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Venerdì, 1 Luglio 2022
Politica

Campagna elettorale, tempo di promesse. Principato: "Farò restituire a Messina la lettera più antica d'Europa"

L'architetto candidato a sostegno di Federico Basile apre il contenzioso con l'archivio di Stato di Palermo. Al settimo punto del suo programma elettorale la missiva della contessa Adelasia "provvisoriamente" nel capoluogo da due secoli

Le promesse elettorali caratterizzano tutte le campagne politiche. C’è chi si improvvisa economista e trova il modo di risolvere i problemi della disoccupazione, chi si spinge a toccare anche il tema della salute, chi con la forza del pensiero ha già otturato tutte le buche delle strade o trovato case per i senzatetto.

Un classico, insomma, un modo per accaparrarsi il voto di quei cittadini sensibili al fascino delle “grandi sparate”.

E, certo, non basterà il responso delle urne, occorrerà andare oltre per capire se si tratta dei consueti espedienti per scardinare il portone d’ingresso alla stanza del potere oppure se c’è una vera intenzione di servizio, se dietro alle parole vuote della politica ci sono idee e un metodo di lavoro per uscire dal pantano. Vedremo e vigileremo.

Di sicuro fra le promesse elettorali ce n’è una davvero originale. E’ quella dell’architetto Nino Principato, già componente componente del Cda del Teatro di Messina, che ha deciso di intestarsi la battaglia per fare restituire alla città di Messina la più antica lettera d’Europa, quella scritta dalla contessa Adelasia a Messina il 6 marzo 1109 e conservata all’archivio storico di Palermo dove si conservano (“indebitamente”, assicura) alcuni Tabulari monastici di provenienza messinese finiti a Palermo “provvisoriamente” alla fine dell’Ottocento, quando all’epoca della soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose (le cosiddette “leggi eversive”) lo Stato italiano incamerava i beni ecclesiastici e destinava conventi e monasteri ad usi pubblici.

Nino Principato, candidato al consiglio comunale a sostegno di Federico Basile, promette di aprire il contenzioso con la città di Palermo e mette al settimo punto del suo programma la restituzione della lettera alla città.

Secondo l’appassionato storico, a Palermo ci sono ben 2241 pergamene appartenenti ai Tabulari dei monasteri di San Filippo di Fragalà a Frazzanò, Santa Maria Maddalena di Valle Giosafat e Santa Maria di Malfinò a Messina. Di quest’ultimo monastero, il Tabulario studiato e trascritto da Diego Ciccarelli comprende 952 preziosissime pergamene che vanno dal 1093 al 1337.

“Alla base di questo provvisorio trasferimento – scrive - sta una polemica che oppose la Soprintendenza archivistica della Sicilia e la città di Messina. Nel 1893, il Soprintendente archivistico per la Sicilia Giuseppe Silvestri spiegava i motivi per cui i Tabulari furono trasferiti a Palermo: nel 1877 le pergamene erano state depositate all’Intendenza di Finanza di Messina e il cavaliere Tito Carpi, sollecitato dal Soprintendente dei Musei e dei Monumenti di Palermo Antonio Salinas, che sarà poi inviato a Messina subito dopo il terremoto del 1908 per organizzare le operazioni di recupero del patrimonio storico-artistico della città, ottenne di poter consegnare, a nome dell’Intendenza di Finanza, le due migliaia di pergamene ripartite in nove volumi all’Archivio di Stato di Palermo. Proseguì ancora il braccio di ferro tra Messina e Palermo per il possesso dei documenti: Romeo Pavone, per conto di Messina, lanciava l’accusa di “zarismo”, mentre il Soprintendente Silvestri denunciava “un delirio di municipalismo”. Il risultato, a tutt’oggi, fu che le 2241 pergamene di proprietà della città di Messina sono rimaste a Palermo, anche quando il suo Archivio di Stato cessò di svolgere le funzioni di Soprintendenza archivistica per la Sicilia”.

Ma il documento che sta a cuore all’architetto Principato è la lettera scritta a Messina dalla contessa Adelasia del Monferrato, vedova del normanno Gran Conte Ruggero, il 6 marzo 1109. “La rarissima missiva – spiega - scritta secondo l’usanza del tempo nelle due lingue greca ed araba, su carta bambagina araba con inchiostro nero e recante i segni di un sigillo in cera rossa, rappresenta il documento cartaceo più antico d’Europa!”.

“Nella lettera diretta ai càidi (funzionari di Palazzo e i membri della curia regia che di norma erano musulmani o convertiti al Cristianesimo di provenienza islamica) di Castrogiovanni (Enna) per la protezione dei monaci del monastero di S. Filippo di Fragalà a Frazzanò, Adelasia scriveva, in arabo: “Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso./Questo è un mandato da parte della gran dama, la sovrana di Sicilia e Calabria, difenditrice della Fede Cristiana Adelaide./Il nostro ordine è dato a tutti coloro che leggono, o a cui sarà letto, questo nostro documento, tra i governatori e i càidi al nostro servizio, e tra coloro che sono investiti per nostra autorità,/oggi e in futuro in Castrogiovanni fino a quando sarà desiderato [in riguardo ai monaci] che risiedono nel monastero di San Filippo, che è in Demenna, nella valle di San Marco/[...mezza riga mancante...] loro/e di essere loro leali, e di dare loro, e proteggerli/[...una riga mancante...]./Il nostro mandato fu promulgato il sesto giorno di marzo [...] il nostro ben noto sigillo cereo [...]./[Firma greca] Contessa Adelaide”.

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