituire un po’ di dignità (quella minima indispensabile), alla programmazione dei servizi territoriali in un contesto tanto importante come quello sanitario? Perché, per tutte le categorie, l’ingresso e la stabilizzazione passano “in automatico” mentre per le posizioni tecniche e amministrative si parla sempre di selezioni? Chi seleziona chi?  E perché sempre due pesi e due misure?".

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